Piano cinese per la pace in Ucraina, Cabestan: "Proposte distaccate dalla realtà sul campo"
dal nostro corrispondente Gianluca Modolo , dal nostro corrispondente Gianluca Modolo“La Cina sta cercando di far quadrare il cerchio come più le fa comodo. Da una parte c’è il richiamo alla sovranità di tutti i Paesi, ma dall’altra un attacco all’Occidente e soprattutto agli Usa quando dice che bisogna smetterla con la mentalità da Guerra Fredda. A parte qualche punto positivo, come quello sul nucleare, sono proposte distaccate dalla realtà sul campo di battaglia. Il punto sul negoziato è ovviamente una buona idea, ma non vedo come questi negoziati possano iniziare. Quelle della Cina sono posizioni ipocrite”. Così commenta a Repubblica il documento presentato da Pechino sulla questione ucraina Jean-Pierre Cabestan, uno dei massimi sinologi, research fellow all’Asia Centre di Parigi.
“La Cina sta cercando di far quadrare il cerchio come più le fa comodo. Da una parte c’è il richiamo alla sovranità di tutti i Paesi, ma dall’altra un attacco all’Occidente e soprattutto agli Usa quando dice che bisogna smetterla con la mentalità da Guerra Fredda. A parte qualche punto positivo, come quello sul nucleare, sono proposte distaccate dalla realtà sul campo di battaglia. Il punto sul negoziato è ovviamente una buona idea, ma non vedo come questi negoziati possano iniziare. Quelle della Cina sono posizioni ipocrite”. Così commenta a Repubblica il documento presentato da Pechino sulla questione ucraina Jean-Pierre Cabestan, uno dei massimi sinologi, research fellow all’Asia Centre di Parigi.
Quali sono le criticità di questa proposta? Il segretario della Nato Stoltenberg dice che la Cina non ha molta credibilità perché non è stata in grado di condannare l'invasione illegale dell’Ucraina, la presidente della Commissione Ue Von der Leyen che “non è un piano di pace”.
“Prendiamo il capitolo sulle sanzioni. La Cina si oppone, a meno che non arrivino da organizzazioni come le Nazioni Unite. Ma come potrebbe il Consiglio di Sicurezza Onu - dove siede la Russia - votare per sanzioni a Mosca? Non è un documento né realistico né nuovo. Dice che continuerà a svolgere un ruolo costruttivo in questa crisi, ma non sta dicendo che si propone come mediatore. Dice che la sicurezza di tutti deve essere presa in considerazione, sostenendo la narrativa russa. Dice di volere un cessate il fuoco, ma non si fa riferimento al ritiro delle truppe russe dai territori ucraini occupati: vorrebbe dire “congelare” la situazione attuale e magari dare a Mosca il tempo di riorganizzarsi”.
Qual è lo scopo di Pechino con questa proposta? A chi sta parlando?
“Lo scopo è quello di creare una coalizione di Paesi che metta pressione agli ucraini nell’essere più realisti. Si rivolge principalmente al Sud globale, ai Paesi in via di sviluppo, che questa guerra la vedono lontana, che non vogliono le sanzioni e che sono preoccupati per le ricadute sulla situazione mondiale del cibo, dell’energia. Guardiamo ai punti 10 e 11 di questo documento (stop alle sanzioni unilaterali e mantenimento della stabilità delle catene industriali e di approvvigionamento, ndr) è un messaggio a loro: noi siamo per la pace e per la fine della guerra, quelli che vogliono continuare a combattere sono altri”.
Xi è atteso a Mosca nei prossimi mesi. Che messaggio porterà a Putin?
“Gli andrà a dire che per la Cina la partnership strategica con la Russia non si è indebolita. Che poi è anche il concetto espresso nei giorni scorsi dal suo inviato Wang Yi in visita a Mosca: visita che serviva proprio per preparare il terreno a quella del segretario generale comunista. Sarà un’altra manifestazione degli stretti rapporti tra i due Paesi”.
Gli ucraini vorrebbero un maggior coinvolgimento nei loro confronti. L’incaricata d’affari qui a Pechino, Zhanna Leshcynska, dice che il documento “è un buon segnale, ma che vorrebbe vedere la Cina dalla loro parte”.
“Non credo che i cinesi abbiano molte carte per far contenti gli ucraini. La neutralità che vuole cercare di proporre la Cina è una neutralità falsa. La Cina è al fianco della Russia”.
A proposito, si fanno sempre più pressanti le speculazioni su un possibile invio di “supporto letale” alla Russia: da ultimo lo Spiegel che parla di piani per droni kamikaze.
“Se veramente iniziasse a fornire armi, la guerra prenderebbe tutta un’altra dimensione. Al momento la Cina è stata molto cauta, continua a negare e a dire che non ha volontà di fare una cosa del genere. Ma sappiamo che potrebbero consegnare tecnologia apparentemente per uso civile - come i droni - ma che può avere un’applicazione sul campo militare”.
Xi sta camminando su un filo sottilissimo. C’è anche un’Europa da rassicurare per ravvivare l’economia. E gli Usa, per non andare ad uno scontro definitivo.
“Il leader cinese non sembra molto interessato in realtà a cercare altre alternative, se non quella di continuare a stare con la Russia. Con Mosca condivide la comune opposizione agli Stati Uniti, alla Nato e alle alleanze che si stanno formando in Asia orientale e nell’Indo-Pacifico. Ci sono dei motivi di disaccordo tra Pechino e Mosca (il ruolo in Asia centrale, i rapporti con l’India), ma al momento stanno cercando di metterli da parte. Fino a che gli Usa non daranno prove che la Cina sta fornendo armi - la vera linea rossa - Xi spera di continuare questo ambiguo bilanciamento. Per quanto riguarda l’Unione europea, il Vecchio continente sembra ‘bloccato’ nei confronti della Cina: dipendiamo moltissimo da Pechino. La Cina lo sa bene e ci gioca. Ci sono aziende europee che continuano ad andare in Cina nonostante quello che sta succedendo. Non dico che ci debba essere un decoupling, ma una riduzione della nostra dipendenza. L’Ue è debole in questo e la Cina sa che ne può approfittare”.