✕

Nicaragua, Ortega punisce la Chiesa vietando le processioni della Pasqua: con la Via Crucis si rischia il carcere

(afp)
Il leader del Paese centroamericano abolisce per decreto le cerimonie all'aperto della Settimana Santa per colpire le autorità cattoliche, che criticano il suo regime. Si potrà celebrare solo al chiuso
2 minuti di lettura

LIMA – Niente Via Crucis, nessuna cerimonia religiosa nella Settimana Santa che precede la Pasqua. Daniel Ortega continua la sua offensiva contro la Chiesa Cattolica e ordina per decreto l’abolizione di ogni rito nelle chiese del Nicaragua. L’ex guerrigliero trasformatosi in dittatore si è già liberato dei prigionieri politici deportandoli a forza negli Usa e privandoli della cittadinanza. Adesso continua la sua guerra a tutto ciò che ha il sapore di opposizione e si scaglia sulla Chiesa che rappresenta l’ultimo scampolo di libertà in un Paese prigioniero del suo padrone. 


La polizia è stata sole…

LIMA – Niente Via Crucis, nessuna cerimonia religiosa nella Settimana Santa che precede la Pasqua. Daniel Ortega continua la sua offensiva contro la Chiesa Cattolica e ordina per decreto l’abolizione di ogni rito nelle chiese del Nicaragua. L’ex guerrigliero trasformatosi in dittatore si è già liberato dei prigionieri politici deportandoli a forza negli Usa e privandoli della cittadinanza. Adesso continua la sua guerra a tutto ciò che ha il sapore di opposizione e si scaglia sulla Chiesa che rappresenta l’ultimo scampolo di libertà in un Paese prigioniero del suo padrone. 


La polizia è stata solerte nel far applicare il provvedimento. Pattuglie di agenti hanno avvertito parroci e preti che di fronte a delle processioni scatteranno gli arresti. Ci sono solo alcune eccezioni: si potrà restare chiusi in chiesa. Ogni manifestazione per strada sarà sciolta e repressa. Pregare e ricordare il martirio di Gesú diventa così un reato grave nel Nicaragua di Daniel Ortega. Alla popolazione profondamente cattolica che sulla Chiesa fa affidamento per condividere i propri malesseri materiali e spirituali non resta che rispettare l’ennesima censura e restare tappati in casa. Una scelta sofferta. In America Latina la Settimana Santa è particolarmente sentita. È un periodo di ferie, scuole chiuse e poco lavoro. 

Il vescovo-coraggio

Gli ordini del presidente sono stati eseguiti con particolare zelo a Masaya, roccaforte della dissidenza dove iniziarono le prime sommosse della rivolta sociale del 2018. Qui sorge la chiesa del vescovo Rolando Álvarez, arrestato agli inizi del 2022 e una settimana fa condannato a 26 anni di carcere per essersi opposto alla deportazione negli Usa. “Andate voi”, aveva risposto a quanti lo esortavano a partire verso l’esilio a vita. “Io resto qui a scontare la condanna per tutti voi”. Perseguitato dal regime che lo vedeva come il fumo negli occhi, il prelato si era trovato di fronte a un’alternativa offerta da Ortega in persona: lasciare il Paese assieme agli altri 200 prigionieri o restare. Lui è rimasto. E questo ha mandato su tutte le furie la coppia presidenziale, formata anche dalla moglie Rosario Murillo. Processo e sentenza immediata, con pena esemplare. 

Il silenzio del Vaticano

Il Vaticano ha stigmatizzato il verdetto ma è rimasto nei fatti silente. Vuole evitare altra tensione, cerca di riannodare un dialogo ormai impossibile. Ortega ne ha approfittato lanciando il suo ultimo anatema. “I preti, i vescovi, i papi sono una mafia”, aveva detto in una delle sue ultime apparizioni pubbliche. “Guarda quanti crimini hanno commesso e adesso vogliono fare santi quelli che li hanno aiutati nei misfatti. La Chiesa è stata amica dei fascisti e di Hitler”. La Santa Sede non ha replicato. Ha incassato la condanna del vescovo ribelle, gli insulti e la strumentale narrazione. Adesso l’ultimo divieto. 

Le chiese si sono preoccupate di avvertire subito i fedeli. Hanno pubblicato sui profili Facebook e le chat di gruppo l’ordine della presidenza. “Il vicario generale ci ha informato che la Via Crucis quest’anno è vietata. Non vogliamo fare alcun clamore per evitare di essere arrestati”, hanno scritto. “Mi raccomando, nessun commento per amore di Dio. Rischiamo tutti il carcere”.