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Il mistero di Cobasna, la Santabarbara della Transnistria. La propaganda russa: un tesoro di armi che fa gola a Kiev

La bandiera scelta dalla Transnistria accanto a quella russa a Tiraspol (reuters)
Un Sacro Graal di bombe, missili e cartucce nascosto nella repubblica separatista, a 130 chilometri da Chisinau. Secondo gli esperti, se esplodesse farebbe lo stesso effetto dell'atomica di Hiroshima. Mosca vuole far passare la teoria che gli ucraini puntino a mettere le mani sul deposito di epoca sovietica
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CHISINAU - Cobasna è il più grande deposito d’armi dell’Europa orientale, una santabarbara da ventimila tonnellate sotterrata in un luogo impossibile: nel villaggio di Rîbnia, in Transnistria. La sua collocazione geografica a circa 130 km da Chisinau ma in un buco nero delle cartine, in una regione separatista mai riconosciuta da nessuno e presidiata dalle truppe russe piazzate lì da trent’anni, la rende un sogno proibito e una maledizione allo stesso tempo. Tanto che i governi della Moldavia e la comunità internazionale stanno pressando Mosca - invano - per farla sparire da decenni. Nel 2018 l’Onu ha adottato una risoluzione per chiedere il ritiro delle armi e dei soldati russi illegalmente stazionati in Transnistria. Nel 2019 il ministro degli Esteri russo si è limitato a dire che il processo di distruzione di Cobasna richiede tempo e denaro.

Putin aveva promesso in realtà già al summit di Istanbul del 1…

CHISINAU - Cobasna è il più grande deposito d’armi dell’Europa orientale, una santabarbara da ventimila tonnellate sotterrata in un luogo impossibile: nel villaggio di Rîbnia, in Transnistria. La sua collocazione geografica a circa 130 km da Chisinau ma in un buco nero delle cartine, in una regione separatista mai riconosciuta da nessuno e presidiata dalle truppe russe piazzate lì da trent’anni, la rende un sogno proibito e una maledizione allo stesso tempo. Tanto che i governi della Moldavia e la comunità internazionale stanno pressando Mosca - invano - per farla sparire da decenni. Nel 2018 l’Onu ha adottato una risoluzione per chiedere il ritiro delle armi e dei soldati russi illegalmente stazionati in Transnistria. Nel 2019 il ministro degli Esteri russo si è limitato a dire che il processo di distruzione di Cobasna richiede tempo e denaro.

Putin aveva promesso in realtà già al summit di Istanbul del 1999 di portare via la massa enorme di armi di epoca sovietica rimaste in Transnistria. Ne ha spostata solo qualche tonnellata, poi il governo illegittimo di Tiraspol ha chiesto al Cremlino di non rimuoverle più per garantire ai separatisti un ricco arsenale per difendere la loro indipendenza rubata. Con l’invasione dell’Ucraina, quel deposito proibito - ora irraggiungibile anche per Mosca - ha ricominciato a riempire le cronache. E’ diventato un Sacro Graal di bombe, granate, mine, missili e miriadi di cartucce che tutti temono e bramano. E tra le fake news che Mosca diffonde quasi quotidianamente c’è quella delle truppe di Zelensky che vorrebbero invadere la Moldavia per mettere le mani sul maxi deposito. Kiev, ovviamente, smentisce.

Gli esperti sostengono che se Cobasna esplodesse provocherebbe lo stesso effetto della bomba atomica di Hiroshima: spazzerebbe via mezza Moldavia e un pezzo di Ucraina. L’esperto Gheorghe Duca, che ha potuto visitarlo nel 2005 e ha contribuito a stilare un rapporto per l’Osce, sostiene che un eventuale scoppio nel mega deposito aprirebbe un cratere del raggio di un chilometro e mezzo, profondo 75 metri - come un palazzo di 27 piani. Spazzerebbe via ogni forma di vita nel raggio di quattro chilometri e trasformerebbe ogni città nel raggio di cinquanta in un cumulo di rovine. D’altra parte, se gli ucraini o le armate di Putin riuscissero adesso a mettere le mani su quell’enorme arsenale, qualcuno è convinto che imprimerebbe una svolta al conflitto. Dopo aver presentato il suo rapporto al governo illegittimo di Tiraspol, Gheorghe Duca è stato dichiarato persona non grata in Transnistria.

Carlo Policano, architetto e scrittore che vive da decenni in Moldavia e ha un libro in uscita sulla storia della Transnistria, pensa che Cobasna sia importante “perché è diventato di fatto un punto di svolta per gli interessi della Russia, a cominciare dal commercio di armi per vari gruppi di qualsiasi parte del mondo, Africa compresa, e un mezzo di pressione militare e politica sulla repubblica moldava”. L’arsenale, mi spiega lo storico per passione, “è anche importante “come logistica di rifornimento e per l’aiuto che potrebbe fornire in caso di attacco. Attacco che potrebbe avvenire attraverso tre corridoi: via terra, attraversando il territorio ucraino; per via aerea utilizzando l'aeroporto di Mirculeti e via mare attraverso il porto di Giurgiuleti”.  

Una santabarbara nell’area separatista a nord del Nistro, crocevia di commerci e traffici illegali, paradiso del contrabbando e degli oligarchi-sovrani come Sheriff, l’ex contrabbandiere di sigarette diventato miliardario e proprietario di mezza Transnistria e dell’omonima, gloriosa squadra di calcio, non poteva non alimentare infinite leggende. Tanto che la stima di 20mila tonnellate di armi e munizioni resta, appunto, una stima di diciotto anni fa, dell’ultima ispezione dell’Osce. Ma molte voci sostengono che miriadi di armi siano sparite da lì e riemerse in Iraq o in Libano o in altre guerre, negli ultimi decenni.