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L'intervista: Shira Brand, israeliana in piazza a Roma contro Netanyahu

(afp)
Architetta e albergatrice è una delle organizzatrici della manifestazione contro il premier israeliano in visita in Italia
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"Scendiamo in piazza contro Netanyahu e il suo governo in difesa di Israele. La sua riforma della giustizia rappresenta una pericolosa deriva antidemocratica. La nostra è una manifestazione apartitica e laica. Il governo sta cercando di cambiare leggi fondamentali mettendo a rischio l'intero equilibrio del bilanciamento dei poteri e la supervisione della Corte Suprema. Una rivoluzione legislativa portata avanti senza freni. Siamo molto preoccupati". Shira Brand, 49 anni e 4 figli, è un'architetta israeliana che meno di un anno fa ha rilevato insieme al marito e ad alcuni amici un hotel in Toscana e si è trasferita nel nostro Paese per gestirlo. E' arrivata a Roma stamattina, per partecipare alla protesta pacifica che dalle 15 alle 16.30 si tiene in Piazza Santi Apostoli, organizzata da "Liberi cittadini israeliani", un gruppo indipendente nato spontaneamente su Facebook proprio in vista della visita del primo ministro Benjamin Netan…

"Scendiamo in piazza contro Netanyahu e il suo governo in difesa di Israele. La sua riforma della giustizia rappresenta una pericolosa deriva antidemocratica. La nostra è una manifestazione apartitica e laica. Il governo sta cercando di cambiare leggi fondamentali mettendo a rischio l'intero equilibrio del bilanciamento dei poteri e la supervisione della Corte Suprema. Una rivoluzione legislativa portata avanti senza freni. Siamo molto preoccupati". Shira Brand, 49 anni e 4 figli, è un'architetta israeliana che meno di un anno fa ha rilevato insieme al marito e ad alcuni amici un hotel in Toscana e si è trasferita nel nostro Paese per gestirlo. E' arrivata a Roma stamattina, per partecipare alla protesta pacifica che dalle 15 alle 16.30 si tiene in Piazza Santi Apostoli, organizzata da "Liberi cittadini israeliani", un gruppo indipendente nato spontaneamente su Facebook proprio in vista della visita del primo ministro Benjamin Netanyahu a Roma. "Siamo in costante contatto coi amici e parenti in Israele. Condividiamo totalmente la loro protesta contro questa riforma che di fatto cambia le regole del gioco, le basi stesse su cui è fondato lo stato di Israele. Va a colpire le donne, le minoranze e molto altro, rischiando di trasformare Israele in una teocrazia" dice.

Perché indire una manifestazione anche a Roma?

"Anche se lontani, consideriamo Israele sempre la nostra casa. Sappiamo che non saremo moltissimi: cento, duecento persone. Ma è una manifestazione aperta a tutti e anzi chiediamo a chiunque abbia a cuore il futuro della democrazia in Israele di unirsi a noi. E comunque non importa il numero: ciò che conta è dare a Netanyahu il messaggio che anche gli israeliani all'estero sono contro questa riforma e glielo urleremo ovunque andrà. Sta facendo implodere il Paese solo per sfuggire ai suoi guai giudiziari. Mio padre fu uno dei protagonisti della battaglia di Gerusalemme del 1948: credeva nella democrazia, non ha certo combattuto per arrivare a questo".

 

Shira Brand in piazza a Roma con la famiglia 

C'è chi dice che chi contesta il governo, contesta Israele...

"Nessuno può dirci nulla di simile. Siamo israeliani, siamo patrioti. Abbiamo sempre pagato le tasse, abbiamo prestato servizio di leva tutti, uomini e donne. Io ho 4 figli maschi che ora sono piccoli ma un giorno, quando torneremo, faranno il militare nel Paese. È il nostro Paese, il nostro cuore, lo amiamo. Ma siamo contro le forze reazionarie che ne vogliono modificare essenza ed equilibrio. Non possiamo tacere per paura di andare contro lo Stato. Anche perché questo Stato ci sta distruggendo dall'interno, mettendoci gli uni contro gli altri. Far sentire la nostra voce è ormai questione di vita o di morte del Paese"

Cosa pensa del viaggio italiano di Netanyahu?

"Inaccettabile in un momento così grave: un primo ministro non può lasciare un Paese che brucia e andarsene via per il weekend. E m'indigna anche lo sperpero di denaro. Per motivi di sicurezza ha affittato un intero piano di un grande hotel di Roma, si parla di 60 stanze per l'intero fine settimana, anche se gli appuntamenti sono pochi. Naturalmente, a spese dei contribuenti israeliani. Francamente, per un'ora di colloqui con la vostra premier, si poteva evitare. E ci sono stati molti esempi in passato: in momenti così delicati, nessun primo ministro israeliano ha fatto quel che fa lui. Ma ripeto, la cosa più grave è che sta mettendo a rischio la democrazia nel nostro paese: eravamo la più stabile del Medio oriente, davamo sicurezza al mondo. Ora rischiamo di crollare. L'Italia, l'Europa, il mondo: non lo possono ignorare. Non lo dovrebbero permettere ed avallare".

La vostra è una manifestazione apartitica?

"Sì, e ci teniamo a sottolinearlo. Come d'altronde lo sono anche quelle che da nove settimane si susseguono in Israele. Sono molti, a sinistra ma anche a destra, che non vogliono si vada avanti con questa rivoluzione giudiziaria. Fra le tante cose assurde di questo governo, c'è che gli ultraortodossi che ne fanno parte non contribuiscono all'economia e nemmeno alla difesa. Non hanno fatto il militare, non hanno lavorato un giorno, sovvenzionati per studiare. Generalizzo naturalmente: ma non è possibile che chi paga le tasse, chi fa il militare debba poi subire il fanatismo di queste persone"

Netanyahu è stato eletto democraticamente...

"La storia è piena di leader eletti democraticamente che poi assassinano il sistema che li ha portati al potere. Vincere le elezioni non ti da il diritto di modificare la Costituzione: o per lo meno, non con una maggioranza risicata come quella che ha lui".