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David Grossman: "Noi, in piazza per difendere i princìpi su cui è nato Israele"

(afp)

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Lo scrittore spiega i motivi della protesta contro la riforma della giustizia che da 9 settimane sta investendo tutti i settori della società israeliana
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E' un Paese diviso come non mai quello che Benjamin Netanyahu si lascerà alle spalle nelle prossime ore quando prenderà un aereo per venire a Roma a incontrare Giorgia Meloni: da nove settimane, ogni sabato, centinaia di migliaia di israeliani (370 mila l'ultima volta, secondo gli organizzatori) scendono in piazza per protestare contro la riforma della Giustizia del suo governo. Lo scrittore David Grossman è, sin dall'inizio, uno dei volti più noti della protesta, convinto com'è che quella in corso sia una battaglia per l'anima di Israele.

Grossman, ci spiega le ragioni della protesta?
"Siamo preoccupati che ci venga imposto un nuovo sistema di poteri e che questo cambi l'idea stessa di giustizia in Israele, nonché aspetti importanti delle nostre vite. Se passerà la riforma, la Knesset (il parlamento israeliano, ndr) avrà la possibilità di passare sopra alla Corte suprema: questo significa che…

E' un Paese diviso come non mai quello che Benjamin Netanyahu si lascerà alle spalle nelle prossime ore quando prenderà un aereo per venire a Roma a incontrare Giorgia Meloni: da nove settimane, ogni sabato, centinaia di migliaia di israeliani (370 mila l'ultima volta, secondo gli organizzatori) scendono in piazza per protestare contro la riforma della Giustizia del suo governo. Lo scrittore David Grossman è, sin dall'inizio, uno dei volti più noti della protesta, convinto com'è che quella in corso sia una battaglia per l'anima di Israele.

Grossman, ci spiega le ragioni della protesta?
"Siamo preoccupati che ci venga imposto un nuovo sistema di poteri e che questo cambi l'idea stessa di giustizia in Israele, nonché aspetti importanti delle nostre vite. Se passerà la riforma, la Knesset (il parlamento israeliano, ndr) avrà la possibilità di passare sopra alla Corte suprema: questo significa che la Corte non potrà più abrogare leggi promulgate dal Parlamento. Per farle un esempio: la Knesset potrà far passare, magari con un solo voto di scarto, leggi contro le minoranze (compresi gli arabi israeliani e i gay) e quelle entreranno in vigore senza la possibilità che vi sia alcun bilanciamento. Per rendere il tutto più chiaro ai lettori italiani, voglio ricordare che l'equilibrio fra i poteri in Israele è molto delicato: non c'è una Costituzione scritta e c'è un solo ramo di Parlamento. Se questa legge passa, significa che chi controlla la Knesset controlla tutto. Io penso - e con me lo pensano centinaia di migliaia di persone - che un Paese non possa funzionare in maniera democratica se c'è un solo centro che ha il mano tutto il potere".

Lei dice "imposto un nuovo sistema": però la coalizione guidata da Netanyahu ha vinto le elezioni...
"Certo. Per soli trentamila voti, ma ha vinto. Però nessuno ha votato per questa riforma, che in campagna elettorale non era stata presentata: per questo uso la parola "imposto". L'elettorato di Israele non si è espresso su questo piano: avremmo potuto farlo, discuterne, parlare dell'impatto che avrebbe avuto sulle minoranze. Non è un caso che, secondo i sondaggi, anche il 40 per cento degli elettori del Likud (il partito di Netanyahu, ndr) sia contrario alla riforma".

David Grossman 

Perché è così importante per il governo far passare questa legge ora?
"Netanyahu guida una coalizione composta dagli elementi più estremisti e razzisti della Storia di Israele: è solo grazie a loro che è al potere ed è loro ostaggio. La loro idea è creare un regime arbitrario mascherato da democrazia".

Le sue parole evidenziano la spaccatura che da anni divide il suo Paese: da una parte ci sono i liberal, l'high tech e Tel Aviv. Dall'altra gli ultraortodossi, le loro comunità chiuse, alcune parti di Gerusalemme. Due nazioni in una.
"Questa è la tragedia di Israele: siamo un Paese spaccato a metà. Ma le ultime manifestazioni mi danno speranza che qualcosa stia cambiando. C'è una maggioranza silenziosa che per anni è stata la colonna portante della società israeliana: pagava le tasse, serviva nell'esercito ma non voleva essere coinvolta nella politica. Ora questa parte della società si sta svegliando e quello che vede non le piace: parlo di ex militari, di persone che lavorano nell'high tech, di liberali moderati. Tutte queste persone hanno capito che se non difendono anche loro i principi basilari su cui è stato fondato Israele, il Paese verrà preso in ostaggio da chi questi principi è pronto a cancellarli. E che il danno sarà per tutti".

In questo quadro, dove sono finiti i laburisti? Il partito che ha fondato Israele all'ultimo voto ha preso meno del 4 per cento: sono spariti i suoi elettori o il Labour non sa più parlargli come è accaduto ad altri partiti della sinistra?
"Io credo che le persone nascano di destra: sospettose, territoriali aggressive verso gli altri. Solo con un lungo processo di educazione sviluppano visioni del mondo più aperte. È più facile essere di destra in una zona del mondo che da più di un secolo vive immersa nel sangue e nella violenza".

Crede che il dibattito che è in corso in questo momento possa influenzare in qualche modo anche la discussione sulla questione palestinese? Glielo chiedo perché è un tema che pare scomparso dal dibattito interno in Israele, mentre resta importante per i Paesi occidentali...
"È difficile fare previsioni. Potremmo uscire da questa fase come un Paese più estremista e fanatico, intrappolato dalle sue paure e con idee belligeranti su quello che dovrebbe essere. Ma c'è anche la possibilità che la questione morale che è stata sollevata spinga le persone a domandarsi come si rapportano agli altri, e quindi alla nostra occupazione dei Territori palestinesi, che dura da decenni. Forse così la gente capirà che stiamo distruggendo con le nostre mani il loro Stato e il nostro".

Nel mezzo di questa crisi, perché Netanyahu viene in Italia?
"Forse per dimostrare che non ha paura di lasciare il Paese anche in un momento così delicato. Forse per cercare l'appoggio di un governo di destra come il suo. Di certo non è un caso: tutto ciò che fa Netanyahu è concepito in maniera machiavellica".