Sul "ponte Nemtsov" otto anni dopo l'omicidio del grande oppositore di Putin: "Non ci restano che i fiori"
dalla nostra inviata Rosalba Castelletti , dalla nostra inviata Rosalba CastellettiMOSCA - "Non ci restano che i fiori", dice sconsolata Aleksandra. Ha appena deposto un mazzo di rose bianche legate da nastri gialli e blu, i colori della pace e della bandiera ucraina, nel luogo dove l'ex vicepremier diventato oppositore Boris Nemtsov fu ucciso a revolverate il 27 febbraio 2015, sul ponte Bolshoj Moskvoretskij all'ombra del Cremlino. Il ponte che tanti vorrebbero fosse chiamato "Nemtsov Most". Non aggiunge null'altro. Non ce n'è bisogno.
Per anni l'anniversario dell'omicidio politico più scandaloso del ventennio al potere di Vladimir Putin era stato l'unico pretesto per l'opposizione di tenere cortei autorizzati dalle autorità. Non più. Nella nuova era di quella che è di fatto una censura militare seguita all'offensiva russa contro l'Ucraina lanciata un anno fa, non sono consentite manifestazioni né marce.
Ai russi che non la pensano come il Cremlino non res…
MOSCA - "Non ci restano che i fiori", dice sconsolata Aleksandra. Ha appena deposto un mazzo di rose bianche legate da nastri gialli e blu, i colori della pace e della bandiera ucraina, nel luogo dove l'ex vicepremier diventato oppositore Boris Nemtsov fu ucciso a revolverate il 27 febbraio 2015, sul ponte Bolshoj Moskvoretskij all'ombra del Cremlino. Il ponte che tanti vorrebbero fosse chiamato "Nemtsov Most". Non aggiunge null'altro. Non ce n'è bisogno.
Per anni l'anniversario dell'omicidio politico più scandaloso del ventennio al potere di Vladimir Putin era stato l'unico pretesto per l'opposizione di tenere cortei autorizzati dalle autorità. Non più. Nella nuova era di quella che è di fatto una censura militare seguita all'offensiva russa contro l'Ucraina lanciata un anno fa, non sono consentite manifestazioni né marce.
Ai russi che non la pensano come il Cremlino non restano che atti silenziosi di protesta. Come deporre fiori davanti all'altare improvvisato in memoria di un leader diventato martire dell'opposizione che un piccolo gruppo di volontari custodisce da cinque anni alternandosi notte e giorno.
Il memoriale sul "ponte Nemtsov"
Questo rettangolo di marciapiede, esposto ai venti che si levano dalla Moscova, è un'isola di resistenza pacifica in un posto che non potrebbe essere più simbolico, sospeso com'è sulla spianata che porta a San Basilio e alla Piazza Rossa. È qui che, alle 23.31 del 27 febbraio 2015, l'ex governatore e vicepremier Nemtsov si accasciò dopo essere stato raggiunto alle spalle da quattro colpi di pistola.
In uno dei luoghi più presidiati di tutta la Russia, nessuna telecamera di sorveglianza riprese l'omicidio. Cinque anni dopo non è ancora stata fatta giustizia: cinque uomini, tra cui il presunto killer, sono in cella, ma non il mandante.
Da allora sono trascorsi "2922 giorni", come ricorda un cartello aggiornato tutti i giorni. Mentre un'altra targa di legno recita: "Nemtsov most", "ponte Nemtsov", come gli attivisti vorrebbero che venisse ribattezzato il ponte. Tutt'attorno fiori, ritratti, lumi a olio, poesie e persino icone sacre.
L'omaggio otto anni dopo
La processione silenziosa di moscoviti che rendono omaggio non si arresta. In molti indugiano davanti al ritratto di Nemtsov sotto lo sguardo vigile delle forze di sicurezza oggi presenti in massa per paura che la commemorazione sfoci in una protesta pacifista a pochi giorni dall'anniversario del 24 febbraio. Arrestano almeno un passante.
C'è chi bisbiglia due parole e poi si fa il segno della croce tre volte all'incontraio all'ortodossa. Anche i diplomatici portano fiori, compreso il vicecapo della rappresentanza Europea Ivana Norši?.
La protesta dei fiori in memoria delle vittime di Dnipro
Un atto di protesta che ricorda quella che i media russi hanno battezzato "protesta dei fiori": gli omaggi floreali deposti in memoria delle 46 vittime del raid che ha colpito la città ucraina di Dnipro il 14 gennaio davanti a busti di poeti e scrittori ucraini o ai monumenti alla repressione di Stalin.
A Mosca fiori vengono deposti davanti davanti al monumento alla poetessa ucraina Larisa Kosach-Kvitka, nota con lo pseudonimo di Lesja Ukrajinka, vissuta negli ultimi anni dell'Impero Russo, o alla statua del poeta russo di origini ucraine Nikolaj Gogol.
A Krasnodar si accumulano rose legate da nastri gialloblu come i colori della bandiera ucraina davanti al busto del poeta Taras Shevchenko. E a Ekaterinburg fiori e giocattoli giacciono davanti al monumento alle vittime del Grande Terrore.
Non è che l'ultima protesta. Dopo i nastrini verdi, i "piccoli picchetti" dei pupazzetti di plastilina, i cartellini dei prezzi nei supermercati sostituiti con messaggi pacifisti, le scritte sulle banconote. Che non sono altro che oramai che messaggi in codice per non sentirsi soli.