Moldavia sul filo della crisi. La Transnistria filorussa: "Sventato un attentato al nostro presidente, c'è la mano di Kiev"
di Salvatore Giuffrida , di Salvatore GiuffridaLa Moldavia balla sul filo, stretta fra le regioni filorusse di Transnistria, controllata dai soldati di Mosca, e Gagauzia dove si vota il 30 aprile. A preoccupare in queste ore è la Transnistria: un attentato al presidente Vadil Krasnoselski sarebbe stato sventato nel centro di Tiraspol, capitale della regione in guerra con la Moldavia dal '92 e controllata da duemila soldati del Cremlino. A rivelarlo sono il ministro degli Esteri e il procuratore della Transnistria che hanno accusato a chiare lettere i servizi segrati ucraini di aver organizzato l’attentato: accuse rigettate al mittente da Kiev che invece punta il dito sul Cremlino, ritenuto responsabiole di aver orchestrato tutto per avere un pretesto per scatenare la guerra in Moldavia.
L’attentato doveva avvenire alle prime ore del mattino in pieno centro, davanti al Parlamento tra la statua di Lenin e quella di Suvorov, generale russo simbolo delle vittorie su turchi e polacchi: il dipa…
La Moldavia balla sul filo, stretta fra le regioni filorusse di Transnistria, controllata dai soldati di Mosca, e Gagauzia dove si vota il 30 aprile. A preoccupare in queste ore è la Transnistria: un attentato al presidente Vadil Krasnoselski sarebbe stato sventato nel centro di Tiraspol, capitale della regione in guerra con la Moldavia dal '92 e controllata da duemila soldati del Cremlino. A rivelarlo sono il ministro degli Esteri e il procuratore della Transnistria che hanno accusato a chiare lettere i servizi segrati ucraini di aver organizzato l’attentato: accuse rigettate al mittente da Kiev che invece punta il dito sul Cremlino, ritenuto responsabiole di aver orchestrato tutto per avere un pretesto per scatenare la guerra in Moldavia.
L’attentato doveva avvenire alle prime ore del mattino in pieno centro, davanti al Parlamento tra la statua di Lenin e quella di Suvorov, generale russo simbolo delle vittorie su turchi e polacchi: il dipartimento di sicurezza di Tiraspol ha fatto sapere di aver arrestato una persona nata in Transnistria ma da anni residente a Odessa.
La tensione è alle stelle: “Stiamo lavorando su qualsiasi opzione, ci sono vari tipi di piani a seconda degli scenari”, ha detto il ministro degli Esteri della Transnistria Valery Ignatiev. Al di là delle accuse politiche, è sufficiente una miccia per accendere la Moldavia: tre missili russi avrebbero sorvolato lo spazio moldavo prima di cadere in Ucraina anche se il governo filo-Ue di Maia Sandu ha smentito la notizia.
A Chisinau, che dista 60 km da Tiraspol la situazione è di calma apparente. “Noi siamo tranquilli, oggi è una bella giornata di sole, ieri abbiamo celebrato la festa delle donne”, spiega Nadia, 38 anni, mentre passeggia su viale Stefan cel Mare. Ma l’allarme rimane altissimo. Il Parlamento moldavo sta discutendo in questi giorni la legge che inasprisce le sanzioni contro ogni tentativo di separatismo: il destinatario di questi provvedimenti è la regione filorussa della Gagauzia, dove si scrive ancora in cirillico nonostante la legge approvata dal Parlamento nazionale moldavo secondo cui la lingua ufficiale è il romeno. Una legge non gradita da Mosca che adesso sta facendo pressioni politiche su Chisinau usando proprio la Transnistria e, si teme, anche la Gagauzia: in quest’ultima regione infatti il 30 aprile si terranno le elezioni per decidere il governatore e il prossimo Parlamento, fondamentale per la stabilità della Moldavia e del governo filo-Ue di Maia Sandu.
Ieri la polizia moldava ha arrestato alcune persone con l’accusa di andare in Turchia per preparare proteste e sommosse: il sospetto è che siano legate al partito di opposizione Shor che in questi mesi ha organizzato numerose e violente proteste dietro alle quali, si teme, ci sia la mano degli oligarchi filorussi Ilan Sghor e soprattutto Vladimir Plahotniuc, bandito dagli Usa per i suoi legami con la Russia.