"Fare la pace? Chiedetelo a Kiev". Lavrov contro tutti a Delhi e spiega il mondo con Russia, Cina e India al comando
di Carlo Pizzati , di Carlo PizzatiNEW DELHI – “Il mondo intero si chiede quand’è che vi siederete attorno a un tavolo per parlarvi. C’è qualche speranza di una soluzione diplomatica?” La domanda del presidente del centro studi che ha organizzato la conferenza Raisina nella capitale indiana è legittima. Ma il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov, sprofondato nella poltroncina in pelle bianca, non ci sta. Guizza su e ribatte: “Senta, lei mi sorprende, caro amico, avrebbe dovuto fare i compiti a casa, prima di venire qui! Dovrebbe sapere che Zelensky l’anno scorso ha fatto approvare un decreto che rende criminale negoziare con la Russia finché c’è Putin al potere. Quindi perché non fa venire qui lui e gli fa questa domanda?”. Commenti giudicati dal Chargé d’affaires ucraino Ivan Konovalov come “parole false, propaganda, un discorso che il ministro non avrebbe dovuto fare.”
È un vecch…
NEW DELHI – “Il mondo intero si chiede quand’è che vi siederete attorno a un tavolo per parlarvi. C’è qualche speranza di una soluzione diplomatica?” La domanda del presidente del centro studi che ha organizzato la conferenza Raisina nella capitale indiana è legittima. Ma il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov, sprofondato nella poltroncina in pelle bianca, non ci sta. Guizza su e ribatte: “Senta, lei mi sorprende, caro amico, avrebbe dovuto fare i compiti a casa, prima di venire qui! Dovrebbe sapere che Zelensky l’anno scorso ha fatto approvare un decreto che rende criminale negoziare con la Russia finché c’è Putin al potere. Quindi perché non fa venire qui lui e gli fa questa domanda?”. Commenti giudicati dal Chargé d’affaires ucraino Ivan Konovalov come “parole false, propaganda, un discorso che il ministro non avrebbe dovuto fare.”
È un vecchio orso aggressivo, anche se un po’ stanco dal G20 del giorno prima, questo Lavrov che si dibatte di fronte alle domande incalzanti del bravo Sunjoy Joshi, della Observer Research Foundation, che non molla l’osso: “Nessun Paese, nemmeno l’India, può scegliere gli amici e gli alleati delle nazioni confinanti. Ma non entriamo in guerra per questo motivo… Allora, perché la Russia ha scatenato questa lunga guerra con la paura dell’espansione della Nato?”
“Presumo che il pubblico qui sia fatto da esperti di scienze politiche e se non hanno capito il perché, considerati gli ultimi 20 anni, c’è da preoccuparsi”. Lavrov se la prende con una presunta ammissione dell’ambasciatrice francese che avrebbe confermato l’esistenza di un impegno a non espandere la Nato, dicendo però che questa promessa violata non giustificava le azioni russe. “Qui al G20 gli occidentali urlavano ‘La Russia deve fare questo!’ ‘La Russia deve fare quest’altro!’ E i Paesi in via di sviluppo insistono a chiedere quando la Russia vorrà negoziare… Ma sono Biden, Blinken, Stoltenberg e Borrell che ripetono che la Russia dev’essere battuta sul campo di battaglia, che la Russia deve soffrire la sconfitta. E che ciò è essenziale per l’Occidente per il dominio globale. L’intero G20 è stato distratto da cosa fare in Ucraina. Ma, scusate, mai prima d’ora, da quando sono iniziate queste riunioni nel 1999 si è discusso di cosa fare, che ne so, in Iraq, Libia, Afghanistan o Jugoslavia, perché a nessuno fregava niente, importava solo di economia e finanza che è poi la ragion d’essere del G20”. Pare evidente che nessuno dei conflitti citati da Lavrov ha causato un disastro economico come l’invasione russa in Ucraina, tale da incidere nell’economia e nella finanza globali e rendere il conflitto un tema ineludibile in questa sede.
Sul palco viola, Lavrov si dà da fare nella sua operazione a cuneo. Difatti si possono individuare tre posizioni emerse dal G20 e rese ancora più esplicite nei dialoghi Raisina.
Da un lato, l’operazione occidentale riaffermata anche venerdì sul palco, in un dibattito sull’alleanza del Quadrilatero tra il viceministro degli esteri giapponese, il ministro degli esteri australiano, quello indiano e il segretario di Stato americano Antony Blinken che ha dichiarato che alla Russia non può esser permesso di fare questa guerra impunemente. Democrazie contro autocrazie. La dichiarazione congiunta del Quad emersa dalla conversazione è che l’utilizzo di armi nucleari in Ucraina è “inammissibile”, in riferimento alla sospensione di Putin degli accordi START.
Dall’altro lato, c’è il tentativo dell’India di proporsi come leader di una coalizione di non-allineati, com’è d’altronde è nella sua tradizione ancora dalla Guerra Fredda, unendo i Paesi del Sud globale più colpiti dalla crisi causata dall’invasione Ucraina.
E infine, l’esplicito tentativo russo di creare un’alleanza basata sul R.I.C., il patto Russia, India, Cina che Lavrov, non a caso, cita più volte.
“L’America sta cercando chiaramente di rovinare tutti i summit dell’Est Asia con l’idea di promuovere un’alleanza tra l’Associazione delle Nazioni del Sud-est Asiatico (Asean) e il Quad. Vogliono summit est asiatici invitando tutti tranne la Russia e la Cina. E non lasceremo che l’Occidente continui a farci esplodere i gasdotti. Non sarà più nostro partner energetico, ci affideremo invece a partner credibili come India e Cina. Abbiamo relazioni eccellenti con l’India, una partnership speciale e privilegiata, e anche con la Cina, che nessun altro può vantare.”
Insomma, la visione del mondo di Lavrov, e quindi di Putin, è piuttosto chiara: Nato da una parte e Russia, India e Cina (R.I.C) dall’altra. Il resto del mondo deve scegliere con chi stare. Mosca cerca di tirare Delhi dalla sua, quando non è nemmeno certo che Pechino sia d’accordo su questo paradigma.