Israele, Yossi Melman: "Netanyahu cambi rotta, la riforma può portare all’implosione del Paese"
di Yossi Melman , di Yossi MelmanAtterrando a Roma, Benjamin Netanyahu ha scoperto che la sua patria vive una fase pre-rivoluzionaria in grado di portare la società alla disintegrazione e, in circostanze estreme, causare una guerra civile e lo smembramento delle forze militari e di sicurezza. Da due mesi Israele è diviso tra due forze in rotta di collisione, da una parte il governo e i suoi sostenitori, intenzionati ad approvare norme che faranno scivolare il Paese in un regime autocratico, dall'altra le forze liberali e democratiche in lotta per mantenere Israele come Stato democratico. Può sembrare fantascienza, ma sono gli avvertimenti espressi dall'ex ministro della Difesa Benny Gantz, oggi uno dei leader dell'opposizione, e da Tamir Pardo, ex capo del Mossad.
Il governo israeliano sta imboccando la stessa strada intrapresa nell'ultimo decennio da Ungheria, Polonia e Turchia. Tre mesi fa Netanyahu ha formato un governo di estrema destra, nazionalista, omofobo e ultrareligioso…
Atterrando a Roma, Benjamin Netanyahu ha scoperto che la sua patria vive una fase pre-rivoluzionaria in grado di portare la società alla disintegrazione e, in circostanze estreme, causare una guerra civile e lo smembramento delle forze militari e di sicurezza. Da due mesi Israele è diviso tra due forze in rotta di collisione, da una parte il governo e i suoi sostenitori, intenzionati ad approvare norme che faranno scivolare il Paese in un regime autocratico, dall'altra le forze liberali e democratiche in lotta per mantenere Israele come Stato democratico. Può sembrare fantascienza, ma sono gli avvertimenti espressi dall'ex ministro della Difesa Benny Gantz, oggi uno dei leader dell'opposizione, e da Tamir Pardo, ex capo del Mossad.
Il governo israeliano sta imboccando la stessa strada intrapresa nell'ultimo decennio da Ungheria, Polonia e Turchia. Tre mesi fa Netanyahu ha formato un governo di estrema destra, nazionalista, omofobo e ultrareligioso, con alcuni ministri portatori della visione messianica di uccidere gli arabi e di invocare la pulizia etnica dei musulmani. È inoltre il più corruttibile dei governi alternatisi nei 75 anni di indipendenza del Paese.
Lo stesso Netanyahu è sotto processo per corruzione, un procedimento che si trascina da 4 anni. Il ministro della Sicurezza nazionale, Itamar Ben Gvir, è stato incriminato 8 volte negli ultimi vent'anni per razzismo, istigazione e reati di terrorismo. Il ministro delle Finanze, Bezalel Smotrich, è stato arrestato nel 2005, insieme a 4 coloni ebrei di estrema destra, dallo Shin Bet con l'accusa di terrorismo. Arie Deri, ministro della Sanità, ha scontato tre anni e mezzo per corruzione, tangenti e per evasione fiscale. Un altro ministro, Haim Katz, è stato imputato per reati finanziari.
Il governo Netanyahu sta cercando di indebolire e controllare la magistratura, in particolare la Corte Suprema indipendente, in modo che siano i politici a determinare le modalità di nomina dei giudici. Una volta che Netanyahu sarà a capo della Corte Suprema, cercherà di prendere il controllo della commissione elettorale, e da lì il passo è breve per manipolare e falsare le prossime elezioni. Questo è il grande progetto di Netanyahu. Ma si è anche impegnato a pagare pegno ai partner di coalizione. I partiti religiosi chiedono maggiori finanziamenti per le loro scuole. Vogliono inoltre applicare leggi che tengano donne e Lgbtq lontano dalla sfera pubblica.
I coloni razzisti vogliono confiscare le terre palestinesi, costruire ulteriori insediamenti ebraici e, se necessario, cancellare i villaggi palestinesi. Netanyahu e i suoi partner sono uniti anche nel desiderio di controllare i media e sbarazzarsi di giornali, radio e tv indipendenti. Arrogante, pieno di sé, Netanyahu credeva di avere in pugno l'opinione pubblica e che imporre le sue tendenze autoritarie sarebbe stata una passeggiata. Ma la gente è insorta contro di lui. Centinaia di migliaia di israeliani sono scesi in piazza in tutto il Paese per manifestare pacificamente.
Se Israele cessa di essere una democrazia a tutti gli effetti, le sue relazioni con l'Ue e con gli Usa ne risentiranno al punto da mettere in pericolo la sua capacità di combattere l'Iran e il terrorismo palestinese. Ma a incrinare l'unità israeliana è soprattutto la reazione dell'establishment della sicurezza. Migliaia di riservisti dell'aeronautica, della marina, delle forze speciali, del Mossad e dello Shin Bet hanno dichiarato che si rifiuteranno di prestare servizio se il governo non bloccherà la normativa che muterebbe la natura della democrazia israeliana. Il movimento di "rifiuto" è così esteso che il capo di Stato maggiore, generale Herzi Halevi, lo ha definito un pericolo per l'esistenza stessa di Israele. Un'altra ombra che incombe è la tensione con i palestinesi nella Cisgiordania occupata e a Gaza. A fine marzo, con l'inizio del Ramadan, i servizi segreti israeliani stimano che possa scoppiare una terza Intifada.
Dall'inizio della crisi, il presidente israeliano Yitzhak Herzog implora Netanyahu e l'opposizione di arrivare a un compromesso accettabile, prima che "la nostra casa israeliana vada a fuoco". Ma finora senza successo. Le parti non mostrano alcun segno di disponibilità a superare la reciproca diffidenza. L'ex capo del Mossad, Pardo, mi ha detto: "Il governo è alla guida di un treno diretto all'inferno".
Traduzione di Emilia Benghi