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Ucraina un anno dopo: attacco al cuore dell'Europa

È una sfida a tutto campo fra le democrazie e l'autocrazia russa, fra chi crede nel rispetto dei diritti delle genti e degli Stati e chi invece vuole piegarli alla brutale forza delle armi
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L'anno di guerra in Ucraina che raccontiamo in queste pagine è la più grande tragedia europea dalla fine della Seconda Guerra Mondiale. Ed è frutto della volontà di un uomo solo, il presidente russo Vladimir Putin che il 24 febbraio 2022 decide di cancellare una nazione sovrana dalla carta geografica per imporre all'intero Vecchio Continente la logica del "mondo dei russi", il disegno neo-imperiale di estendere il controllo totale di Mosca agli oltre 25 milioni di russofoni che, dopo il crollo dell'Urss, vivono negli Stati limitrofi alla Federazione Russa.

Negare l'indipendenza, l'esistenza, la Storia, la cultura e la lingua ucraina significa per Putin riportare dentro la Russia una collettività umana che le appartiene per diritto.

È una logica imperiale, che si nutre del disprezzo per i valori dell'Occidente e che Putin ha tentato di imporre con la forza e la ferocia del secondo esercito più po…

L'anno di guerra in Ucraina che raccontiamo in queste pagine è la più grande tragedia europea dalla fine della Seconda Guerra Mondiale. Ed è frutto della volontà di un uomo solo, il presidente russo Vladimir Putin che il 24 febbraio 2022 decide di cancellare una nazione sovrana dalla carta geografica per imporre all'intero Vecchio Continente la logica del "mondo dei russi", il disegno neo-imperiale di estendere il controllo totale di Mosca agli oltre 25 milioni di russofoni che, dopo il crollo dell'Urss, vivono negli Stati limitrofi alla Federazione Russa.

Negare l'indipendenza, l'esistenza, la Storia, la cultura e la lingua ucraina significa per Putin riportare dentro la Russia una collettività umana che le appartiene per diritto.

È una logica imperiale, che si nutre del disprezzo per i valori dell'Occidente e che Putin ha tentato di imporre con la forza e la ferocia del secondo esercito più potente del mondo. Ricorrendo all'arma della paura per imporre ai propri cittadini di seguirlo, per ottenere la resa incondizionata degli ucraini e soprattutto per convincere i Paesi democratici a stare alla larga, assistendo passivamente ad un'orrenda aggressione dei civili.

Se tutto ciò è fallito è grazie alla sorpresa della resistenza degli ucraini: un popolo di oltre 40 milioni di anime che, dal primo giorno dell'invasione, ha scelto di battersi ovunque e comunque per respingere l'aggressione.

Nessuno poteva prevedere tanto coraggio da parte di così tanti ma è stato il fattore imprevisto che ha cambiato il corso della Storia immaginata da Putin: gli ucraini non si sono arresi, i piani russi sono falliti e le democrazie occidentali hanno scelto di sostenere la resistenza fornendo armi di ogni tipo e assediando il Cremlino con le sanzioni più dure.

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Il risultato è una sfida a tutto campo in Europa fra le democrazie e l'autocrazia russa, fra chi crede nel rispetto dei diritti delle genti e degli Stati e chi invece vuole piegarli alla brutale forza delle armi.

Ecco perché questo è un conflitto che definisce questa epoca e questa generazione. Essere neutrali è impossibile. E come avviene in questi casi, chi partecipa in prima fila al duello fra gli opposti campi - anche in Italia - è destinato ad esprimere una nuova stagione di leader, politici e militari.

Per questo l'Ucraina che Putin voleva schiacciare riducendola in polvere è destinata a diventare la culla dell'Europa intera del XXI secolo.