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Iran, la protesta delle famiglie per le ragazze intossicate a scuola

Genitori e studenti in piazza a Teheran: "Il nemico è qui, non negli Stati Uniti"
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TEHERAN - «Il nostro nemico è qui, mentono quando dicono che è gli Stati Uniti»: è lo slogan rilanciato nelle proteste che si sono tenute ieri a Teheran. Sono scesi in piazza genitori e studenti per denunciare gli avvelenamenti ormai sempre più frequenti nelle scuole femminili di tutto il paese.

Solo sabato le ragazze intossicate sono state tantissime in diverse province. Secondo che gli gli attivisti del gruppo 1500tasvir  in un solo giorno sono state infatti colpite 40 scuole in 20 città di diverse provincie - e tra queste Fars, Hamedan, Azerbaigian, Alborz - che hanno provocato decine di ricoveri. Il timore , se non la certezza, è che sia l'ennesima mossa brutale messa in atto da ambienti governativi per punire le giovanissime che da mesi scendono in piazza per protestare contro la morte di Mahsa Amini, uccisa a settembre dalla polizia morale perché non indossava correttamente il velo.

TEHERAN - «Il nostro nemico è qui, mentono quando dicono che è gli Stati Uniti»: è lo slogan rilanciato nelle proteste che si sono tenute ieri a Teheran. Sono scesi in piazza genitori e studenti per denunciare gli avvelenamenti ormai sempre più frequenti nelle scuole femminili di tutto il paese.

Solo sabato le ragazze intossicate sono state tantissime in diverse province. Secondo che gli gli attivisti del gruppo 1500tasvir  in un solo giorno sono state infatti colpite 40 scuole in 20 città di diverse provincie - e tra queste Fars, Hamedan, Azerbaigian, Alborz - che hanno provocato decine di ricoveri. Il timore , se non la certezza, è che sia l'ennesima mossa brutale messa in atto da ambienti governativi per punire le giovanissime che da mesi scendono in piazza per protestare contro la morte di Mahsa Amini, uccisa a settembre dalla polizia morale perché non indossava correttamente il velo.

L'agenzia di stampa Tasnim ha riferito che ieri 27 studentesse di una scuola femminile nella città di Kavar, nella provincia di Fars, sono state portate in ospedale dopo aver manifestato nausea, debolezza e vertigini. Altre 30 a Orumiyeh, nellell'Azerbaigian occidentale, hanno presentato sintomi di avvelenamento.

Venerdì il presidente Ebraim Raisi aveva confermato l'ondata di attacchi contro le studentesse iraniane: parlando però di una "cospirazione" provocata dai "nemici di Teheran”. Non ha puntato il dito contro nessun paese specifico: ma tutti sanno che il termine "nemico" è da sempre riferito a Stati Uniti o Israele. Intanto sul caso si sono espresse le Nazioni Unite e i governi di Stati Uniti e Germania, che hanno invitato l'Iran a indagare sugli incidenti.

Eminenti dissidenti, accusano direttamente il regime di essere responsabile degli attacchi, considerati, appunto, una forma di "vendetta" contro le studentesse che hanno partecipato alle proteste e hanno fatto video postati sui social dove si tolgono il velo e gridano slogan antigovernativi, anche nei locali delle scuole. E anonimamente, pure un funzionario conferma alla rete di Dubai Al- Arabiya: gli avvelenamenti potrebbero essere un tentativo di forzare la chiusura delle scuole femminili nel Paese o quanto meno dissuadere le giovani dal frequentarle.