Zelensky e le prime 24 ore di guerra. Così è cambiata la Storia
dal nostro inviato Fabio Tonacci , dal nostro inviato Fabio TonacciNon è un giorno da cravatta. Davanti allo specchio, il presidente dell'Ucraina aggiusta il colletto della camicia bianca e si infila una giacca grigia. Si è rasato in fretta, non ha il tempo di fare la solita colazione con le uova. Riflesso nel vetro osserva il volto di un uomo stanco. Ha potuto riposare solo un paio d'ore, gli occhi sono cerchiati e impastati di sonno. È stato il telefono a svegliarlo, lo squillo che ha chiuso l'ultima notte di pace e spezzato in due la Storia. "I russi hanno assaltato i punti di frontiera in tre regioni del Nord, e a Sud nella regione di Kherson". Le parole del ministro degli Affari interni sono state poche e precise. Hanno usato droni kamikaze, ci sono feriti. Non c'è bisogno di aggiungere altro, Volodymyr Zelensky ha capito. A Kiev sono le 4.30 del 24 febbraio 2022. No, oggi non è un giorno da cravatta.
Repubblica, attraverso fonti qualificate e testimonianze dirette, è in gr…
Non è un giorno da cravatta. Davanti allo specchio, il presidente dell'Ucraina aggiusta il colletto della camicia bianca e si infila una giacca grigia. Si è rasato in fretta, non ha il tempo di fare la solita colazione con le uova. Riflesso nel vetro osserva il volto di un uomo stanco. Ha potuto riposare solo un paio d'ore, gli occhi sono cerchiati e impastati di sonno. È stato il telefono a svegliarlo, lo squillo che ha chiuso l'ultima notte di pace e spezzato in due la Storia. "I russi hanno assaltato i punti di frontiera in tre regioni del Nord, e a Sud nella regione di Kherson". Le parole del ministro degli Affari interni sono state poche e precise. Hanno usato droni kamikaze, ci sono feriti. Non c'è bisogno di aggiungere altro, Volodymyr Zelensky ha capito. A Kiev sono le 4.30 del 24 febbraio 2022. No, oggi non è un giorno da cravatta.
Repubblica, attraverso fonti qualificate e testimonianze dirette, è in grado di ricostruire cosa è accaduto all'interno del palazzo del governo ucraino nelle 24 ore che hanno cambiato il mondo. I russi, dunque, stanno invadendo l'Ucraina. Contrariamente a quanto i servizi segreti ipotizzavano, non vogliono prendere solo il Donbass: è un'invasione su larga scala, novecentesca. Entrano dalla Bielorussia, dalla Russia, dalla Crimea. Puntano sulla capitale. Olena Zelenska sta ancora dormendo. La residenza presidenziale è nei pressi del Triangolo, il quartiere del potere vicino a Maidan.
Prima di farsi accompagnare nell'ufficio presidenziale, Zelensky chiede alla moglie di preparare una valigia e di prendere il passaporto. "Giusto in caso di...". La frase rimane appesa. Qualche ora dopo la first lady e i due figli verranno trasferiti d'urgenza in una località sicura e nascosta.
"Combatteremo, Boris, non ci arrendiamo!", urla, in inglese. Da quando Boris Johnson è andato in visita a Kiev, i due hanno legato e si contattano direttamente sui telefoni personali. La seconda chiamata è per Joe Biden, questa volta su una linea criptata. Zelensky ripete il concetto, aggiungendo che non sa se avrà un'altra occasione di parlargli. Sia Johnson che Biden gli propongono l'evacuazione, a Leopoli o in Polonia, con elicotteri Nato. A entrambi dà la medesima risposta. "Non ho bisogno di un passaggio, ho bisogno di munizioni".
Nella tarda mattinata 34 elicotteri da combattimento russi superano il confine bielorusso e puntano sull'aeroporto di Hostomel, seguendo il corso del Dnipro: un volo radente di 22 minuti a dieci metri sopra l'acqua che li rende invisibili ai radar. Precedono di un paio d'ore 18 giganteschi Ilyushin carichi di tank, lanciamissili, truppe. Nel frattempo una colonna di carri armati lunga 60 chilometri cala da nord. E cellule di sabotatori "dormienti" si attivano, avvicinandosi al Triangolo. Da Kharkiv e Kherson arrivano notizie di alcune unità che volutamente non stanno difendendo le città: l'ombra di una possibile cospirazione si allunga sull'Ucraina. Il disegno di Putin, per come lo ricostruiranno in seguito gli 007 di Kiev, prevede che entro le 3 di quel pomeriggio la bandiera della Federazione russa sarà issata sull'edificio del governo. E Zelensky sarà morto.
Per tre ore e fino al tardo pomeriggio, il destino di una nazione è appeso ai duecento giovani soldati (per lo più cadetti) che difendono l'aeroporto, e ai poliziotti del Triangolo. Se i sabotatori riescono a penetrare nel palazzo, Putin ha vinto. Se gli Ilyushin con i 7.000 russi aviotrasportati atterrano a Hostomel, Putin ha vinto. Nessuna delle due cose, però si avvera, a dimostrazione di come il Cremlino abbia fatto male i calcoli, contando troppo sul tradimento dei fiancheggiatori e sottovalutando la tenuta del suo avversario.
Quando la prima giornata di guerra volge al termine segnando un bilancio di 136 morti, Zelensky si collega dal bunker con le televisioni per parlare al popolo. "Io rimarrò nella capitale. I leader occidentali ci sostengono, ma siamo soli a combattere, perché non sono pronti a farci entrare nella Nato". L'abito grigio è sparito. Ora indossa una maglia militare verde.