Taiwan, allerta per incursioni dalla Cina
dal nostro corrispondente Gianluca Modolo , dal nostro corrispondente Gianluca ModoloPECHINO - Quest'anno Taiwan dovrà stare in allerta per un possibile "ingresso improvviso" dell'esercito cinese in aree vicine al suo territorio. A dirlo è il ministro della Difesa dell'isola, Chiu Kuo-cheng. Rispondendo alle domande dei deputati in Parlamento, Chiu ha affermato che l'Esercito Popolare di Liberazione potrebbe trovare scuse per avvicinarsi al suo spazio territoriale, che l'isola definisce come 12 miglia nautiche dalla sua costa, dato che Taipei sta intensificando gli scambi militari con gli Stati Uniti. Chiu ha aggiunto che le forze armate di Pechino inviano ormai circa 10 aerei o navi in aree vicine a Taiwan al giorno.
Nonostante le ripetute incursioni, intensificatesi dopo la visita a Taipei dello scorso agosto della speaker della Camera Usa Nancy Pelosi, Taiwan non ha tuttavia segnalato finora alcun incidente in cui le forze cinesi siano entrate nella zona che dista 24 miglia nautiche dalla sua costa.
Durante i…
PECHINO - Quest'anno Taiwan dovrà stare in allerta per un possibile "ingresso improvviso" dell'esercito cinese in aree vicine al suo territorio. A dirlo è il ministro della Difesa dell'isola, Chiu Kuo-cheng. Rispondendo alle domande dei deputati in Parlamento, Chiu ha affermato che l'Esercito Popolare di Liberazione potrebbe trovare scuse per avvicinarsi al suo spazio territoriale, che l'isola definisce come 12 miglia nautiche dalla sua costa, dato che Taipei sta intensificando gli scambi militari con gli Stati Uniti. Chiu ha aggiunto che le forze armate di Pechino inviano ormai circa 10 aerei o navi in aree vicine a Taiwan al giorno.
Nonostante le ripetute incursioni, intensificatesi dopo la visita a Taipei dello scorso agosto della speaker della Camera Usa Nancy Pelosi, Taiwan non ha tuttavia segnalato finora alcun incidente in cui le forze cinesi siano entrate nella zona che dista 24 miglia nautiche dalla sua costa.
Durante il discorso di apertura dei lavori dell'Assemblea Nazionale del Popolo, ieri il premier cinese Li Keqiang non ha cambiato linguaggio rispetto alle ultime dichiarazioni della leadership comunista. Quasi soft. "Poiché noi cinesi su entrambe le sponde dello Stretto siamo una famiglia, dovremmo far progredire gli scambi economici e culturali e la cooperazione". Va portato avanti un processo di "riunificazione pacifica", ma ci saranno "misure risolute" per opporsi "all'indipendenza".
Taipei ha subito risposto: "Pechino dovrebbe affrontare la realtà, le due sponde dello Stretto di Taiwan non sono subordinate l'una all'altra", è stato il commento del Consiglio per gli affari continentali dell'isola. "La Cina dovrebbe rispettare l'impegno del popolo taiwanese nei confronti dei concetti fondamentali di mantenimento della sovranità, della democrazia e della libertà della Repubblica di Cina", ha concluso, utilizzando il nome formale di Taiwan.
Ad infastidire Pechino nelle ultime settimane sono stati proprio i continui scambi con gli Stati Uniti. Washington ha appena approvato la potenziale vendita all'isola di nuove armi per un valore di 619 milioni di dollari. Gli Stati Uniti si starebbero anche preparando a quadruplicare la presenza di militari americani sull'isola per programmi di addestramento. Attualmente sono circa 40 e potrebbero aumentare fino a 150-200.