Tunisia, in piazza con il più grande sindacato del Paese: "Difenderemo i diritti contro la svolta autoritaria di Saied"
di Leonardo Martinelli , di Leonardo Martinelli"Libertà, libertà, abbasso lo Stato poliziesco". E ancora: "Stop al razzismo e alla xenofobia". Sono gli slogan scanditi stamani nelle strade del centro di Tunisi, durante una manifestazione dell'Ugtt, la potente confederazione sindacale. Fra bandiere rosse e canti popolari, il raduno, che ha visto la partecipazione di oltre 3mila persone, si è trasformato in una protesta anti Kais Saied, il presidente, e la sua svolta autoritaria, in quella che resta (per il momento) l'unica democrazia del mondo arabo.
Noureddine Taboubi, segretario generale dell'Ugtt, ha preso la parola davanti alla folla, nelle polverose strade ai margini della vecchia Medina. Ebbene, non ha risparmiato il presidente anche riguardo alle sue recenti dichiarazioni contro i migranti subsahariani clandestini, che hanno portato ad aggressioni ripetute nei confronti di queste popolazioni. "La Tunisia è un Paese di tolleranza, non di razzismo - ha detto Ta…
"Libertà, libertà, abbasso lo Stato poliziesco". E ancora: "Stop al razzismo e alla xenofobia". Sono gli slogan scanditi stamani nelle strade del centro di Tunisi, durante una manifestazione dell'Ugtt, la potente confederazione sindacale. Fra bandiere rosse e canti popolari, il raduno, che ha visto la partecipazione di oltre 3mila persone, si è trasformato in una protesta anti Kais Saied, il presidente, e la sua svolta autoritaria, in quella che resta (per il momento) l'unica democrazia del mondo arabo.
Noureddine Taboubi, segretario generale dell'Ugtt, ha preso la parola davanti alla folla, nelle polverose strade ai margini della vecchia Medina. Ebbene, non ha risparmiato il presidente anche riguardo alle sue recenti dichiarazioni contro i migranti subsahariani clandestini, che hanno portato ad aggressioni ripetute nei confronti di queste popolazioni. "La Tunisia è un Paese di tolleranza, non di razzismo - ha detto Taboubi -. Difendiamo i diritti dei migranti al di là del colore della pelle e della nazionalità".
La rottura con Saied
Si tratta di un sensibile cambiamento di rotta per l'Ugtt, che a lungo ha appoggiato Saied, in maniera più o meno ambigua, sposandone l'avversione agli islamisti di Ennahdha e un certo populismo. È pure un'inversione di rotta per lo stesso Taboubi: con il presidente aveva sviluppato una stretta relazione personale, tanto da esserne considerato uno dei consiglieri nell'ombra. Questa nuova presa di posizione dei vertici dell'Ugtt è importante nel contesto attuale, che ha visto in febbraio arresti a ripetizione, voluti da Saied, di una ventina di esponenti dell'opposizione politica, già divisa e oggi terribilmente indebolita. L'Ugtt appare come l'unico bastione capace ancora di arrestare la svolta autoritaria in atto.
Riguardo agli arresti, Taboubi ha detto: "Non accetteremo mai queste pratiche. Resistiamo in nome dei nostri diritti sindacali, restiamo uniti per difenderli". Ha ricordato il caso di Anis Kaabi, dirigente Ugtt per il settore autostradale. È stato incarcerato lo scorso 31 gennaio. La sua unica colpa? Avere indetto uno sciopero ai pedaggi, per strappare aumenti salariali, in una fase difficilissima per l'economia del Paese. Kaabi è ancora in carcere, nonostante le proteste del sindacato. "No ai discorsi di violenza e di regolamento dei conti- ha ribadito Taboubi -. No ai discorsi che dividono la società tunisina. La nostra unica arma è il dialogo, non lanceremo mai appelli alla violenza. Vogliamo un cambiamento pacifico e democratico. L'Ugtt non accetterà mai la repressione delle libertà".
Lo Stato tunisino si ritrova per le finanze pubbliche sull'orlo del default. Per evitare questo scenario, spera in un prestito da 1,9 miliardi di dollari promesso da mesi dal Fondo monetario internazionale. Ma che non arriva mai, forse anche per la deriva autoritaria di Saied. Non solo: l'Fmi chiede la ristrutturazione delle imprese pubbliche (gran parte rischiano il fallimento) e tagli alle spese dello Stato (anche quelle che servono a garantire prezzi del pane e della benzina più ridotti, quindi sovvenzionati). L'Ugtt minaccia battaglie da questo punto di vista. "Siamo aperti alle riforme - ha detto il segretario generale -, ma sulla base di un programma che escluda assolutamente di togliere le sovvenzioni per affamare il popolo".
Il Nobel dopo la rivoluzione
"Non possiamo limitarci - ha aggiunto - al nostro ruolo di negoziatori sociali. Lo dice anche la storia". Come dire: in questo Paese abbiamo pure un ruolo politico e ora lo vogliamo riattivare. L'Ugtt ha più di un milione d'iscritti. Fondato nel 1946, sotto la dominazione coloniale del protettorato francese, fu un attore importante nella lotta per l'indipendenza, come nel 2011 in quella per la democrazia. Nel 2015 è stato ricompensato per avere svolto un ruolo fondamentale nella transizione democratica con il Nobel della Pace, assegnato a un "quartetto", con altre tre organizzazioni della società civile. L'Ugtt, però, è anche criticato per il suo peso eccessivo in certe aziende pubbliche e nell'amministrazione dello Stato, dove, in certi contesti, ha spinto verso assunzioni di massa. C'è chi in Tunisia lo considera uno dei responsabili delle difficoltà della macchina pubblica e dell'economia privata. Il suo sostegno è forte ma non assoluto.
Oggi alla manifestazione, oltre agli affiliati del sindacato (tanti funzionari pubblici e un ceto medio e medio-basso vittima dell'impoverimento della Tunisia), erano presenti molti giovani della società civile, ancora attivissima nel Paese, nonostante tutto. Amin aveva 15 anni nel 2011, al momento della rivoluzione del 2011. Oggi vuole difenderne l'eredità. Fa il consulente in management e lavora per diverse Ong. Riconosce che "l'Ugtt o almeno una parte dell'organizzazione ha appoggiato Saied. Ma il presidente, soprattutto con l'ultima offensiva contro i subsahariani, è andato oltre ogni limite. Anche all'Ugtt se ne rendono conto. E in ogni caso noi esponenti della società civile più progressista abbiamo bisogno dell'Ugtt. Senza di loro non si può arrestare la deriva autoritaria del presidente".
La caccia ai subsahariani
Intorno a lui, diversi manifestanti tirano su cartelli con la scritta: "Siamo tutti africani". Proprio oggi nuovi voli (uno per la Costa d'Avorio, l'altro per il Mali) sono decollati da Tunisi per riportare a casa loro migranti che qui non si sentivano più sicuri. Si segnalano aggressioni fisiche ai subsahariani, che perdono il lavoro e vengono messi alla porta dai proprietari degli appartamenti dove vivono. Una sorta di "caccia al nero" si è scatenata dopo che Saied ha dichiarato: "Esiste un piano criminale per cambiare la composizione demografica della Tunisia. La presenza dei migranti subsahariani è fonte di violenza, crimini e atti inaccettabili: è il momento di mettere la parola fine a tutto questo, perché c'è la volontà di far diventare la Tunisia solo un Paese africano e far venir meno il suo carattere arabo e islamico". Ha fatto riferimento esplicitamente alla "grande sostituzione", l'ideologia dei suprematisti e della destra europea più estrema.