G20 in India, il premier Modi cita Gandhi e Buddha ma la guerra in Ucraina spacca i Grandi
di Carlo Pizzati , di Carlo PizzatiNEW DELHI - “Benvenuti nella terra di Gandhi e di Buddha. Io prego affinché vi lasciate ispirare dall’ethos della civiltà indiana. Dovete concentrarvi non su ciò che ci divide, ma su ciò che ci unisce”. Parla come un guru ispirato, oggi, il premier indiano Narendra Modi, candidandosi ad anello di congiunzione e, perché no, di risoluzione dei nodi geopolitici più complessi del momento, mentre si rivolge ai ministri degli Esteri di un G20 di non facile gestione. È un appello all’armonia globale quello che arriva da un leader che forse non è esattamente “il più amato al mondo”, come gli dice la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, visto come il governo del Bjp ha trattato le minoranze indiane negli ultimi nove anni. Ma sull’arena internazionale Modi si propone come il guru della riconciliazione per costruire un nuovo multilateralismo, chiedendo al mondo di guardare oltre la c…
NEW DELHI - “Benvenuti nella terra di Gandhi e di Buddha. Io prego affinché vi lasciate ispirare dall’ethos della civiltà indiana. Dovete concentrarvi non su ciò che ci divide, ma su ciò che ci unisce”. Parla come un guru ispirato, oggi, il premier indiano Narendra Modi, candidandosi ad anello di congiunzione e, perché no, di risoluzione dei nodi geopolitici più complessi del momento, mentre si rivolge ai ministri degli Esteri di un G20 di non facile gestione. È un appello all’armonia globale quello che arriva da un leader che forse non è esattamente “il più amato al mondo”, come gli dice la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, visto come il governo del Bjp ha trattato le minoranze indiane negli ultimi nove anni. Ma sull’arena internazionale Modi si propone come il guru della riconciliazione per costruire un nuovo multilateralismo, chiedendo al mondo di guardare oltre la crisi tra l’Occidente da una parte e la Russia e la Cina dall’altra. Un ruolo che, in effetti, l’India potrebbe calzare, se fosse pronta a investire in esso con più coraggio.
La crisi del multilateralismo
“Dobbiamo ammettere tutti che il multilateralismo è in crisi oggi. L’architettura della governance globale nata nel Dopoguerra era al servizio di due funzioni: evitare nuove guerre equilibrando interessi diversi e promuovere la cooperazione internazionale sui temi di interesse comune. Crisi finanziaria, cambiamento climatico, pandemia, terrorismo e le guerre hanno reso evidente il fallimento della governance globale in questi suoi due mandati”. Indiscutibile. Com’è innegabile, come il premier ricorda, che viviamo in un’era di profonde divisioni globali dove il dialogo è influenzato dalle tensioni geopolitiche del momento. Tutto questo anche per mettere le mani avanti: non vi aspettate troppo da questo summit di ministri degli Esteri, o dal fatto che il Segretario di Stato americano Antony Blinken si possa trovare a un tavolo con la controparte russa, Lavrov, e quella cinese, Qin. Non sorprendetevi se non si firmeranno dichiarazioni congiunte. Però Modi ci spera. E per conquistare l’obiettivo punta i riflettori sulle vittime indirette del contesto internazionale, ovvero il Sud globale, i Paesi più poveri. “Chi paga il prezzo più alto sono le nazioni in via di sviluppo. Dopo anni di progressi, rischiamo di perdere terreno sui nostri obiettivi di sviluppo sostenibile. Molti Paesi in via di sviluppo sono schiacciati da un debito intollerabile, mentre continuano a cercare di dare cibo ed energia ai loro popoli e ad essere i più colpiti dal riscaldamento globale”.
L'India e la guerra in Ucraina
Con il passo da equilibrista che ha tenuto finora sull’Ucraina, parla di “profonde divisioni globali”. Non dà colpe. Dice: è normale che tutti abbiamo posizioni e prospettive diverse su come risolvere queste tensioni. Cerca di attirare l’attenzione dei ministri sulle sfide globali esacerbate dalla pandemia e poi dai conflitti. Quindi sviluppo, resilienza economica, soccorsi per i disastri, stabilità finanziaria, crimine transnazionale, corruzione, terrorismo, sicurezza per cibo ed energia. “Questo è il terreno dove potremo costruire consenso e portare risultati concreti. Ho piena fiducia nella vostra saggezza, nella vostra abilità. So che sapremo andare oltre le nostre differenze”. Così lascia capire che ci spera nella difficile dichiarazione congiunta, almeno su come fronteggiare i disastri globali causati dalla guerra, più che trovare una via verso la pace. Che però non è fuori discussione perché “abbiamo detto fin dall’inizio che la disputa ucraina può essere risolta solo tramite il dialogo e la diplomazia. L’India è perfettamente pronta a contribuire a qualsiasi processo di pace”.
Non sarà semplice, perché intanto Blinken tesse la sua tela tra gli alleati del G7 per sondare la disponibilità a imporre nuove sanzioni alla Cina se Pechino fornirà sostegno militare alla Russia, secondo fonti diplomatiche americane. E il cancelliere tedesco Olaf Scholz in un discorso al Bundestag avverte: “Il mio messaggio a Pechino è chiaro: usa la tua influenza con Mosca affinché ritiri le truppe russe, non per dare armi all’aggressore russo”.
Dall’altro lato, l’India stessa non accenna a rilassare le tensioni ai confini himalayani con la Cina, pur accogliendo il nuovo ministro Qin. E Lavrov accusa l’Occidente d’aver “insabbiato senza vergogna” la promessa di far arrivare cibo e fertilizzanti russi sui mercati globali. Poi condanna i tentativi dell’Occidente di “vendicarsi per l’inevitabile scomparsa dei livelli di dominio che gli sfugge dalle mani”, e infine il ministro russo fa la tragica Cassandra, annunciando che il mondo “è sull’orlo del disastro”. Non è proprio un’arena dove può bastare la pazienza del Buddha per riaggiustare un mondo spezzato.