G20 in India, gelo sull'Ucraina. Blinken: "Non prevedo incontri con Lavrov e il collega cinese Qin"
di Carlo Pizzati , di Carlo PizzatiNEW DELHI – A sovrastare la tavolata della cena ad alta tensione tra i ministri degli Esteri riuniti per il G20 nella capitale indiana c’è un imponente ritratto del Mahatma Gandhi. Difficile che la Grande Anima del pacifismo induista riesca a conciliare i capi delle diplomazie seduti nella Sala dei Banchetti dell’ex Palazzo del Viceré, Rashtrapati Bhavan, seconda residenza presidenziale più grande al mondo dopo il Quirinale, con 340 stanze su 130 ettari, dove mercoledì sera hanno cenato i rappresentanti di super-potenze sempre più conflittuali. Il segretario di Stato americano Antony Blinken ha cercato proprio di evitare il convivio, per non incappare nel ministro degli Esteri russo Serghej Lavrov e nel neoministro degli Esteri cinese Qin Gang.
Blinken, alla partenza dal Kazakhstan e dall’Uzbekistan verso l’India, l’ha detto chiaramente, riferendosi a Lavrov e Qin: “Non prevedo davvero di inco…
NEW DELHI – A sovrastare la tavolata della cena ad alta tensione tra i ministri degli Esteri riuniti per il G20 nella capitale indiana c’è un imponente ritratto del Mahatma Gandhi. Difficile che la Grande Anima del pacifismo induista riesca a conciliare i capi delle diplomazie seduti nella Sala dei Banchetti dell’ex Palazzo del Viceré, Rashtrapati Bhavan, seconda residenza presidenziale più grande al mondo dopo il Quirinale, con 340 stanze su 130 ettari, dove mercoledì sera hanno cenato i rappresentanti di super-potenze sempre più conflittuali. Il segretario di Stato americano Antony Blinken ha cercato proprio di evitare il convivio, per non incappare nel ministro degli Esteri russo Serghej Lavrov e nel neoministro degli Esteri cinese Qin Gang.
Blinken, alla partenza dal Kazakhstan e dall’Uzbekistan verso l’India, l’ha detto chiaramente, riferendosi a Lavrov e Qin: “Non prevedo davvero di incontrare nessuno dei due al G20, anche se ho il sospetto che ci incroceremo senz’altro in qualcuna delle riunioni programmate”. Avverte però Vinay Kwatra, capo della diplomazia indiana che ha raccolto attorno al G20 e alla conferenza di geopolitica Raisina Dialogue i rappresentati di 40 Paesi che “sarebbe sbagliato avere un preconcetto sull’esito di questi incontri”. Ma ammette che l’impatto del conflitto in Ucraina sarà ineludibile nei dialoghi su mercati dell’alimentazione, dell’energia e dei fertilizzanti. È dato per molto probabile un esito simile a quello della riunione dei ministri delle Finanze a Bangalore, dove Pechino e Mosca si sono rifiutate di firmare la dichiarazione congiunta per la questione della guerra in Ucraina che in un anno ha già provocato più di 300mila tra morti e feriti. Si litigava già negli incontri preliminari sull’utilizzo e sull’interpretazione della parola “guerra”.
È la prima visita a Delhi per Blinken, la seconda per Lavrov e la prima per Qin. Ma l’obiettivo del ministro degli Esteri indiano che ospita il G20, l’abile S Jaishankar, dovrebbe essere non quello di intavolare un dialogo irto di problematiche sull’invasione in Ucraina, ma di riuscire a convogliare su sviluppo ed economia le sei tematiche delle due lunghe riunioni previste per tutto giovedì. La prima fase degli incontri si concentra su tre temi: “rafforzamento del multilaralismo e la necessità delle riforme”, “la sicurezza nell’energia e nella fornitura di cibo”, e “la cooperazione per lo sviluppo”. Dopo, si terranno riunioni bilaterali fino al pranzo in cui potrebbero incrociare lo sguardo i due acerrimi nemici del momento, Lavrov e Blinken. Nel pomeriggio gli incontri riguarderanno altre tre tematiche: “il contro-terrorismo: minacce nuove ed emergenti”, “mappatura degli skill globali e bacino di talenti” e infine “l’assistenza umanitaria e gli aiuti nei disastri naturali”.
Difficile sperare di arrivare a forti consensi, con l’ombra della guerra voluta da Putin che polarizza il dibattito. Oltre ai ministri già citati, attorno ai tavoli ci saranno, tra gli altri, anche Josep Borrell, l’alto rappresentante dell’Unione europea per gli Affari esteri e la sicurezza; la francese Catherine Colonna; la tedesca Annalena Baerbock; il britannico James Cleverly; l’australiana Penny Wong; il saudita principe Faisal bin Farhan; l’indonesiano Retno Marsudi; e l’argentino Santiago Cafiero.
Riecheggia nella capitale indiana l’appello del presidente Narendra Modi, scandito con chiarezza a Samarcanda in settembre, in presenza di Putin: “La nostra non è un’era di guerre”. In realtà proprio l’India, più della Cina, avrebbe la possibilità di giocare il ruolo di mediatore per porre fine all’invasione russa. È la più popolosa democrazia al mondo; ha una crescita economica invidiabile; ha un rapporto storico con Mosca; ha interessi commerciali e strategici sia con l’emergente mondo multipolare che con l’Occidente; si è astenuta nelle condanne all’invasione, in sede Onu, non biasimando mai esplicitatamene la guerra di Putin, e raccogliendo quindi il plauso di Lavrov per “il ruolo costruttivo” della presidenza indiana al G20. Ma questo è anche il suo limite, come spiega Jitendra Nath Misra, ex diplomatico indiano, docente alla OP Jindal Global University: “L’India cercherà di trovare un compromesso che non soddisfa nessuno, ma con cui si può convivere. Ma non sarà facile, visto l’indurimento delle posizioni in questi mesi”. E a poco servirà il ricordo dello sguardo del ritratto del pacifista Mahatma Gandhi.