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Orrore in Polonia: suicida a 15 anni, vittima di un pedofilo e del cinismo dei politici

Il post pubblicato dalla madre del ragazzo 

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Il suo nome era stato pubblicato per colpire il partito in cui milita il violentatore
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Mikolaj aveva un sorriso gentile, i capelli neri pettinati dritti sugli occhi, come va adesso tra i ragazzini. Anche nella foto pubblicata il 3 marzo dalla madre Magdalena il quindicenne sorride, abbracciando un coniglio. Ma quel tweet listato a lutto, le due frasi concise che hanno accompagnato la foto, hanno sconvolto la Polonia. "Il 17 febbraio è morto mio figlio Mikolaj Filiks". Da allora la madre ha smesso non solo di twittare, ma anche di parlare. Ha chiesto ai media di rispettare la sua privacy. Suo figlio Mikolaj si è tolto la vita, sopraffatto da una violenta campagna mediatica. Per sbattere il mostro in prima pagina, per denunciare il pedofilo che aveva abusato di lui quando aveva tredici anni, le televisioni e le radio pubbliche lo hanno citato per nome, precipitandolo in un pozzo di angoscia da cui non ha visto altra via d'uscita che il suicidio.

Mikolaj aveva un sorriso gentile, i capelli neri pettinati dritti sugli occhi, come va adesso tra i ragazzini. Anche nella foto pubblicata il 3 marzo dalla madre Magdalena il quindicenne sorride, abbracciando un coniglio. Ma quel tweet listato a lutto, le due frasi concise che hanno accompagnato la foto, hanno sconvolto la Polonia. "Il 17 febbraio è morto mio figlio Mikolaj Filiks". Da allora la madre ha smesso non solo di twittare, ma anche di parlare. Ha chiesto ai media di rispettare la sua privacy. Suo figlio Mikolaj si è tolto la vita, sopraffatto da una violenta campagna mediatica. Per sbattere il mostro in prima pagina, per denunciare il pedofilo che aveva abusato di lui quando aveva tredici anni, le televisioni e le radio pubbliche lo hanno citato per nome, precipitandolo in un pozzo di angoscia da cui non ha visto altra via d'uscita che il suicidio.

Mikolaj è finito nel tritacarne di una campagna elettorale senza scrupoli del governo, ansioso di accaparrare un pugno di voti in più sfruttando un tragico fatto di cronaca. Il suo caso dimostra quanto sia velenoso l'incesto tra politica, magistratura e informazione che affligge la Polonia da otto anni. La procura di Stettino indaga per istigazione al suicidio. Ma ormai la mostruosa propaganda di Diritto e Giustizia che si è abbattuta sulla città e sul dramma di Mikolaj sembra inarrestabile.

L'incubo di "Miki", come lo chiamava sua madre, comincia nel 2020, quando un funzionario comunale e amico di famiglia, Krzystof F., abusa sessualmente di lui e di un'altra minorenne. Il pedofilo fa parte di Piattaforma civica, il partito di opposizione dell'ex premier Donald Tusk. Il processo si conclude l'anno successivo, a porte chiuse, con una condanna a quattro anni. Il ragazzo, che all'epoca ha tredici anni, è anche lui figlio di una politica, la parlamentare di Piattaforma civica Magdalena Filiks.

Alla fine del 2022, la maggioranza guidata dal premier Mateusz Morawiecki si ricorda di quel caso. E qualcuno si fa passare le carte di un processo che ha visto sul banco degli imputati, e per un reato infame, un politico dell'opposizione. È cominciata la lunga campagna elettorale, nell'autunno del 2023 si torna alle urne, e il partito di Kaczynsky coglie in quella condanna un'occasione ghiotta per processare anche sulle televisioni e sulle radio pubbliche un avversario. La campagna mediatica comincia a dicembre, con esponenti della maggioranza, tra cui il ministro dell'Istruzione Czarnek, che spiattellano pubblicamente i dettagli di un processo che non dovrebbero conoscere, le carte che i magistrati dovrebbero aver chiuso a chiave. E gridano allo scandalo. Armano una campagna violentissima contro l'opposizione, la accusano di aver insabbiato un caso di pedofilia. E su Tvp e Radio Stettino, entrambe pubbliche e dunque controllate dal governo col pugno di ferro, finisce anche il nome di Mikolaj Filiks.

Artur Lacki, parlamentare di Piattaforma civica, ha annunciato ieri che boicotterà d'ora in poi i media statali. Raggiunto al telefono, ci spiega che sul caso "si è scatenata una valanga di calunnie e insinuazioni disgustose. Su questo bambino è stata eseguita una condanna a morte a rate, per l'appartenenza partitica di sua madre e del suo abusatore. La responsabilità della sua morte va quindi condivisa tra i servili funzionari di Radio Stettino e di altri media governativi, e i loro mandanti politici che hanno permesso di alimentare la spirale dell'odio utilizzando i dati della vittima minorenne".

Domani "Miki" avrebbe compiuto 16 anni.