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Le azioni segrete degli incursori russi all'attacco in Ucraina (con strumenti italiani)

Un video mostra per la prima volta i raid subacquei degli Spetsnaz di Mosca che vanno a colpire i porti ucraini
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Nuotano immersi nella profondità del fiume Dnipro. Poi penetrano nelle basi nemiche e piazzano cariche esplosive sullo scafo delle navi. Infine si ritirano, restando invisibili sott’acqua. I raid condotti dagli incursori russi contro la resistenza ucraina sono rimasti quasi tutti coperti dal segreto. Ma sui social adesso è stato diffuso un video che mostra tanti frammenti dei blitz messi a segno dagli Spetsnaz di Mosca durante il primo anno di conflitto.

Immagini che permettono di farsi un’idea sulle loro missioni e su come sono cambiate con l’evoluzione dei combattimenti.

Gli uomini-rana russi colpiscono di fronte a Zaporizhzhia

La prima parte del filmato descrive i colpi di mano subacquei, geolocalizzati in diversi punti del Dnipro: uno avviene a Nikopol, proprio di fronte alla centrale nucleare di Zaporizhzhia. Si vedono gli uomini rana prepararsi all’assalto, che ricalca quelli dei sommozzatori italiani della Seconda Guerra Mondiale: in…

Nuotano immersi nella profondità del fiume Dnipro. Poi penetrano nelle basi nemiche e piazzano cariche esplosive sullo scafo delle navi. Infine si ritirano, restando invisibili sott’acqua. I raid condotti dagli incursori russi contro la resistenza ucraina sono rimasti quasi tutti coperti dal segreto. Ma sui social adesso è stato diffuso un video che mostra tanti frammenti dei blitz messi a segno dagli Spetsnaz di Mosca durante il primo anno di conflitto.

Immagini che permettono di farsi un’idea sulle loro missioni e su come sono cambiate con l’evoluzione dei combattimenti.

Gli uomini-rana russi colpiscono di fronte a Zaporizhzhia

La prima parte del filmato descrive i colpi di mano subacquei, geolocalizzati in diversi punti del Dnipro: uno avviene a Nikopol, proprio di fronte alla centrale nucleare di Zaporizhzhia. Si vedono gli uomini rana prepararsi all’assalto, che ricalca quelli dei sommozzatori italiani della Seconda Guerra Mondiale: invece di cavalcare i “maiali” – soprannome per i siluri a lenta corsa inventati dai tecnici della Regia Marina – si fanno trascinare da piccoli siluri di ultima generazione.

Poi usano delle mine magnetiche – eredi delle “mignatte” e oggi chiamate limpet – con sette chili di alto esplosivo, sufficienti ad aprire falle nella carena delle imbarcazioni: hanno un innesco con un timer e un meccanismo che le fa scoppiare in caso di tentativi di rimuoverli.

Ma – come ha sottolineato H. I. Sutton, uno degli analisti più esperti in materia di sottomarini – non si limitano a copiare “the italian job”: gli incursori russi in Ucraina usano apparecchiature prodotte nel nostro Paese. Si tratta dei respiratori Siel Caimano Mk4, progettati da un’azienda torinese per le esigenze dei commandos italiani del Comsubin ed esportati in Russia per la sicurezza dei Giochi Olimpici di Sochi, tenuti pochi mesi prima dell’occupazione della Crimea e delle sanzioni internazionali.

I droni kamikaze

Nel filmato ci sono diversi attacchi condotti contro motovedette utilizzando droni kamikaze. Sono scene della fase iniziale dell’invasione, quando gli Spetsnaz hanno aperto la strada all’offensiva terrestre verso il Dnipro, contribuendo ad affondare la flotta di pattugliatori ucraini che presidiavano il fiume.

Le immagini successive mostrano invece operazioni condotte a terra contro bersagli di rilevanza strategica: batterie di missili terra-aria, postazioni radar, depositi di munizioni.

Con il passare del tempo, testimoniato dalla vegetazione estiva e poi autunnale, le forze speciali sono impegnate in azioni ordinarie per sostenere la prima linea: un segno della crisi dello schieramento di Mosca. Anche gli uomini destinati ai blitz nella profondità delle retrovie vengono gettati nella mischia delle battaglie urbane.

Vanno nei boschi a distruggere tank e cannoni, partecipano ai combattimenti nelle città, sostenendo con i loro tiratori scelti la lotta casa per casa. Ci sono immagini cruente di droni scagliati contro pattuglie di fanti e video notturni di cecchini che uccidono sentinelle. Anche gli arditi rapidi e invisibili, addestrati per operazioni temerarie, si trasformano in macellai nella carneficina delle trincee.