Xi Jinping, il "principino rosso" diventato imperatore
dal nostro corrispondente Gianluca Modolo , dal nostro corrispondente Gianluca ModoloPECHINO - È uno degli uomini più potenti e imperscrutabili del pianeta. Non ha mai rilasciato mezza intervista a un giornale straniero, così come nessuno straniero è mai entrato nella sua residenza privata a Zhongnanhai, la cittadella accanto alla Città Proibita sede del potere comunista. Chi è Xi Jinping, dallo scorso ottobre Segretario del Pcc per la terza volta consecutiva - un fatto inedito - e ora sempre per la terza volta di fila anche presidente della Repubblica popolare cinese e capo delle forze armate?
Xi nasce nel 1953 a Pechino, membro d’onore del club dei “principini rossi”, i figli di coloro che fecero la nuova Cina assieme a Mao: come suo padre, Zhongxun, vicepremier, purgato durante la Rivoluzione culturale e poi riabilitato soltanto dopo la morte del Grande Timoniere. Anche il giovane Xi, a 15 anni, viene mandato in campagna per essere “rieducato”.
Passa sette anni nello Shaanxi, nello sperduto v…
PECHINO - È uno degli uomini più potenti e imperscrutabili del pianeta. Non ha mai rilasciato mezza intervista a un giornale straniero, così come nessuno straniero è mai entrato nella sua residenza privata a Zhongnanhai, la cittadella accanto alla Città Proibita sede del potere comunista. Chi è Xi Jinping, dallo scorso ottobre Segretario del Pcc per la terza volta consecutiva - un fatto inedito - e ora sempre per la terza volta di fila anche presidente della Repubblica popolare cinese e capo delle forze armate?
Xi nasce nel 1953 a Pechino, membro d’onore del club dei “principini rossi”, i figli di coloro che fecero la nuova Cina assieme a Mao: come suo padre, Zhongxun, vicepremier, purgato durante la Rivoluzione culturale e poi riabilitato soltanto dopo la morte del Grande Timoniere. Anche il giovane Xi, a 15 anni, viene mandato in campagna per essere “rieducato”.
Passa sette anni nello Shaanxi, nello sperduto villaggio di Liangjiahe, vive in una grotta secondo la mitologia del Partito, “portando con sé una piccola borsa da cucito ricamata con i caratteri cinesi ‘cuore di mamma’, donatagli dalla madre Qi Xin”, come scrive la Xinhua. Ha valigie piene di libri e legge di tutto: Marx, Confucio, Hugo. Si fa apprezzare dalla gente del posto: un’esperienza che “lo trasforma in un leader del popolo”. “Lavorava duramente come gli altri abitanti del villaggio per curare i raccolti, portare al pascolo le pecore, trasportare il letame e il carbone”.
Finite le turbolenze maoiste ritorna a Pechino, si laurea in ingegneria chimica alla prestigiosissima Tsinghua. Dopo alcuni incarichi minori, si sposta nel Fujian: il suo feudo per diciassette lunghi anni.
Il primo matrimonio finisce dopo tre anni e nel 1987 sposa Peng Liyuan, già notissima cantante e ufficiale dell'Esercito Popolare di Liberazione. Hanno una figlia, Xi Mingze, che ha studiato ad Harvard.
Dopo i successi in provincia viene mandato a dirigere il partito a Shanghai. Nel 2007 entra nel Comitato permanente del Politburo (dieci anni prima aveva rischiato di rimanere fuori da quello Centrale) e l’anno dopo è vicepresidente della Repubblica: l’erede designato a prendere il posto di Hu Jintao al Congresso del 2012.
In quel 2012 però ci fu un piccolo mistero: a pochi giorni dal Congresso che doveva incoronarlo, Xi sparì. Per due settimane nessuna notizia. Ricomparve il 15 settembre di quell’anno, immortalato in una foto della Xinhua mentre visitava un’università qui a Pechino. Che cosa sia successo in quei giorni non è mai stato chiarito. E le speculazioni in questi anni si sono sprecate: un malore, uno scontro con i suoi avversari dentro al Partito, un infortunio mentre giocava a calcio, la sua grande passione.
Pochi avevano previsto dieci anni fa che Xi sarebbe diventato un leader così autoritario. Molti avevano visto in lui le qualità di un riformista. I segnali si ebbero già, in realtà, nel post-Tiananmen quando allora giovane funzionario scriveva che anche l’arte e la letteratura erano una minaccia per il Partito: “Dobbiamo opporci a coloro che, con la pretesa di libertà creativa, usano la letteratura e le arti come una forma di strumento politico per promuovere la liberalizzazione borghese…che negano la leadership del Partito”.
È con l’arrivo al potere di Xi che il Partito, e il Paese, cambiano pelle. “Il Partito controlla sé stesso, il governo, l’esercito, tutta la popolazione e gli ambienti intellettuali, esercitando il proprio ruolo guida in ogni ambito e verso i quattro punti cardinali”, dirà al termine del primo mandato nel 2017. Quell’anno il suo Pensiero viene introdotto nella Carta del Pcc. L’anno dopo viene rimosso il limite dei due mandati presidenziali.
Invece di rivoltarsi contro il Partito dopo l’esperienza maoista (che portò anche al suicidio della sua sorellastra) è diventato “il più rosso dei rossi”, risultato della sua fobia per il caos che aveva sperimentato e conscio che solo un Partito forte poteva salvare sé stesso e la Cina.
Internamente si vanta di aver sconfitto la povertà estrema: “Un miracolo mai accaduto prima al mondo”. Il ritmo incalzante degli investimenti interni ha fatto nascere la più grande rete ferroviaria ad alta velocità del mondo, la maggior parte dei 10 ponti più lunghi del mondo, i porti più trafficati ma anche, secondo alcune stime, un numero di edifici vuoti sufficiente a ospitare l'intera popolazione della Francia. Ha ridimensionato il settore privato e ha ricostituito i colossi statali per competere sulla scena globale. Ha ampliato le esercitazioni di combattimento e ha aumentato la spesa militare.
È un uomo con una missione: deciso a garantire che la Cina non cada di nuovo preda di decadenza politica, rivolte o aggressioni straniere. A promuovere quel suo “sogno cinese” che deve passare attraverso il “ringiovanimento nazionale” fissando due obiettivi: aver reso la Cina una società "moderatamente prospera" nel 2021 e diventare una "nazione pienamente sviluppata, ricca e potente" entro il 2049. Per realizzare questo “sogno” ha uno strumento: la centralizzazione più assoluta possibile del suo potere. Il principino rosso si è fatto imperatore.