✕

Gran Bretagna, contrordine dopo la Brexit: servono più migranti

Rishi Sunak (ansa)
Arriva il dietrofront del governo Sunak, visto che non si riescono a colmare 1,2 milioni di posti di lavoro vacanti che i britannici non vogliono fare. Intanto, bufera sull’ex calciatore Gary Lineker che ha paragonato la nuova durissima legge sui rifugiati alla Germania nazista: “Ma non riusciranno a silenziarmi"
2 minuti di lettura

LONDRA - Dopo la Brexit, il mantra oltremanica, o per lo meno del governo di Boris Johnson, è stato: basta migranti a basso costo dall’Europa, possiamo farcela da soli. È il vecchio sogno della piena immigrazione “autarchica”, che, nell’epoca ideologica post Brexit, è stato adottato paradossalmente anche da Keir Starmer, leader del Labour Party e molto probabile prossimo primo ministro britannico. Anche per questo, il governo Johnson nel 2021 ha approvato il nuovo, severo sistema di immigrazione a punti “australiano", che ha complicato decisamente gli arrivi dei nuovi migranti economici, europei e italiani inclusi.

LONDRA - Dopo la Brexit, il mantra oltremanica, o per lo meno del governo di Boris Johnson, è stato: basta migranti a basso costo dall’Europa, possiamo farcela da soli. È il vecchio sogno della piena immigrazione “autarchica”, che, nell’epoca ideologica post Brexit, è stato adottato paradossalmente anche da Keir Starmer, leader del Labour Party e molto probabile prossimo primo ministro britannico. Anche per questo, il governo Johnson nel 2021 ha approvato il nuovo, severo sistema di immigrazione a punti “australiano", che ha complicato decisamente gli arrivi dei nuovi migranti economici, europei e italiani inclusi.

Peccato che il Regno Unito non sia Singapore e che, a 7 anni dal referendum Brexit e a tre dall’uscita definitiva di Londra dalla Ue, non si riescano a colmare moltissimi posti di lavoro: al momento sono 1,2 milioni quelli vacanti. Questa cifra non cambia da oltre un anno, mentre la disoccupazione è altrettanto stabile, al 3,7%. Insomma, ci sono lavori, soprattutto quelli manuali e sfiancanti, che i britannici non vogliono fare in ogni caso, anche se gli ideologhi della piena occupazione pensavano il contrario.

Per questo, come scrive oggi il Financial Times, sull'occupazione è in arrivo un significativo dietrofront del governo di Rishi Sunak. Il 43enne primo ministro britannico è molto più pragmatico dei suoi predecessori Johnson e Truss, viene dalla finanza e sa di cosa ha bisogno l’economia. Per questo, è molto probabile che nei prossimi mesi verranno concessi migliaia di visti facili ai migranti di tutto il mondo, non solo europei. Si inizierà dalle costruzioni, che hanno sofferto molto la recente carenza di lavoratori. Ma, come scrive il quotidiano della City, è molto probabile che il nuovo schema, presentato la prossima settimana, venga presto esteso anche ad altri settori dell’economia britannica, che non può più sostenere un numero così alto di posti di lavoro vacanti. 

Una mossa che non farà piacere alla destra anti migranti del suo partito conservatore, che potrebbe presto scivolare in uno nuovo psicodramma politico. Nonostante la Brexit e il “pieno controllo delle frontiere” come auspicavano gli euroscettici, nel 2022 c’è stato infatti il record di migranti netti arrivati nel Regno Unito: 504mila persone in un anno. Certo, il numero è stato gonfiato da molti rifugiati trasferitisi regolarmente, come quelli da Ucraina, Afghanistan e Hong Kong. Ma non si era mai vista una cifra così alta, anche quando Londra era membro della Ue.

Parallelamente, c’è la questione degli sbarchi dei barconi dalla Manica, che ha convinto Sunak a lanciare nei giorni scorsi una nuova, dura legge contro migranti e rifugiati che attraversano illegalmente il Canale. Secondo la nuova legislazione, coloro che arriveranno irregolarmente sulle coste inglesi saranno detenuti, espulsi nei loro Paesi di origine o terzi sicuri come il Ruanda, le loro richieste di asilo saranno ignorate e non potranno mai più vivere oltremanica o chiedere la cittadinanza britannica o asilo nel Regno Unito. Parola d’ordine di Sunak e della ministra dell’interno Suella Braverman: “Stop the Boats”, “fermare i barconi”. 

Una mossa che ha attirato le critiche dell'Agenzia per i Rifugiati dell’Onu ma anche di Gary Lineker, l’ex campione di calcio inglese e star della Bbc, dove è da anni il più celebre conduttore sportivo. Lineker ha twittato ieri tutto il suo disgusto nei confronti di Braverman e della sua legislazione contro rifugiati e migranti irregolari (“è terrificante”) per poi paragonare le politiche e il linguaggio del governo Sunak a quelli “della Germania degli Anni 30”. Furia dei brexiter e dei conservatori per quella che, secondo loro, è “l’ennesima prova della partigianeria della presunta imparziale Bbc”, che avrà un colloquio con il presentatore nelle prossime ore. Ma Lineker non si ferma: “Non riusciranno a silenziarmi. Darò sempre la mia voce a chi non ce l’ha”. Alla fine ha vinto Lineker: la Bbc ha deciso che non sarà sanzionato.