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Pechino: "Gli Usa vogliono creare una Nato asiatica". Seul vuole entrare nell'alleanza Quad con Washington

Qin Gang  (afp)
Il ministro degli Esteri cinese Qin Gang: "C'è un nuovo maccartismo isterico. Washington vuole contenerci e reprimerci. Se non cambia approccio conflitto inevitabile". Il presidente sudcioreano atteso alla Casa Bianca ad aprile
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PECHINO - Ama giocare con le parole Qin Gang, l’ex ambasciatore cinese a Washington e nuovo ministro degli Esteri di Pechino. “È come se ai Giochi Olimpici uno dei due corridori non gareggiasse per vincere ma per fare lo sgambetto all’altro: facendo di tutto, addirittura, per mandarlo alle Paralimpiadi”. Il messaggio si fa presto più chiaro. E duro. "Gli Stati Uniti affermano di voler competere con la Cina e dicono di non cercare il conflitto. In realtà, la loro cosiddetta competizione mira a contenere e reprimere la Cina sotto tutti i punti di vista. I due Paesi si avviano verso un conflitto e un confronto inevitabile se Washington non cambia approccio. Chi ne sopporterà le conseguenze catastrofiche?”.

Nelle quasi due ore di intervento nella sua prima conferenza stampa da capo della diplomazia - con i pochi giornalisti stranieri ammessi che hanno dovuto recapitare le domande, solo 14, c…

PECHINO - Ama giocare con le parole Qin Gang, l’ex ambasciatore cinese a Washington e nuovo ministro degli Esteri di Pechino. “È come se ai Giochi Olimpici uno dei due corridori non gareggiasse per vincere ma per fare lo sgambetto all’altro: facendo di tutto, addirittura, per mandarlo alle Paralimpiadi”. Il messaggio si fa presto più chiaro. E duro. "Gli Stati Uniti affermano di voler competere con la Cina e dicono di non cercare il conflitto. In realtà, la loro cosiddetta competizione mira a contenere e reprimere la Cina sotto tutti i punti di vista. I due Paesi si avviano verso un conflitto e un confronto inevitabile se Washington non cambia approccio. Chi ne sopporterà le conseguenze catastrofiche?”.

Nelle quasi due ore di intervento nella sua prima conferenza stampa da capo della diplomazia - con i pochi giornalisti stranieri ammessi che hanno dovuto recapitare le domande, solo 14, come di consueto con largo anticipo - Qin delinea la traiettoria della politica estera cinese: Usa e alleati fonte di tensione e conflitto, rapporto con la Russia da elogiare, Taiwan linea rossa da non superare. 

Invita Washington ad abbandonare la mentalità da guerra fredda, a evitare un “nuovo maccartismo isterico”, continuando però a chiedere collaborazione per promuovere gli interessi di entrambi i Paesi e del mondo. Critica la strategia americana nell’Indo-Pacifico, affermando che gli Usa mirano a creare una versione asiatica della Nato: la Corea del Sud accelera per poter entrare nel Quad, la sigla che mette assieme Usa, Giappone, Australia e India per contenere l’espansione dell’influenza cinese. Sulla guerra in Ucraina evoca "una mano invisibile che usa la crisi per servire certe agende geopolitiche”. Anche qui il destinatario è chiaro.

Tira fuori una copia della Costituzione e si mette a leggere il passaggio che recita che Taiwan fa parte del "territorio sacro” cinese. “È la prima linea rossa da non oltrepassare. Perché parlare tanto di rispetto della sovranità e dell'integrità territoriale dell'Ucraina e poi non rispettare quelle della Cina? Perché chiedere alla Cina di non vendere armi alla Russia se gli Usa continuano a vendere armi a Taiwan?”. 

Elogia la partnership con Mosca - “un buon esempio per le relazioni internazionali” - legami che potrebbero diventare più importanti se il mondo diventasse più instabile. 

Qin si è presentato ripetendo ciò che molto inusualmente aveva affermato il giorno prima Xi Jinping, parlando durante i lavori dell’Assemblea Nazionale, mostrando tutta la sua frustrazione nei confronti dell’America. "I Paesi occidentali, guidati dagli Stati Uniti, hanno messo in atto un'azione di contenimento, accerchiamento e repressione contro di noi, mettendo a dura prova il nostro sviluppo”. Finora i riferimenti agli Usa erano stati più sottili, velati. Attacchi così diretti e duri sono rari, se non unici. Xi sta cercando un colpevole: scaricando le colpe sull’America se le cose nella sua Cina, grazie alle sue politiche, non stanno andando come vorrebbe. 

“Accerchiamento” è la parola chiave. Economico e geopolitico. Sul primo punto insiste allora sull’autosufficienza: per contrastare le restrizioni imposte dagli Usa. Per questo ristrutturerà il suo ministero della scienza e della tecnologia per allocare meglio le risorse per le sfide nelle tecnologie chiave, creerà una nuova commissione di regolamentazione finanziaria e un dipartimento per la supervisione del vasto patrimonio di dati.

Sul fronte geopolitico la lista degli scontri è lunga. Ci si è mezzo di mezzo da ultimo il pallone-spia. E poi le relazioni con Mosca. L’ambiguità sull’Ucraina. Taiwan. Le mosse Usa nell’Indo-Pacifico: con Tokyo e Seul sempre più alleate dell’America e pure con le Filippine che si sono riavvicinate a Washington. A proposito di Corea del Sud: secondo fonti dell’amministrazione di Seul, citate dall’agenzia di stampa sudcoreana Yonhap, il governo del presidente Yoon Suk-yeol spinge per lavorare più attivamente con i membri del Quad. "Anche se non siamo ancora entrati a farne parte, il governo ne ha sottolineato l'importanza in termini di strategia indo-pacifica. Intendiamo accelerare in modo proattivo la nostra partecipazione”, dice un funzionario del governo, citato in modo anonimo.

Per sottolineare la centralità di Seul nei piani americani per contrastare la “minaccia” cinese e pure quella nordcoreana, il mese prossimo Yoon sarà ricevuto alla Casa Bianca dal presidente statunitense Joe Biden. Yoon, che dovrebbe recarsi a Washington il 26 aprile con la moglie, è solo il secondo leader che Biden ha invitato per una visita di Stato. La prima visita di Stato dell'amministrazione Biden è stata riservata al presidente francese Emmanuel Macron.