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Zelensky caccia il generale che guida la task force nel Donbass

Il comandante Eduard Mykhailovych Moskalyov rimosso con uno scarno comunicato. Pesano le perdite sul fronte orientale e in particolare a Bakhmut. Il presidente ucraino: "Lì la situazione sta diventando sempre più complicata"
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KIEV - Una notizia enorme che in Ucraina non fa rumore. Il presidente Zelensky ha appena cacciato il generale Eduard Mykhailovych Moskalyov, non esattamente uno qualunque. Si tratta infatti del comandante della task force dell'Est, ossia il gruppo speciale congiunto composto da membri dell'Esercito, della Marina e dell'Aviazione che opera nel Donbass. È un ufficiale con ottimi rapporti con i generali della Nato e uno dei collaboratori di Valerij Zaluznyj, il comandante in capo delle forze armate ucraine che sin dal primo giorno ha organizzato, e sta continuando a organizzare, la difesa del Paese aggredito da Putin.

Considerato che siamo (forse) alla vigilia della temuta grande offensiva russa, cui nei piani di Kiev dovrebbe seguire la controffensiva di primavera che punterà a riprendere il Donbass, la regione di Zaporizhzhia e la Crimea contando sui tank e i sistemi di difesa aerea occidentali, la rimozione di Moskalyov non è un dettaglio. E tutta…

KIEV - Una notizia enorme che in Ucraina non fa rumore. Il presidente Zelensky ha appena cacciato il generale Eduard Mykhailovych Moskalyov, non esattamente uno qualunque. Si tratta infatti del comandante della task force dell'Est, ossia il gruppo speciale congiunto composto da membri dell'Esercito, della Marina e dell'Aviazione che opera nel Donbass. È un ufficiale con ottimi rapporti con i generali della Nato e uno dei collaboratori di Valerij Zaluznyj, il comandante in capo delle forze armate ucraine che sin dal primo giorno ha organizzato, e sta continuando a organizzare, la difesa del Paese aggredito da Putin.

Considerato che siamo (forse) alla vigilia della temuta grande offensiva russa, cui nei piani di Kiev dovrebbe seguire la controffensiva di primavera che punterà a riprendere il Donbass, la regione di Zaporizhzhia e la Crimea contando sui tank e i sistemi di difesa aerea occidentali, la rimozione di Moskalyov non è un dettaglio. E tuttavia, come sempre accade dal 24 febbraio 2022, la defenestrazione di un nome di peso nell'apparato statale viene annunciata con uno scarno comunicato e nessuna spiegazione.

"Il presidente dell'Ucraina Volodymyr Zelensky ha rimosso dal suo incarico il comandante Moskalyov", si legge nel decreto numero 113 firmato domenica. Il testo finisce lì, non è motivato. Il generale era stato nominato a marzo, a invasione su larga scala già cominciata. Pochi giorni più tardi, Zelensky lo aveva insignito con l'onorificenza dell'Ordine di Bogdan Khmelnytskyi "per il coraggio personale, le azioni altruistiche in difesa della sovranità dello Stato e dell'integrità territoriale dell'Ucraina, e la fedeltà al giuramento militare". Uno di cui fidarsi, insomma. E che nel suo curriculum militare annovera la guida dei gruppi strategici delle truppe "Odessa" e diversi ruoli di vertice negli organismi dello Stato maggiore.

La sua uscita di scena, con quella nota secca che non ne indica le ragioni e che ha avuto poca eco sui media ucraini, si può spiegare con l'insoddisfazione di Zelensky per come si sono messe le cose sul fronte orientale. Piuttosto male. A Bakhmut è una carneficina continua, dove i russi perdono sì cinquecento soldati al giorno, come ha rivelato a Repubblica il ministro della Difesa ucraino Oleksii Reznikov, ma anche sul lato ucraino le vittime sono tantissime. E i mercenari della Wagner conquistano un villaggio al giorno: ora dicono di essere arrivati a due chilometri dal centro di Bakhmut, ridotto a un comulo di rovine.

Lo stesso Zelensky, ieri, ha ammesso le estreme difficoltà: "La situazione sta diventando sempre più complicata. Il nemico distrugge tutto ciò che può essere utilizzato per proteggere le nostre posizioni", ha detto, definendo i soldati ucraini impegnati nella battaglia "veri eroi". Un'altra rimozione passata praticamente sotto silenzio è quella del comandante Ruslan Dzyuba, vice capo della Guardia Nazionale, mandato a casa l'11 febbraio con il solito, asettico, comunicato dell'ufficio presidenziale.

Secondo alcuni analisti, la cacciata improvvisa del generale Moskalyov potrebbe anche essere dovuta agli strascichi dello scandalo corruzione che ha investito il ministero della Difesa per i prezzi gonfiati delle forniture di cibo. Il vice di Reznikov si è dimesso, e alcuni alti funzionari responsabili degli acquisti sono stati licenziati. Non è l'unica indagine che sta scuotendo il governo di Kiev: il vice ministro delle Infrastrutture ha perso la poltrona dopo le inchieste giornalistiche che hanno dimostrato come i generatori elettrici, necessari per supplire ai blackout, sono stati acquistati dallo Stato a prezzi maggiorati. "Abbiamo ristrutturato l'ufficio anticorruzione e stiamo pensando a meccanismi di protezione per alzare il livello di attenzione", ha spiegato Reznikov, nonostante le polemiche rimasto saldamente in carica per espresso volere di Zelensky. Si capisce però che la strada da percorrere per ridurre la corruzione negli apparati dello Stato ucraino è lunga.