Nicaragua, Ortega punisce la Chiesa vietando le processioni della Pasqua: con la Via Crucis si rischia il carcere
di Daniele Mastrogiacomo , di Daniele MastrogiacomoLIMA – Niente Via Crucis, nessuna cerimonia religiosa nella Settimana Santa che precede la Pasqua. Daniel Ortega continua la sua offensiva contro la Chiesa Cattolica e ordina per decreto l’abolizione di ogni rito nelle chiese del Nicaragua. L’ex guerrigliero trasformatosi in dittatore si è già liberato dei prigionieri politici deportandoli a forza negli Usa e privandoli della cittadinanza. Adesso continua la sua guerra a tutto ciò che ha il sapore di opposizione e si scaglia sulla Chiesa che rappresenta l’ultimo scampolo di libertà in un Paese prigioniero del suo padrone.
La polizia è stata sole…
LIMA – Niente Via Crucis, nessuna cerimonia religiosa nella Settimana Santa che precede la Pasqua. Daniel Ortega continua la sua offensiva contro la Chiesa Cattolica e ordina per decreto l’abolizione di ogni rito nelle chiese del Nicaragua. L’ex guerrigliero trasformatosi in dittatore si è già liberato dei prigionieri politici deportandoli a forza negli Usa e privandoli della cittadinanza. Adesso continua la sua guerra a tutto ciò che ha il sapore di opposizione e si scaglia sulla Chiesa che rappresenta l’ultimo scampolo di libertà in un Paese prigioniero del suo padrone.
La polizia è stata solerte nel far applicare il provvedimento. Pattuglie di agenti hanno avvertito parroci e preti che di fronte a delle processioni scatteranno gli arresti. Ci sono solo alcune eccezioni: si potrà restare chiusi in chiesa. Ogni manifestazione per strada sarà sciolta e repressa. Pregare e ricordare il martirio di Gesú diventa così un reato grave nel Nicaragua di Daniel Ortega. Alla popolazione profondamente cattolica che sulla Chiesa fa affidamento per condividere i propri malesseri materiali e spirituali non resta che rispettare l’ennesima censura e restare tappati in casa. Una scelta sofferta. In America Latina la Settimana Santa è particolarmente sentita. È un periodo di ferie, scuole chiuse e poco lavoro.
Il vescovo-coraggio
Gli ordini del presidente sono stati eseguiti con particolare zelo a Masaya, roccaforte della dissidenza dove iniziarono le prime sommosse della rivolta sociale del 2018. Qui sorge la chiesa del vescovo Rolando Álvarez, arrestato agli inizi del 2022 e una settimana fa condannato a 26 anni di carcere per essersi opposto alla deportazione negli Usa. “Andate voi”, aveva risposto a quanti lo esortavano a partire verso l’esilio a vita. “Io resto qui a scontare la condanna per tutti voi”. Perseguitato dal regime che lo vedeva come il fumo negli occhi, il prelato si era trovato di fronte a un’alternativa offerta da Ortega in persona: lasciare il Paese assieme agli altri 200 prigionieri o restare. Lui è rimasto. E questo ha mandato su tutte le furie la coppia presidenziale, formata anche dalla moglie Rosario Murillo. Processo e sentenza immediata, con pena esemplare.
Il silenzio del Vaticano
Il Vaticano ha stigmatizzato il verdetto ma è rimasto nei fatti silente. Vuole evitare altra tensione, cerca di riannodare un dialogo ormai impossibile. Ortega ne ha approfittato lanciando il suo ultimo anatema. “I preti, i vescovi, i papi sono una mafia”, aveva detto in una delle sue ultime apparizioni pubbliche. “Guarda quanti crimini hanno commesso e adesso vogliono fare santi quelli che li hanno aiutati nei misfatti. La Chiesa è stata amica dei fascisti e di Hitler”. La Santa Sede non ha replicato. Ha incassato la condanna del vescovo ribelle, gli insulti e la strumentale narrazione. Adesso l’ultimo divieto.
Le chiese si sono preoccupate di avvertire subito i fedeli. Hanno pubblicato sui profili Facebook e le chat di gruppo l’ordine della presidenza. “Il vicario generale ci ha informato che la Via Crucis quest’anno è vietata. Non vogliamo fare alcun clamore per evitare di essere arrestati”, hanno scritto. “Mi raccomando, nessun commento per amore di Dio. Rischiamo tutti il carcere”.