Libano, poliziotti rapinano una banca contro la crisi
di Francesca Caferri , di Francesca CaferriNel giorno in cui i supermercati libanesi hanno fissato i prezzi in dollari per combattere la svalutazione galoppante che ha fatto perdere alla valuta locale quasi il cento per cento del suo valore in tre anni, il Libano aggiunge un altro paradosso ai tanti che hanno puntellato questi mesi di crisi. Ieri a Tiro, nel Sud del Paese, un gruppo di poliziotti ha fatto irruzione in una banca per rapinarla: non di soldi qualunque, ma degli stipendi che non ricevono da mesi e dei loro risparmi in valuta straniera. Congelati da oltre tre anni per ordine dell'Associazione delle banche del Libano e dunque inaccessibili, come tutti quelli della popolazione libanese.
Da tre anni il Paese dei cedri vive la peggiore crisi finanziaria della sua storia: dallo scorso anno, si sono moltiplicati gli assalti alle banche da parte di cittadini esasperati che prentendono con la forza di accedere ai loro conti correnti congelati. Ma questa è la prima volta che a condurre l'irruzione…
Nel giorno in cui i supermercati libanesi hanno fissato i prezzi in dollari per combattere la svalutazione galoppante che ha fatto perdere alla valuta locale quasi il cento per cento del suo valore in tre anni, il Libano aggiunge un altro paradosso ai tanti che hanno puntellato questi mesi di crisi. Ieri a Tiro, nel Sud del Paese, un gruppo di poliziotti ha fatto irruzione in una banca per rapinarla: non di soldi qualunque, ma degli stipendi che non ricevono da mesi e dei loro risparmi in valuta straniera. Congelati da oltre tre anni per ordine dell'Associazione delle banche del Libano e dunque inaccessibili, come tutti quelli della popolazione libanese.
Da tre anni il Paese dei cedri vive la peggiore crisi finanziaria della sua storia: dallo scorso anno, si sono moltiplicati gli assalti alle banche da parte di cittadini esasperati che prentendono con la forza di accedere ai loro conti correnti congelati. Ma questa è la prima volta che a condurre l'irruzione sono membri della polizia.
I numeri della crisi libanese
Per dare un'idea della crisi bastano pochi numeri: nel 2019 un dollaro statunitense valeva 1.500 lire libanesi, oggi ne vale 85mila. Secondo l'Onu, più dell'80 per cento della popolazione vive in stato di povertà: cittadini libanesi, così come i milioni di profughi siriani (e prima ancora palestinesi) che nel Paese hanno trovato rifugio.
Una spirale drammatica che non sembra avere via d'uscita: da maggio, quando le elezioni hanno segnato la sconfitta di Hezbollah e dei suoi alleati cristiani, il Paese è senza governo. Da ottobre è senza presidente della Repubblica, dopo la scadenza del mandato del controverso generale Michel Aoun. Il Fondo monetario internazionale, che pure da mesi prepara un pacchetto di aiuti, non riesce a trovare intelocutori con cui discutere il piano di salvataggio.
Scontro di potere
Ancora: la sostituta procuratrice che da mesi indaga sulle irregolarità del sistema bancario, Ghada Aoun, ieri ha ricevuto una lettera - resa pubblica dall'agenzia Reuters - in cui il procuratore capo del Paese Ghassan Oweidat (di nomina politica) le chiede formalmente di sospendere tutte le sue indagini fino a nuovo ordine. Aoun era già stata attaccata dal premier facente funzioni Najib Mikati. che l'aveva accusata di essere troppo dura nei confronti degli istituti di credito. "Assistiamo al collasso totale del sistema della Giustizia in questo povero Paese - ha risposto la magistrata su Twitter - questa è un'interferenza senza precedenti nel sistema giudiziario".