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Zelensky e le prime 24 ore di guerra. Così è cambiata la Storia

Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky il 24 febbraio 2022 (afp)
Alle 4.30 del 24 febbraio 2022 il presidente Zelensky viene svegliato di soprassalto: Putin ha invaso l’Ucraina. Una colonna di blindati lunga 60 chilometri cala da nord mentre 56 caccia russi bombardano a tappeto. La scelta è se fuggire all’estero, come gli propongono Johnson e Biden, o restare a difendere il Paese. E lui resta
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Non è un giorno da cravatta. Davanti allo specchio, il presidente dell'Ucraina aggiusta il colletto della camicia bianca e si infila una giacca grigia. Si è rasato in fretta, non ha il tempo di fare la solita colazione con le uova. Riflesso nel vetro osserva il volto di un uomo stanco. Ha potuto riposare solo un paio d'ore, gli occhi sono cerchiati e impastati di sonno. È stato il telefono a svegliarlo, lo squillo che ha chiuso l'ultima notte di pace e spezzato in due la Storia. "I russi hanno assaltato i punti di frontiera in tre regioni del Nord, e a Sud nella regione di Kherson". Le parole del ministro degli Affari interni sono state poche e precise. Hanno usato droni kamikaze, ci sono feriti. Non c'è bisogno di aggiungere altro, Volodymyr Zelensky ha capito. A Kiev sono le 4.30 del 24 febbraio 2022. No, oggi non è un giorno da cravatta.

Repubblica, attraverso fonti qualificate e testimonianze dirette, è in gr…

Non è un giorno da cravatta. Davanti allo specchio, il presidente dell'Ucraina aggiusta il colletto della camicia bianca e si infila una giacca grigia. Si è rasato in fretta, non ha il tempo di fare la solita colazione con le uova. Riflesso nel vetro osserva il volto di un uomo stanco. Ha potuto riposare solo un paio d'ore, gli occhi sono cerchiati e impastati di sonno. È stato il telefono a svegliarlo, lo squillo che ha chiuso l'ultima notte di pace e spezzato in due la Storia. "I russi hanno assaltato i punti di frontiera in tre regioni del Nord, e a Sud nella regione di Kherson". Le parole del ministro degli Affari interni sono state poche e precise. Hanno usato droni kamikaze, ci sono feriti. Non c'è bisogno di aggiungere altro, Volodymyr Zelensky ha capito. A Kiev sono le 4.30 del 24 febbraio 2022. No, oggi non è un giorno da cravatta.

Repubblica, attraverso fonti qualificate e testimonianze dirette, è in grado di ricostruire cosa è accaduto all'interno del palazzo del governo ucraino nelle 24 ore che hanno cambiato il mondo. I russi, dunque, stanno invadendo l'Ucraina. Contrariamente a quanto i servizi segreti ipotizzavano, non vogliono prendere solo il Donbass: è un'invasione su larga scala, novecentesca. Entrano dalla Bielorussia, dalla Russia, dalla Crimea. Puntano sulla capitale. Olena Zelenska sta ancora dormendo. La residenza presidenziale è nei pressi del Triangolo, il quartiere del potere vicino a Maidan.

Il boato dei primi missili su Kiev sveglia la first lady dieci minuti prima delle cinque. Putin, a Mosca, ha appena pronunciato il discorso sull'operazione speciale per "denazificare l'Ucraina". Zelensky è in piedi, nella stanza accanto alla camera da letto. "È cominciata", le dice. Olena lo vede indossare un vestito elegante per l'ultima volta.

Prima di farsi accompagnare nell'ufficio presidenziale, Zelensky chiede alla moglie di preparare una valigia e di prendere il passaporto. "Giusto in caso di...". La frase rimane appesa. Qualche ora dopo la first lady e i due figli verranno trasferiti d'urgenza in una località sicura e nascosta.

La prima alba di guerra a Kiev è gelida e resa più tetra dal nevischio soffiato dal vento. Gli insoliti dieci gradi sopra lo zero della vigilia sono svaniti, come se anche il meteo si fosse reso conto. Il presidente è tra i primi ad arrivare nell'edificio di via Bankova da cui si governa l'Ucraina. Sono le 5.30 e all'interno non c'è quasi nessuno. Quel che subito gli riferisce il ministro della Difesa assomiglia all'apocalisse: 56 caccia russi si sono alzati in volo e stanno bombardando le infrastrutture militari, i carri armati hanno violato il confine settentrionale, solo a Kiev si contano una decina di esplosioni, altre a Brovary, Irpin e a Boryspil. Zelensky sale al quarto piano e si affaccia nella situation room, dove da un paio di giorni è riunito il Consiglio di sicurezza e difesa nazionale. Ne è segretario Oleksiy Danilov, l'ufficiale che il 22 febbraio gli ha consegnato un drammatico report di intelligence secondo cui Putin ha approvato l'eliminazione fisica del presidente ucraino.

Come quando sosteneva gli esami di legge all'università di Kiev, Zelensky ha le mani sudate. Dopo il primo briefing col Consiglio, convoca nel suo studio Danilov e il ministro degli Affari interni. Sono le 6.40, un Kalibr ha appena colpito, mancandola, la base militare di Hostomel nel perimetro dell'aeroporto cittadino: è l'incipit di una battaglia che si preannuncia campale. Zelensky, in piedi al centro della stanza, estrae l'iPhone, compone un numero e mette il vivavoce.

"Combatteremo, Boris, non ci arrendiamo!", urla, in inglese. Da quando Boris Johnson è andato in visita a Kiev, i due hanno legato e si contattano direttamente sui telefoni personali. La seconda chiamata è per Joe Biden, questa volta su una linea criptata. Zelensky ripete il concetto, aggiungendo che non sa se avrà un'altra occasione di parlargli. Sia Johnson che Biden gli propongono l'evacuazione, a Leopoli o in Polonia, con elicotteri Nato. A entrambi dà la medesima risposta. "Non ho bisogno di un passaggio, ho bisogno di munizioni".

È una frase da film, perfetta per essere stampata su magliette patriottiche. La verità, però, è che il presidente 44enne col passato da attore è un uomo preso dai dubbi e schiacciato dal peso della Storia. I militari attorno a lui stanno tappando finestre e porte con sacchi di sabbia, allestiscono postazioni di tiro, spengono le luci. Andriy Yermak, suo braccio destro e capo dell'ufficio presidenziale, ha appena mandato al diavolo un dirigente del Cremlino che, al telefono, gli ha consigliato la resa immediata. I leader europei non credono che l'Ucraina possa resistere all'esercito di Putin e spingono per esfiltrare Zelensky, così da mantenere la continuità del governo legittimo. Dopo aver vidimato il testo sulla legge marziale, il presidente si rivolge ai suoi. "Che altro possiamo fare? Idee?". In chat col ministro degli Esteri Dmytro Kuleba, che è in volo di rientro sull'Atlantico a bordo di un Airbus della Turkish ma dalla compagnia avuto accesso gratis al wi-fi, scrive le prime note ufficiali. "La situazione è sotto controllo", dichiara. Niente di più lontano dalla verità.

Nella tarda mattinata 34 elicotteri da combattimento russi superano il confine bielorusso e puntano sull'aeroporto di Hostomel, seguendo il corso del Dnipro: un volo radente di 22 minuti a dieci metri sopra l'acqua che li rende invisibili ai radar. Precedono di un paio d'ore 18 giganteschi Ilyushin carichi di tank, lanciamissili, truppe. Nel frattempo una colonna di carri armati lunga 60 chilometri cala da nord. E cellule di sabotatori "dormienti" si attivano, avvicinandosi al Triangolo. Da Kharkiv e Kherson arrivano notizie di alcune unità che volutamente non stanno difendendo le città: l'ombra di una possibile cospirazione si allunga sull'Ucraina. Il disegno di Putin, per come lo ricostruiranno in seguito gli 007 di Kiev, prevede che entro le 3 di quel pomeriggio la bandiera della Federazione russa sarà issata sull'edificio del governo. E Zelensky sarà morto.

"Presidente, deve venire con noi". A mezzogiorno il capo della guardia presidenziale porge a Zelensky un giubbotto antiproiettile e lo accompagna nel bunker di epoca sovietica che scende a più di cinquanta metri ed è collegato coi tunnel della metropolitana. Il palazzo è sotto attacco per mano di cento-centocinquanta sabotatori. Si sentono sparatorie nei pressi dei check-point che cinturano il Triangolo, protetto dalla polizia e dalle squadre Alpha dell'Sbu, il servizio segreto civile. Si contano almeno tre diversi tentativi di assalto. Dentro, uomini di governo imbracciano le armi e organizzano barricate. Fuori, la polizia distribuisce ai parlamentari pistole e fucili per autodifesa. Lo Stato è rintanato sottoterra, nel bunker sovietico che ha internet e la linea telefonica: ci sono Zelensky, i ministri, i comandanti e la parte del Gabinetto che non è stata trasferita coi treni ad Ovest.

Per tre ore e fino al tardo pomeriggio, il destino di una nazione è appeso ai duecento giovani soldati (per lo più cadetti) che difendono l'aeroporto, e ai poliziotti del Triangolo. Se i sabotatori riescono a penetrare nel palazzo, Putin ha vinto. Se gli Ilyushin con i 7.000 russi aviotrasportati atterrano a Hostomel, Putin ha vinto. Nessuna delle due cose, però si avvera, a dimostrazione di come il Cremlino abbia fatto male i calcoli, contando troppo sul tradimento dei fiancheggiatori e sottovalutando la tenuta del suo avversario.

Quando la prima giornata di guerra volge al termine segnando un bilancio di 136 morti, Zelensky si collega dal bunker con le televisioni per parlare al popolo. "Io rimarrò nella capitale. I leader occidentali ci sostengono, ma siamo soli a combattere, perché non sono pronti a farci entrare nella Nato". L'abito grigio è sparito. Ora indossa una maglia militare verde.