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Difesa, commercio e Cina: la sintonia tra Meloni e Modi rilancia l’intesa Italia-India

(ansa)

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La presidente del Consiglio nel Paese asiatico dal 2 marzo. Incontrerà un leader di destra con cui ha diversi punti in comune
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New Dehli - Quasi vent'anni fa, Salman Rushdie scrisse che gli italiani sono degli indiani che bevono vino. E che se gli italiani sono gli indiani d'Europa, allora gli indiani sono gli italiani dell'Asia. Popoli del Sud dei loro continenti, nazioni simili in molti aspetti come il rapporto con il cibo e la mamma, l'espressività, il calore umano e le Costituzioni repubblicane quasi coetanee. 

Da quando Rushdie scrisse questa battuta nel 2006, il consumo del vino in India è aumentato in media dal 12 al 15 per cento l'anno: i consumi sono in crescita in una classe media di consumatori urbanizzati sempre più ricca che fa gola ai produttori italiani. …

New Dehli - Quasi vent'anni fa, Salman Rushdie scrisse che gli italiani sono degli indiani che bevono vino. E che se gli italiani sono gli indiani d'Europa, allora gli indiani sono gli italiani dell'Asia. Popoli del Sud dei loro continenti, nazioni simili in molti aspetti come il rapporto con il cibo e la mamma, l'espressività, il calore umano e le Costituzioni repubblicane quasi coetanee. 

Da quando Rushdie scrisse questa battuta nel 2006, il consumo del vino in India è aumentato in media dal 12 al 15 per cento l'anno: i consumi sono in crescita in una classe media di consumatori urbanizzati sempre più ricca che fa gola ai produttori italiani. Da almeno vent'anni, infatti, l'India non è più solamente fornitrice di manodopera a basso costo, ma sempre più l'Eldorado asiatico, la prossima Cina, un mercato dov'è obbligatorio investire nel medio e lungo termine. Nel decennio scorso, i rapporti italo-indiani hanno dovuto scavalcare due macigni che hanno osteggiato troppo a lungo il dialogo commerciale e diplomatico: la lunga saga dei marò e lo scandalo AgustaWestland, che aveva sospeso i contratti di Finmeccanica, compresi quelli per i missili torpedo Leonardo dei sottomarini classe Scorpene della Marina indiana.

I punti in comune dei due leader

Ora che la questione legale dei marò si è risolta e che lo scandalo dell'accusa di mazzette per gli elicotteri dei politici Vip è sfumato, ora che, quindi, queste due pesanti ombre nei rapporti tra Roma e Delhi sono evaporate, gli affari e le relazioni bilaterali hanno ritrovato una florida sintonia. 

A suggellare quest'avvicinamento, cucito da tre anni con abilità e acume dall'ambasciatore Vincenzo De Luca, il 2 marzo arriva per la prima volta in India la Presidente del consiglio Giorgia Meloni, inaugurando a Delhi l'importante conferenza annuale sulla geopolitica "Raisina", organizzata dal Ministero degli Esteri indiano. E per incontrare per la seconda volta, dopo Bali, il premier Narendra Modi.

I due leader hanno alcuni punti in comune. Entrambi di destra. A favore di una politica severa contro l'immigrazione. Godono di largo consenso nei rispettivi parlamenti. Respingono l'espansionismo cinese, anche se le loro nazioni fanno parecchi affari con la Cina. Di cosa possono discutere? Della crescita del commercio, di investimenti green, di antiterrorismo, di un possibile accordo di cooperazione nel settore Difesa, e della crescente integrazione tra i due Paesi. E poi, naturalmente, delle conseguenze della guerra in Ucraina, vista la posizione di astensionismo di Delhi in sede Onu e le importazioni di gas russo.

Il potenziale di un'intesa economica

C'è un forte potenziale nei rapporti commerciali tra Italia e India, dove l'Europa ha 6mila imprese ed è il terzo partner commerciale, dopo America e Cina. Qui operano 140 grandi società italiane, per un totale di 600 ditte, tra piccole e medie imprese, comprese sei banche italiane. L'Italia è al quarto posto tra gli esportatori Ue, dopo Germania, Belgio e Francia, ma globalmente è solo il ventottesimo fornitore. L'anno scorso l'export italiano in India ha però raggiunto un punto massimo storico, arrivando oltre i 5 miliardi di euro. Nel 2021, lo scambio commerciale tra India e Italia ha raggiunto i 10,4 miliardi di euro, mentre nel primo semestre del 2022 si è arrivati già a 9,8 miliardi. Si tratta in gran parte di macchinari (36%) e di impianti per processi industriali e beni intermedi chimici; poi di materie prime industriali e componentistica meccanica e ottica; e infine una quota esigua di prodotti finiti per la persona e la casa: appena il 3%. È qui che può spuntare un margine di apertura maggiore, se solo si riuscirà a ridurre quella media del 9% di tariffe sulle importazioni che l'India applica per proteggere il suo mercato. In media, in Cina è il 5,3%, in Usa il 2,9%, nella Ue solo 1,7%. Le importazioni indiane in Italia sono prevalentemente nell'abbigliamento, pellame, veicoli, tessuti, metalli, chimica, gemme e gioielli. Ovvio che un trattato di libero commercio con l'India, come già c'è con Vietnam e Giappone, sarebbe utile per i prodotti italiani. 

La presidente del Consiglio Meloni riuscirà ad accelerare il dialogo, ripreso già a giugno 2022, per l'accordo sul libero scambio tra Ue e India? L'Italia, con le poche materie prime, forte nelle esportazioni, dipendente dalla sicurezza delle rotte commerciali, e alla costante ricerca di mercati asiatici, ha da guadagnarci più di molte economie dell'Unione. Cosa può offrire all'India? Un contributo nella transizione del mercato energetico, che deve de-carbonizzarsi, e nello sviluppo del digitale con la condivisione di tecnologie. Questa partnership fu tenuta a battesimo dall'incontro di Mario Draghi con Modi, ma deve concretizzarsi. Nel settore della connettività, come nel progetto di cablaggio sottomarino Sparkle della Tim, assieme a Google e altri operatori, per collegare Europa e India, c'è un potenziale di allargamento ad altre aree dell'Indo-Pacifico. E, visto che siamo in mare, sul tavolo c'è il tema della collaborazione per la sicurezza delle vie commerciali marine. 

Un approccio pragmatico

Da questo punto di vista, come sottolinea Harsh V. Pant, professore di relazioni internazionali al King's College di Londra, la posizione dura di Meloni nei confronti della Cina "non ha precedenti nella storia italiana, ma nemmeno tra i leader europei". E potrebbe trovare un forte alleato in Modi. "Un governo conservatore come questo potrebbe avere un approccio più pragmatico alle relazioni internazionali, con alte possibilità che si stabilisca un'agenda bilaterale concreta che vada oltre l'attuale collaborazione industriale e commerciale". Cosa significa, nel dettaglio? Che l'Italia, forte delle sue relazioni nei Paesi del Nord Africa e nel processo di pace libico, ha una posizione strategica nel fronteggiare le minacce terroristiche che minano l'Africa occidentale, e nel costruire lì nuovi progetti commerciali che possono interessare l'India. Ciò significa anche che l'Italia può diventare un partner ancor più essenziale nei temi di sicurezza del Golfo di Aden, passaggio chiave del commercio internazionale. Nell'ambito del progetto Act East, la collaborazione italo-indiana nell'Oceano indiano diventa promettente. In questo senso, pensando anche alle riaperture della collaborazione trilaterale tra India, Italia e Giappone, è ipotizzabile uno sviluppo di più progetti italiani nell'Indo-Pacifico. Ed è auspicabile che già in questa visita di Meloni a Delhi, oppure durante il G20 in India a settembre, si possa firmare un accordo bilaterale sulla cooperazione nel settore della Difesa che allarghi le porte a più scambi con quella che è la quinta potenza economica mondiale e che, secondo l'economista Nouriel Roubini, diventerà il Paese più importante al mondo, scalzando eventualmente non solo la Cina, ma anche gli Stati Uniti. Un partner con il quale conviene quindi che l'Italia rafforzi le alleanze.