Iran, attacchi con il gas in 58 scuole femminili: centinaia di studentesse intossicate
di Gabriella Colarusso , di Gabriella ColarussoUna lunga scia di avvelenamenti e intossicazioni misteriose ha scantenato il panico tra le famiglie iraniane, in quello che molti pensano sia un attaccco deliberato per spingere le ragazze a non andare più a scuola o persino per far chiudere gli istituti. L'ultimo episodio è avenuto mercoledì, quando un centinaio di giovani tra scuole elementari, licei e dormitori universitari in almeno tre città - Teheran, Kermnashah e Ardabil - sono state portate in ospedale con dolori al petto e difficoltà a respirare. Molte avvertivano nausea, vertigini e stanchezza. I genitori delle ragazze tenute in cura denunciano sintomi e malesseri che sono durati anche per settimane dopo i ricoveri.
Le immagini condivise sui social mostrano le ragazze in un ospedale di Teheran distese sui le…
Una lunga scia di avvelenamenti e intossicazioni misteriose ha scantenato il panico tra le famiglie iraniane, in quello che molti pensano sia un attaccco deliberato per spingere le ragazze a non andare più a scuola o persino per far chiudere gli istituti. L'ultimo episodio è avenuto mercoledì, quando un centinaio di giovani tra scuole elementari, licei e dormitori universitari in almeno tre città - Teheran, Kermnashah e Ardabil - sono state portate in ospedale con dolori al petto e difficoltà a respirare. Molte avvertivano nausea, vertigini e stanchezza. I genitori delle ragazze tenute in cura denunciano sintomi e malesseri che sono durati anche per settimane dopo i ricoveri.
Le immagini condivise sui social mostrano le ragazze in un ospedale di Teheran distese sui lettini e attaccate ai respiratori. Le intossicazioni sarebbero state causate da un gas, ma il governo non è riuscito a stabilire che tipo di sostanze siano state usate mentre la rabbia della società civile monta.
I primi casi a novembre
I primi casi di intossicazioni si sono verificati già a novembre: secondo il quotidiano Etemad, 58 scuole in 10 province del Paese sono state attaccate negli ultimi tre mesi. Ali Mahboubipour, responsabile della sicurezza nel governatorato di Ardabil, ha confermato che casi di avvelenamento sono stati segnalati in sette istituti in un solo giorno tanto che la città ha dovuto dichiarare lo stato di emergenza. La scala e l'estensione degli avvelenamenti lascia pensare che siano stati premeditati e organizzati con un coordinamento. Il presidente Raisi è intervenuto chiedendo che venga fatta luce su quanto sta accadendo, ma finora non ci sono stati arresti.
La città conservatrice di Qom, che ospita i più importanti seminari religiosi del Paese, è tra le più colpite. A fine novembre, ha rivelato la portavoce della commissione parlamentare per la salute, Zahra Sheikhi, circa 800 studenti sono stati avvelenati e altri 400 a Boroujerd. Secondo i risultati degli esami tossicologici, la sostanza tossica utilizzata a Qom era composta in particolare da gas N2, a base di azoto, di uso comune nell'industria o come fertilizzante agricolo.
Le accuse delle famiglie
Diverse famiglie e molti attivisti accusano il governo di coprire chi vuole intimidire le ragazze che sono state al centro delle proteste seguite alla morte di Mahsa Amini: per alcuni si tratterebbe di una vera e propria vendetta contro il movimento Donna, Vita, Libertà. Amnesty International ha denunciato che 525 persone sono state uccise in Iran dall'inizio delle proteste, il 13 settembre scorso, tra le vittime ci sono anche 71 bambini.
Il ministero della Salute domenica ha detto che "alcuni individui" starebbero cercando attraverso queste azioni di "chiudere tutte le scuole, in particolare le scuole femminili", ma non ha specificato a chi si riferisse. "Boko Haram è arrivato in Iran?" ha scritto l'ex vicepresidente Mohammad Ali Abtahi in un post su Instagram. "Gli estremisti interpreteranno a loro favore i confini del governo e della religione".