Cutro, trovati i corpi di 18 bambini. E non sono tutti
di Alessia Candito , Dario Del PortoPer giorni è stata solo Kr14f9. Una delle prime bimbe ritrovate senza vita sulla spiaggia di Steccato di Cutro, dopo il terribile naufragio di una settimana fa. Poi un parente di neanche ventitré anni le ha dato un nome e una storia e lo stesso ha fatto con l’intera sua famiglia, sterminata dallo schianto del barcone sulla secca. Erano partiti in ventidue dall’Afghanistan, solo cinque sono sopravvissuti e ancora si cercano sette persone, fra cui due bambine di sei anni, uno di tre, una ragazza di diciott’anni, uno di venti, un uomo di quaranta. La piccolina della famiglia, una neonata di soli otto mesi, è in una delle bare bianche allineate nel palazzetto dello sport di Crotone.
Per giorni è stata solo Kr14f9. Una delle prime bimbe ritrovate senza vita sulla spiaggia di Steccato di Cutro, dopo il terribile naufragio di una settimana fa. Poi un parente di neanche ventitré anni le ha dato un nome e una storia e lo stesso ha fatto con l’intera sua famiglia, sterminata dallo schianto del barcone sulla secca. Erano partiti in ventidue dall’Afghanistan, solo cinque sono sopravvissuti e ancora si cercano sette persone, fra cui due bambine di sei anni, uno di tre, una ragazza di diciott’anni, uno di venti, un uomo di quaranta. La piccolina della famiglia, una neonata di soli otto mesi, è in una delle bare bianche allineate nel palazzetto dello sport di Crotone.
Con i corpi restituiti ieri dal mare, sono diciotto i bambini sotto i dodici anni morti a pochi metri dalla riva. Altri otto erano adolescenti che sognavano un futuro in Italia. Ma secondo i parenti arrivati a Crotone per cercare i loro cari fra i vivi e fra i morti, altri ancora sarebbero dispersi fra le onde. «È un momento drammatico quello in cui facciamo morire i bambini in mezzo al mare», tuona il cardinale Matteo Zuppi. A chi propone di bloccare le partenze, il presule ricorda che «chi va via è perché non ha più casa, non ha più niente».
E da Crotone sembra quasi fargli eco Mohammad Haroon Faizi, rifugiato afgano da anni in Italia, che nel naufragio ha perso il cognato e ancora aspetta che le onde restituiscano il corpo. «Ci sono italiani che considerano noi stranieri un peso, ma lavoriamo qui come voi, vogliamo una vita normale come voi».
Ora i parenti delle vittime chiedono che venga assicurata una degna sepoltura ai propri cari. «Vogliamo due cose: che le ricerche dei dispersi non si fermino e che le salme riconosciute siano trasferite al più presto nei loro Paesi d’origine», dice durante il sit in organizzato ieri a Crotone, ripetendo le istanze avanzate al presidente Sergio Mattarella che «è un uomo di parola e so che la manterrà». Ma al momento, dalla Prefettura non arrivano risposte chiare, nessuno sa dire ai parenti delle vittime quando potranno far rientrare le salme, quali siano i documenti necessari, quanto dovranno aspettare. Anche i superstiti ora alloggiati nel Cara devono attendere per piangere i morti e ricongiungersi ai vivi. Sono sopravvissuti al naufragio, ma il loro futuro è pieno di incognite.