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Erdogan tra grano e armi: così studia da mediatore per il conflitto nel Donbass

Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan (reuters)
Il leader turco si destreggia per ritagliarsi un ruolo tra Occidente e Mosca. Eppure, prima della guerra, la crisi economica e il dossier dei diritti lo avevano messo all'angolo. E il prossimo maggio lo aspettano le elezioni
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La guerra in Ucraina che ha scombussolato l’economia del mondo e acceso nuove tensioni tra le potenze globali si è rivelata una occasione per Erdogan.

Quando è iniziata l’invasione russa, il presidente turco era al minimo storico dei suoi consensi, pressato da una profonda crisi economica interna e in conflitto con Europa e Stati Uniti per le sue ambizioni espansionistiche nel Mediterraneo. Ma è riuscito a ritagliarsi il ruolo di unico mediatore tra Mosca e Kiev sbloccando le esportazioni di grano e favorendo diversi scambi di prigionieri.

E lo ha fatto continuando a vendere armi a Zelensky, i droni Bayraktar che per molti mesi sono stati il simbolo della resistenza ucraina, ma rifiutandosi di applicare sanzioni contro la Russia, scelta che ha rafforzato gli scambi commerciali tra Mosca e Ankara.

La Turchia è diventato uno dei primi Paesi rifugio per molti russi contrari alla guerra e allo stesso tempo un bacino privilegiato per gli inv…

La guerra in Ucraina che ha scombussolato l’economia del mondo e acceso nuove tensioni tra le potenze globali si è rivelata una occasione per Erdogan.

Quando è iniziata l’invasione russa, il presidente turco era al minimo storico dei suoi consensi, pressato da una profonda crisi economica interna e in conflitto con Europa e Stati Uniti per le sue ambizioni espansionistiche nel Mediterraneo. Ma è riuscito a ritagliarsi il ruolo di unico mediatore tra Mosca e Kiev sbloccando le esportazioni di grano e favorendo diversi scambi di prigionieri.

E lo ha fatto continuando a vendere armi a Zelensky, i droni Bayraktar che per molti mesi sono stati il simbolo della resistenza ucraina, ma rifiutandosi di applicare sanzioni contro la Russia, scelta che ha rafforzato gli scambi commerciali tra Mosca e Ankara.

La Turchia è diventato uno dei primi Paesi rifugio per molti russi contrari alla guerra e allo stesso tempo un bacino privilegiato per gli investimenti di Mosca.

L’Occidente ora considera Erdogan un attore indispensabile nella gestione del conflitto al punto che gli americani gli offrono gli F-16, a lungo negati, nella speranza che rimuova il veto posto all’ingresso della Svezia e della Finlandia nella Nato se non asseconderanno le sue richieste sui curdi.

A maggio in Turchia ci saranno le elezioni: Erdogan è risalito nei consensi proprio grazie alla gestione del dossier Ucraina, e potrebbe rivincere, dopo 20 anni al potere. Ma l’opposizione è forte, la crisi interna morde e il terremoto ha mostrato falle e contraddizioni del suo sistema. La partita è aperta.