✕

Bakhmut, la Stalingrado d’Ucraina: i due volti della battaglia

La città potrebbe essere un'esca per spingere il presidente russo, Vladimir Putin, a potenziare gli sforzi e chiudere in una sacca i mercenari
1 minuti di lettura

Il valore politico che il presidente Zelensky e il ministro Kuleba stanno caricando sulla resistenza di Bakhmut viene accolto con perplessità dalla Nato, che ritiene inutile la difesa a oltranza della città. Lo ha detto persino il segretario generale Jens Stoltenberg: "Potrebbe cadere presto...". L'intelligence occidentale inoltre non condivide le valutazioni di Kiev sul pericolo che la ritirata apra la strada a un attacco in profondità: l'intelligence non ha trovato traccia delle riserve russe che dovrebbero condurre questo assalto, che comunque se la vedrebbe con le nuove fortificazioni costruite alle spalle di Bakhmut. Tanto che Havril Hines, la direttrice di tutti i servizi di informazione americani, ha escluso che Mosca possa conquistare altri territori nelle prossime settimane.

E allora perché Zelensky dà tanto peso alla "Fortezza Bakhmut"? Una delle ipotesi è che si tratti di un'esca per spingere P…

Il valore politico che il presidente Zelensky e il ministro Kuleba stanno caricando sulla resistenza di Bakhmut viene accolto con perplessità dalla Nato, che ritiene inutile la difesa a oltranza della città. Lo ha detto persino il segretario generale Jens Stoltenberg: "Potrebbe cadere presto...". L'intelligence occidentale inoltre non condivide le valutazioni di Kiev sul pericolo che la ritirata apra la strada a un attacco in profondità: l'intelligence non ha trovato traccia delle riserve russe che dovrebbero condurre questo assalto, che comunque se la vedrebbe con le nuove fortificazioni costruite alle spalle di Bakhmut. Tanto che Havril Hines, la direttrice di tutti i servizi di informazione americani, ha escluso che Mosca possa conquistare altri territori nelle prossime settimane.

E allora perché Zelensky dà tanto peso alla "Fortezza Bakhmut"? Una delle ipotesi è che si tratti di un'esca per spingere Putin a potenziare gli sforzi e poi lanciare una controffensiva che chiuda in una sacca i mercenari entrati in città: gli assedianti che finiscono sotto assedio, come i tedeschi a Stalingrado nel 1943. Un vecchio trucco, gestito con gli strumenti della propaganda moderna, che la scorsa estate è già riuscito a ingannare i generali del Cremlino.

La situazione sul campo non lascia altre chiavi di interpretazione, perché i progressi della Wagner sono lenti ma sistematici. L'analisi degli ultimi scontri mostra il doppio volto di questa compagnia privata diventata protagonista del conflitto. Ci sono i soldati reclutati nelle prigioni mandati all'assalto un'ondata dopo l'altra, come avveniva nella Prima Guerra Mondiale, e decimati dalle mitragliatrici. Ma ci sono anche squadre di incursori specializzati nel combattimento urbano che sembrano imbattibili. Sono veterani delle operazioni casa per casa in Siria e in Libia, quasi sempre vanno all'attacco di notte usando speciali visori all'infrarosso e sparano con armi silenziate per non tradire la loro posizione.

Sono loro a espugnare i capisaldi della difesa ucraina, quasi sempre presidiati da riservisti inesperti, e a coordinare i tiri dell'artiglieria con le azioni nei palazzi. Contrariamente ai reparti dell'esercito regolare, soffocati dalla gerarchia di matrice sovietica e non abituati a prendere decisioni autonome, questi "contractor" sono molto flessibili: improvvisano i piani di battaglia a seconda della situazione e degli ostacoli.

Certo, i successi della brigata di Evgenij Prighozin dipendono anche dal volume di fuoco dei cannoni russi, che resta quattro volte superiore a quello dei difensori. Ma a fare la differenza è proprio l'esperienza dei suoi pretoriani nelle battaglie strada per strada.