Georgia, la vittoria dei manifestanti: il governo ha ritirato la legge liberticida "pro Putin"
di Luna De Bartolo , di Luna De BartoloLa piazza georgiana ha vinto. Per ora. Il parlamento, in sessione straordinaria, ha votato stamattina in seconda lettura contro il disegno di legge sugli “agenti stranieri” che aveva scatenato dure proteste, come promesso ieri in una nota di Sogno Georgiano e del suo spin-off più radicale, Potere del Popolo. Il voto era atteso per la prossima settimana, ma il governo, messo sotto pressione dai manifestanti, ha deciso di agire immediatamente.
Ieri sera, i cittadini si erano riuniti a migliaia per chiedere garanzie sul ritiro annunciato e il rilascio dei 133 dimostranti arrestati. Anche quest'ultima domanda è stata accolta, ma il ministero degli Interni ha fatto sapere che le indagini sui disordini dell'8 e 9 marzo sono ancora in corso.
La normativa avrebbe obbligato le organizzazioni non statali, come i mezzi di informazione e le Ong, che ricevono più del 20% dei propri finanziamenti dall'estero a registrarsi presso il ministero della …
La piazza georgiana ha vinto. Per ora. Il parlamento, in sessione straordinaria, ha votato stamattina in seconda lettura contro il disegno di legge sugli “agenti stranieri” che aveva scatenato dure proteste, come promesso ieri in una nota di Sogno Georgiano e del suo spin-off più radicale, Potere del Popolo. Il voto era atteso per la prossima settimana, ma il governo, messo sotto pressione dai manifestanti, ha deciso di agire immediatamente.
Ieri sera, i cittadini si erano riuniti a migliaia per chiedere garanzie sul ritiro annunciato e il rilascio dei 133 dimostranti arrestati. Anche quest'ultima domanda è stata accolta, ma il ministero degli Interni ha fatto sapere che le indagini sui disordini dell'8 e 9 marzo sono ancora in corso.
La normativa avrebbe obbligato le organizzazioni non statali, come i mezzi di informazione e le Ong, che ricevono più del 20% dei propri finanziamenti dall'estero a registrarsi presso il ministero della Giustizia come “agenti stranieri”, concedendo così alle autorità il diritto di monitorare ogni loro movimento, financo le conversazioni personali. I provvedimenti, che ricalcavano una draconiana normativa russa adottata nel 2012 e inasprita negli anni, sono stati letti come un mezzo per limitare le libertà fondamentali e reprimere il dissenso.
Tuttavia, è prematuro cantare vittoria. Il seguito della nota governativa con cui è stato comunicato il ritiro lascia intendere la volontà di non arrendersi: “Quando si attenuerà l'onda emotiva, spiegheremo meglio all'opinione pubblica a cosa serviva questa normativa e perché era importante garantire la trasparenza delle influenze straniere nel nostro Paese. Terremo incontri con la popolazione e faremo conoscere loro la verità”.
Esprimono moderata soddisfazione gli attivisti, i professionisti dei media e delle organizzazioni della società civile. “È un piccolo successo”, concede Dachi Imedadze, tra i fondatori della piattaforma di protesta Shame Movement. “Hanno visto che nonostante gli arresti e la violenza della polizia, la gente non si è fatta intimidire e ha continuato a scendere in strada, in numero sempre maggiore. Crediamo però che si tratti solo di una ritirata tattica”.
Intanto da Mosca - accusata dalla presidente georgiana Salomè Zourabichvili, instancabile sostenitrice di una via europea per Tbilisi, di aver quantomeno ispirato i progetti illiberali - si fa sentire il portavoce del Cremlino, che nega ogni responsabilità. Le relazioni diplomatiche tra la Georgia e la Russia sono interrotte dal 2008, quando al termine di un conflitto incentrato sulle due repubbliche autoproclamate indipendenti dell'Abkhazia e dell'Ossezia del Sud, che si autogovernano fin dagli anni Novanta, Mosca ha deciso di riconoscere le due entità, e truppe russe stazionano da allora nei due territori, internazionalmente riconosciuti come parte della Georgia.
Questo spiega sia il pronunciato astio della grande maggioranza della popolazione nei confronti della Russia, considerata una forza occupante, sia la straordinaria delicatezza della posizione in cui si trova Tbilisi. Il timore di una nuova guerra con Mosca rappresenta allo stesso tempo una realtà con cui fare i conti, e uno strumento di propaganda di cui Sogno Georgiano abusa fin dalla sua prima campagna elettorale, nel 2012, costruita in antagonismo al Movimento Nazionale Unito di Mikhail Saakashvili, accusato di aver provocato quel conflitto nel tentativo di riannettere le due regioni separatiste.
Nonostante l'opposizione parlamentare sia debole e screditata, l'invasione russa dell'Ucraina ha scosso brutalmente la società georgiana, e il partito al potere guarda con preoccupazione alle elezioni del prossimo anno, quando si presenterà per un quarto mandato. È principalmente con questa chiave che va letto il tentativo di introdurre normative liberticide. Una maggiore democratizzazione del Paese, condizione indispensabile per avvicinarsi all'Europa, potrebbe invece ostacolare l'obiettivo di Sogno Georgiano di rimanere saldo al comando.