Stati Uniti: dal Pentagono ok alla vendita di munizioni per gli F-16 a Taiwan, l'irritazione di Pechino
dal nostro corrispondente Gianluca Modolo , dal nostro corrispondente Gianluca ModoloPECHINO - Un nuovo pacchetto di armi americane a Taiwan. Valore: 619 milioni di dollari. Il Pentagono ha approvato ieri sera la potenziale vendita all'isola di munizioni per i jet da combattimento F-16, di 100 missili AGM-88 in grado di abbattere le stazioni radar terrestri e 200 missili antiaerei a medio raggio. "La vendita proposta contribuirà alla capacità del destinatario di provvedere alla difesa del proprio spazio aereo, alla sicurezza regionale e all'interoperabilità con gli Stati Uniti", scrive il Dipartimento della Difesa Usa in un comunicato. Principali fornitori saranno la Raytheon Technologies e la Lockheed Martin: società entrambe sanzionate dalla Cina proprio per aver venduto armi a Taiwan in passato.
Un nuovo pacchetto che farà indispettire Pechino. Negli ultimi due giorni, infatti, si sono registrate significative incursioni cinesi nello spazio di identificazione aerea dell'isola, "provincia ribelle&q…
PECHINO - Un nuovo pacchetto di armi americane a Taiwan. Valore: 619 milioni di dollari. Il Pentagono ha approvato ieri sera la potenziale vendita all'isola di munizioni per i jet da combattimento F-16, di 100 missili AGM-88 in grado di abbattere le stazioni radar terrestri e 200 missili antiaerei a medio raggio. "La vendita proposta contribuirà alla capacità del destinatario di provvedere alla difesa del proprio spazio aereo, alla sicurezza regionale e all'interoperabilità con gli Stati Uniti", scrive il Dipartimento della Difesa Usa in un comunicato. Principali fornitori saranno la Raytheon Technologies e la Lockheed Martin: società entrambe sanzionate dalla Cina proprio per aver venduto armi a Taiwan in passato.
Un nuovo pacchetto che farà indispettire Pechino. Negli ultimi due giorni, infatti, si sono registrate significative incursioni cinesi nello spazio di identificazione aerea dell'isola, "provincia ribelle" da riunificare per il Partito comunista: 21 gli aerei che hanno sorvolato lo Stretto soltanto nelle ultime 24 ore. "La Cina si oppone e chiede agli Stati Uniti di fermare la vendita di armi e i contatti militari con Taiwan", dice questa mattina il Ministero degli Esteri cinese.
Più armi e soldati Usa
Non una novità la vendita di armamenti made in Usa all'isola democratica: gli Stati Uniti lo fanno da quarant'anni. Ma che di certo arriva in un momento in cui le tensioni attorno allo Stretto della vecchia Formosa sono riesplose prepotentemente dopo la visita lo scorso 2 agosto della speaker della Camera Nancy Pelosi con conseguenti mega-esercitazioni dell'esercito cinese. E dopo le notizie della settimana scorsa secondo le quali gli Stati Uniti si preparano a quadruplicare la presenza di militari americani sull'isola per programmi di addestramento. Attualmente sono circa 40 e potrebbero aumentare fino a 150-200.
Dall'approvazione della vendita di armi alla effettiva consegna ci possono volere però anni. E infatti Taiwan ultimamente si è spesso lamentata nei ritardi delle consegne americane. A Taipei sono volati di recente l'alto funzionario del Pentagono Michael Chase e il capo del nuovo Comitato sulla Cina del Congresso, Mike Gallagher, che spinge proprio per un invio più rapido di armi all'isola. A Washington è arrivato in missione la settimana scorsa pure il ministro della Difesa taiwanese, Joseph Wu: primo capo della diplomazia dell'isola ad essere ricevuto nella capitale americana per colloqui formali dal lontano 1979.
La strategia del porcospino
Nonostante il riconoscimento del governo di Pechino nel 1979, quello stesso anno gli Usa approvano il Taiwan Relations Act, che accorda a Taipei un trattamento alla pari, sostanzialmente, di qualsiasi altro Stato. È la politica dell'ambiguità strategica che permette a Washington di mantenere lo status quo tra i due vicini e porsi come "garante" dell'isola continuando a vendere armamenti all'esercito taiwanese. Gli Usa vogliono che Taiwan sia in grado di "difendersi da sola" adottando la cosiddetta "strategia del porcospino": dotarsi di molti aculei per rendere il costo di un attacco nemico talmente alto da scoraggiarlo.