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Approvato il Trattato per l'Alto mare: il 30% degli oceani dovrà essere protetto entro il 2030

Dopo 38 ore di estenuanti negoziati a New York e 41 anni dopo la Convenzione delle Nazioni Unite sul tema nasce un nuovo strumento per tutelare la biodiversità e gli ecosistemi
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Dopo decenni di tentativi - l'accordo per proteggere uno dei tesori più straordinari e sconosciuti del Pianeta - è finalmente arrivato. 
 
Sono state necessarie trentotto ore di estenuanti negoziati a New York prima che Rena Lee, ambasciatrice delle Nazioni Unite per gli oceani, nella notte di sabato alzasse finalmente il martelletto per batterlo: "La nave ha raggiunto la riva", ha poi esclamato tra gli applausi e la gioia per il raggiungimento di un trattato storico - quello sull'Alto mare - che per certi versi era atteso da quasi quarant'anni.

Di fatto da oggi in poi l'Alto mare non sarà più  considerato "terra di nessuno" ma luogo in cui impegnarci tutti a proteggere la biodiversità e le risorse degli oceani: il nuovo accordo fra i membri Onu prevede di collocare infatti il 30% dei mari in aree protette entro il 2030 in modo da salvaguardare migliaia di specie e aiutare gli ecosistemi a riprender…

Dopo decenni di tentativi - l'accordo per proteggere uno dei tesori più straordinari e sconosciuti del Pianeta - è finalmente arrivato. 
 
Sono state necessarie trentotto ore di estenuanti negoziati a New York prima che Rena Lee, ambasciatrice delle Nazioni Unite per gli oceani, nella notte di sabato alzasse finalmente il martelletto per batterlo: "La nave ha raggiunto la riva", ha poi esclamato tra gli applausi e la gioia per il raggiungimento di un trattato storico - quello sull'Alto mare - che per certi versi era atteso da quasi quarant'anni.

Di fatto da oggi in poi l'Alto mare non sarà più  considerato "terra di nessuno" ma luogo in cui impegnarci tutti a proteggere la biodiversità e le risorse degli oceani: il nuovo accordo fra i membri Onu prevede di collocare infatti il 30% dei mari in aree protette entro il 2030 in modo da salvaguardare migliaia di specie e aiutare gli ecosistemi a riprendersi.

Per capire l'importanza di questo trattato bisogna fare un passo indietro, al 1982, anno in cui fu siglato l'ultimo accordo internazionale sulla protezione degli oceani: allora, con la Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare, si stabilì la regola per cui tutta quell'area di mare che si trova al di là della zona economica nazionale di un paese, oltre le 200 miglia nautiche dalla costa, è considerata "Alto mare".
  
Questa zona fa parte delle acque internazionali, fuori dalle giurisdizioni dei vari Stati, e lì ognuno ha il diritto di pescare, navigare o fare ricerca per esempio.
  
Occupa, in totale, due terzi dell'oceano del mondo,  ma in questa gigantesca area solo l'1,2% delle acque è strettamente protetto: significa che finora tutta la vita marina al di fuori di questa piccolissima percentuale è stata messa costantemente a rischio dalle azioni dell'uomo, dalla sovrapesca sino al traffico marittimo o gli impatti della crisi climatica che abbiamo innescato.

Un bel guaio, considerando che gli ecosistemi oceanici producono la metà dell'ossigeno che respiriamo e rappresentano il 95% della biosfera del pianeta, oltre a essere il più grande serbatoio di carbonio del mondo.
  
Ecco perché questa condizione - come riconosciuto scienziati e istituzioni - non poteva più andare avanti: le stime dell'IUCN (Unione internazionale per la Conservazione della natura) ci dicono infatti che tra il 10% e il 15% delle specie marine sono oggi già a rischio di estinzione.

Con il nuovo e storico trattato sull'Alto Mare - area che ricopre quasi la metà del Pianeta - oggi viene dunque riconosciuto e attuato l'impegno necessario per proteggere il 30% dei mari in soli sette anni. 
Ora nelle nuove aree protette, stabilite dall'accordo, verranno posti specifici limiti alla quantità di pesca che si potrà praticare, ma anche alle rotte marittime e soprattutto alle attività di estrazione mineraria in acque profonde (a oltre 200 metri) che potrebbero rivelarsi devastanti per la salute degli ecosistemi.

Formalmente ci vorranno altri passaggi e incontri tra i rappresentati dei Paesi prima di iniziare con le politiche di protezione ma ormai la scelta è stata presa, nonostante diversi disaccordi precedenti legati a finanziamenti e diritti di pesca.

  
Di chi è l'oceano?


Fra i motivi che hanno tenuto per anni in scacco i negoziati prima di arrivare a questa storica decisione, c'è proprio la gestione dell'oceano a livello globale, accessibile in Alto mare per estrazioni, pesca o studi per esempio sulle risorse genetiche marine che portano a farmaci,  cibo ed eventuali profitti finora garantiti di fatto solo ai paesi più ricchi e con i mezzi per esplorare le acque.
  
Dell'oceano conosciamo pochissimo e non abbiamo idea, di fatto, di quante risorse ci siano e di quanto valgano soprattutto in ottica futura.
  
Robert Blasiak, ricercatore oceanico presso l'Università di Stoccolma, fa un esempio chiaro per aiutare a capire: "Immaginatevi una grande TV widescreen ad alta definizione, e  solo tre o quattro dei pixel che su quello schermo gigante funzionano: ecco quei pixel sono la nostra conoscenza dell'oceano profondo. Finora abbiamo registrato circa 230.000 specie nell'oceano, ma si stima che ce ne siano più di due milioni".
  
Motivo per cui è fondamentale continuare a studiare gli oceani per preservarli e abbattere le varie resistenze geopolitiche affinchè le sue risorse, quando necessario, siano di tutti.
  

"Un giorno storico per il Pianeta"

Dopo l'accordo sono arrivati gli applausi degli ambientalisti e di chi da anni si batte per proteggere i mari.
  
Per Laura Meller, di Greenpeace Nordic, "questo è un giorno storico per la conservazione e un segno che in un mondo diviso, la protezione della natura e delle persone può trionfare sulla geopolitica".

"Ciò che accade in Alto mare non sarà più lontano dagli occhi, lontano dalla mente" ha dichiarato con gioia anche Jessica Battle del WWF.

"Le aree marine protette d'Alto mare possono svolgere un ruolo fondamentale nell'impatto del cambiamento climatico. Governi e società civile devono ora garantire che l'accordo sia adottato ed entri rapidamente in vigore e sia effettivamente attuato per salvaguardare la biodiversità" ha inoltre affermato Liz Karan, direttrice del progetto di governance degli oceani  Pews.

Adesso, ultimi passaggi, ci si attende che il trattato fornisca un quadro giuridico per la creazione di vaste aree marine protette e l'istituzione di una conferenza delle parti (Cop) che si riunisca periodicamente per rendere conto sui progressi necessari a salvare davvero il mare, nostro più grande e sconosciuto alleato contro la crisi climatica.