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Guerra Russia-Ucraina: come cambiano gli equilibri nell'Unione europea

Non solo una sfida bellica. La guerra che si combatte ai confini del continente è anche la prima prova cui è chiamata l'Unione europea per testare la sua tenuta politica
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BRUXELLES - L'Ucraina non è solo una sfida bellica ed economica. Per l’Unione europea è un test. È la prima grande prova – da quando è nata – sulla sua tenuta politica. Rappresenta l’avvio di una transizione da una comunità quasi esclusivamente economica e monetaria a una anche politico-militare.

Dopo un anno e dopo gli sforzi in termini di finanziamenti e quelli relativi alle forniture di armi, l’Ue è semplicemente obbligata a mantenere la linea sin qui seguita. Del resto, c’è un aspetto che distingue l’approccio del fronte occidentale nel suo complesso rispetto alla parte europea: la guerra è letteralmente ai suoi confini. Non è distante migliaia di chilometri come per gli Usa e il Canada, o separata dal mare come la Gran Bretagna. Esiste allora una componente “emotiva” nel fattore geografico che non può essere trascurato. L’Ue continuerà a so…

BRUXELLES - L'Ucraina non è solo una sfida bellica ed economica. Per l’Unione europea è un test. È la prima grande prova – da quando è nata – sulla sua tenuta politica. Rappresenta l’avvio di una transizione da una comunità quasi esclusivamente economica e monetaria a una anche politico-militare.

Dopo un anno e dopo gli sforzi in termini di finanziamenti e quelli relativi alle forniture di armi, l’Ue è semplicemente obbligata a mantenere la linea sin qui seguita. Del resto, c’è un aspetto che distingue l’approccio del fronte occidentale nel suo complesso rispetto alla parte europea: la guerra è letteralmente ai suoi confini. Non è distante migliaia di chilometri come per gli Usa e il Canada, o separata dal mare come la Gran Bretagna. Esiste allora una componente “emotiva” nel fattore geografico che non può essere trascurato. L’Ue continuerà a sostenere Kiev fino alla fine. Perché in gioco c’è anche una quota della sua libertà e del suo sistema democratico. Perché se lasciasse l’Ucraina al suo destino, il precedente sarebbe un fantasma costantemente aleggiante sull’Unione.

La Moldavia, ad esempio, già avverte il pericolo concreto. Ed è esattamente il monito che partner come i Paesi baltici e soprattutto la Polonia richiamano ad ogni piè sospinto. Questi Stati dell’Ue avvertono infatti il pericolo più degli altri. È un brivido che corre lungo la loro schiena perché ha già attraversato la loro storia. Non è un caso che Varsavia stia diventando l’alleato più concreto in termini militari per gli Stati Uniti dentro la Nato. Di certo l’esercito polacco sarà nel giro di pochissimi anni quello più numeroso in Europa. Ma è anche il segno che qualche differenza dentro l’Ue esiste. La convinzione francese si alterna alle titubanze tedesche. I rapporti che la Germania ha intrattenuto con la Russia negli ultimi 30 anni sono ancora adesso un fardello che pesa. Ma è anche la dimostrazione che non sempre gli affari evitano la guerra. L’Italia è tra le più determinate: lo è soprattutto la presidente del consiglio Meloni che vede solo in questa vicenda la possibilità di giocare un ruolo internazionale come alleato fedele di Washington.

La conseguenza di tutto questo avrà la forma di un nuovo pacchetto di sanzioni contro Mosca. E, alla fine, di un sostegno militare permanente. Certo, da questo punto di vista le istituzioni europee non saranno centrali. Le scelte le compiono gli Stati nazionali. Ma la necessità di coordinare e concordare lo sforzo costituisce comunque un inevitabile coinvolgimento dell’Unione. Anzi, per certi aspetti sta diventando anche il banco di prova per chi potrà essere ancora considerato “alleato” e membro effettivo dell’Unione europea. L’Ungheria di Orbán, infatti, già a un passo dall’espulsione a causa del mancato rispetto dei principi basilari dello Stato di diritto, sarà giudicata anche su questo piano.

La prospettiva di un esercito comune, fino a un anno fa solo dibattuto teoricamente, adesso è diventata una esigenza ineludibile. Entro due anni ne nascerà il primo nucleo. La guerra cambia sempre la prospettiva. Lo sta facendo anche ora.

Per lo stesso motivo il percorso che porterà l’Ucraina e, probabilmente la Moldavia, a entrare nell’Ue non sarà abbandonato. Non seguirà i tempi sperati da Kiev e Chisinau. Ma sarà sistematicamente appoggiato. La ricerca di un nuovo equilibrio mondiale da parte della Russia e della Cina, impone un nuovo equilibrio e nuovi confini anche all’Ue.