La Tunisia scatena la caccia ai migranti irregolari dall'Africa subsahariana. Che fuggono anche verso l'Italia
di Leonardo Martinelli , di Leonardo MartinelliSFAX - È nascosta a casa di amici, in uno degli edifici scalcinati, dietro la strada di Saltnia, groviglio di motorini e taxi, che si allontanano dal centro di Sfax. È la seconda città della Tunisia, il maggiore polo industriale. Mireille, 33 anni, vi è arrivata dalla sua Costa d'Avorio tre anni fa, uno dopo il marito. Poi è nato il loro piccolo, che ormai ha un anno e tre mesi. Adesso strilla accanto alla mamma, come un leone in gabbia, mentre restano rintanati lì dentro. "Ho sempre considerato questo Paese ospitale - racconta la donna - . Ma adesso abbiamo paura". Il presidente Kais Saied ha scatenato una battaglia contro i subsahariani irregolari. E così i tre sono stati buttati fuori dal loro appartamento, il proprietario aveva paura dei controlli della polizia.
Ci sono retate e, in quartieri popolari come questo, aggressioni di cittadini, alla ricerca di un capro espiatorio per la crisi economica della loro Tun…
SFAX - È nascosta a casa di amici, in uno degli edifici scalcinati, dietro la strada di Saltnia, groviglio di motorini e taxi, che si allontanano dal centro di Sfax. È la seconda città della Tunisia, il maggiore polo industriale. Mireille, 33 anni, vi è arrivata dalla sua Costa d'Avorio tre anni fa, uno dopo il marito. Poi è nato il loro piccolo, che ormai ha un anno e tre mesi. Adesso strilla accanto alla mamma, come un leone in gabbia, mentre restano rintanati lì dentro. "Ho sempre considerato questo Paese ospitale - racconta la donna - . Ma adesso abbiamo paura". Il presidente Kais Saied ha scatenato una battaglia contro i subsahariani irregolari. E così i tre sono stati buttati fuori dal loro appartamento, il proprietario aveva paura dei controlli della polizia.
Ci sono retate e, in quartieri popolari come questo, aggressioni di cittadini, alla ricerca di un capro espiatorio per la crisi economica della loro Tunisia. Mireille, in ogni caso, fin dagli inizi aveva considerato Sfax una "transizione" verso altro, l'Europa. Già tre volte è salita su un barcone diretto a Lampedusa, da una spiaggia non lontana. "Mio marito era rimasto qui, ci avrebbe raggiunto più tardi. Ma ogni volta la guardia costiera tunisina ci ha bloccato. Ora, ancora di più, voglio riprovarci e lui verrà con noi. Non c'è altro da fare". In questa fresca giornata d'inverno, dal mare il vento soffia forte, insidioso.
Il marito di Mireille lavora in una falegnameria industriale. "Lì è stato aggredito da alcuni tunisini. Ma il datore di lavoro l'ha difeso. Ora continua ad andarci, ma di soppiatto". La testa, ormai, è altrove: "Con l'aiuto di amici stiamo mettendo insieme 2500 dinari (al cambio attuale 750 euro) per me e altrettanti per mio marito. Il bimbo viaggia gratis, tra le mie braccia". È la tariffa minima chiesta da uno scafista, quella che in genere corrisponde a una "carretta". "Lo so, ma io chiedo ogni giorno la grazia a Dio, perché ci porti sani e salvi dall'altra parte".
"Che madre è quella che porta in mare un figlio, rischiando di morire?", si è chiesto nei giorni scorsi il ministro degli Interni, Matteo Piantedosi. "Ha perfettamente ragione - spiega Mireille - ma non abbiamo alternative". Ritornare in Costa d'Avorio? "Mio marito aveva un buon lavoro lì. Poi, dopo la crisi politica del 2010-11 ha perso tutto e non ha mai trovato nulla di decente. Io sono orfana e in Costa d'Avorio non ho nessuno per aiutarmi. Avrei due possibilità: prostituirmi o rubare. Lo dica al suo ministro".
A Tunisi, intanto, molte famiglie si ammassano davanti all'ambasciata della Costa d'Avorio. In più di 800 hanno già chiesto di rientrare a casa e ieri un aereo è decollato verso la Guinea con a bordo una cinquantina di cittadini di quel Paese, in fuga dalla "caccia al nero". Ma sono gocce nel mare. In Tunisia, secondo i dati ufficiali, vivono 21mila subsahariani, quasi tutti clandestini (arrivano come turisti e poi restano: non ci vuole il visto per gran parte degli Stati africani). E nei primi due mesi dell'anno in Italia sono sbarcati 8578 migranti giunti dalla Tunisia, contro appena 1077 nello stesso periodo del 2022. In tutto l'anno scorso la metà dei 22mila clandestini sbarcati sono stati subsahariani e per il resto sempre più tunisini, in fuga da un Paese dove si vivrà meglio che in Costa d'Avorio, ma che ormai economicamente è alla deriva. Antonio Tajani, ministro degli Esteri, e Piantedosi sono venuti a incontrare Saied a fine gennaio, promettendo finanziamenti in cambio di una stretta sulle partenze dei migranti. Pochi giorni fa, il presidente tunisino ha lanciato "misure urgenti" contro i subsahariani, accusandoli di "violenze, crimini e atti inaccettabili": secondo lui, sono parte di un progetto di "grande sostituzione" (le stesse parole dell'estrema destra europea più becera) di queste popolazioni a quelle arabo-musulmane, i puri.
"Credo ci sia un nesso tra la visita dei ministri italiani e l'offensiva di Saied sui subsahariani - osserva Yasmine Wardi Akrimi, tunisina, ricercatrice di scienze politiche presso il Brussels International Center (Bic) -: è una sorta di 'contentino' dato a Roma". Le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti. Poi, Tajani e anche Meloni insistono sul sostegno che stanno portando alla Tunisia per ottenere il prestito promesso dall'Fmi, necessario per evitare il default delle finanze pubbliche. "Il Fondo monetario internazionale, in ogni caso, chiederà riforme all'insegna dell'austerità - continua Akrimi - . Sarà ancora più dura per chi vive in Tunisia. Paradossalmente il prestito potrebbe far crescere ulteriormente le partenze".
A Bhar Lazreg, una sorta di bidonville nata a ridosso della Marsa, uno dei quartieri dei ricchi di Tunisi, vivono tanti subsahariani. Alcuni ricominciano a uscire da casa, comunque timorosi. Pure Mamadou, 32 anni, del Camerun. "Speriamo che la situazione si calmi. Io, almeno, non ho perso il lavoro". È arrivato due anni fa: con una sola ossessione, l'Europa. "A casa mia non posso ritornare, è un disastro. Qui, ormai, è sempre peggio. Non resta altro che Lampedusa". Alla spiaggia bianca degli hotel di lusso ci si arriva a piedi. Anche lì oggi soffia un vento freddo, insidioso.