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Parla Evgeniya Chernyshova, la "modella italiana" del processo Weinstein: "Gli mostrai le foto dei miei figli ma lui fece quello che fece"

In una intervista a The Hollywood Reporter l'ex attrice nata in Siberia, che ha vissuto a Milano, racconta la notte del 2013 in cui fu violentata. Grazie alla sua testimonianza l'ex produttore hollywoodiano è stato condannato a 16 anni per stupro. "Per anni mi sono sentita colpevole. Ora rivoglio la mia vita"
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"Sono stanca di nascondermi. Rivoglio la mia vita. Mi chiamo Evgeniya, sono stata stuprata e questa è la mia storia". E così la "modella italiana" che ha incastrato Harvey Weinstein esce finalmente allo scoperto. Grazie alla sua testimonianza la corte di Los Angeles ha condannato a 16 anni per stupro l'ex produttore hollywoodiano, che si aggiungono ai 23 anni che sta già scontando dopo il primo processo che si è concluso a New York nel 2020.

Si chiama Evgeniya Chernyshova e ha appena rilasciato un'intervista a The Hollywood Reporter nella quale svela la sua identità, uscendo dall'anonimato portato avanti con il nome fittizio di Jane Doe 1 per tutta la durata …

"Sono stanca di nascondermi. Rivoglio la mia vita. Mi chiamo Evgeniya, sono stata stuprata e questa è la mia storia". E così la "modella italiana" che ha incastrato Harvey Weinstein esce finalmente allo scoperto. Grazie alla sua testimonianza la corte di Los Angeles ha condannato a 16 anni per stupro l'ex produttore hollywoodiano, che si aggiungono ai 23 anni che sta già scontando dopo il primo processo che si è concluso a New York nel 2020.

Si chiama Evgeniya Chernyshova e ha appena rilasciato un'intervista a The Hollywood Reporter nella quale svela la sua identità, uscendo dall'anonimato portato avanti con il nome fittizio di Jane Doe 1 per tutta la durata del processo. Delle quattro donne che lo hanno accusato al tribunale di Los Angeles, il caso di Chernyshova è stato l'unico a portare a una condanna. "Spero che la mia storia possa dare pace a tutte le Jane Doe in giro là fuori. La giustizia può essere fatta e la tua voce può essere ascoltata", scrive nella sua biografia su Instagram dove condivide il link all'intervista. 

Creduta a lungo di nazionalità italiana, la modella e attrice è nata in Siberia, ha iniziato a lavorare nella moda a 15 anni e ha vissuto per un periodo della sua vita a Milano insieme all'ex marito. Madre di tre figli, nei primi anni Duemila ha lavorato anche come attrice per alcune produzioni televisive italiane. Oggi, secondo quanto spiega nell'intervista, vive a Los Angeles, gestisce un negozio di fiori a Beverly Hills e lavora anche come doula, una sorta di balia. 

Poche persone in questi anni hanno conosciuto il suo segreto, anche tra i suoi contatti più stretti, ecco perché ora si dice finalmente fiera di poter parlare di quello stupro che dieci anni fa le ha cambiato la vita. "È una parte di me, anche se il futuro mi fa paura. Se avessi continuato a nascondermi non avrei potuto andare avanti", spiega nell'intervista. 

Poi il racconto diventa più drammatico e dalla vita privata Chernyshova passa alla ricostruzione di quella notte del 2013. Prima di allora aveva visto Weinstein una sola volta a Roma. Ora erano entrambi al Los Angeles Italian film festival, in piene celebrazioni pre-Oscar. Rientrata nella sua camera d'hotel dopo una festa, l'ex modella riceve prima una telefonata e poi la visita alla porta della sua stanza di Weinstein. Racconta di essersi sentita a disagio, di aver desiderato scacciar via quell'uomo dalla voce alta che le stava dando fastidio ma di non aver avuto paura, motivo per il quale aveva deciso di aprire la porta. Il suo più grande rimpianto degli ultimi dieci anni. "Aprire quella porta". 

Entrato, Weinstein si era seduto su una poltrona, le aveva chiesto perché sembrasse così nervosa, si era tolto la giacca e qualcosa era cambiato nel suo sguardo. Temendo di non essere in grado di farsi capire nel suo inglese non perfetto, Chernyshova aveva mostrato all'ex produttore la fede al dito e gli aveva parlato dei suoi figli pregandolo di andare via. "Allora si sbottonò i pantaloni e io divenni pazza, continuavo a mostrargli le foto dei miei figli per cercare di convincerlo. Ma lui fece quello che fece. Mi assalì in camera da letto e poi mi portò in bagno, dove mi stuprò". Uscendo Weinstein le disse che le avrebbe lasciato degli inviti per un evento.

Il racconto di quello che è accaduto dopo nella vita di Chernyshova è fatto di quelle parole tragicamente ricorrenti nelle testimonianze delle vittime di violenza sessuale: "Mi sono sentita sporca", "ho attraversato un periodo di depressione", "mi domandavo cosa avessi fatto di sbagliato per farlo succedere proprio a me". Nella dichiarazione rilasciata alla corte la donna parla di "un peso, un trauma, una convinzione irrazionale portata avanti per anni che era stata colpa mia". Dopo la dura esperienza giudiziaria, iniziata nel 2020 anche grazie all'aiuto della figlia (vittima di abuso) e delle altre donne che hanno avviato il movimento del MeToo contro Weinstein, ora Chernyshova si augura di essere in grado di poter condividere la sua storia. "Ora ho finalmente una voce e posso parlare. Così come ho fatto del tutto per distruggermi e punirmi, cercherò di fare del tutto per ricostruirmi e aiutare gli altri".