Israele, Meir Ouziel: "Bene la riforma della giustizia, ma questa crisi lascerà cicatrici profonde"
di Meir Ouziel , di Meir OuzielNetanyahu è in visita a Roma mentre Israele è attraversata da una spaccatura interna senza precedenti. Il Likud a sua guida, insieme ai partiti della coalizione, ha vinto le ultime elezioni di novembre con una netta maggioranza (64 seggi su 120) e da allora l'opposizione sta portando avanti una serie di manifestazioni e proteste con toni molto accesi, denunciando l'avvento di una dittatura. Sostengono che "la democrazia non è il governo della maggioranza". Per quanto assurda sia questa affermazione, viene pronunciata seriamente e sistematicamente. I leader della protesta chiedono ai cittadini israeliani perfino di rifiutare di prestare servizio militare come riservisti, affermando che è vietato obbedire a una dittatura.
Dan Halutz, ex pilota e già capo di Stato maggiore, attualmente è uno dei leader più in vista delle manifestazioni. In una riunione dei capi dei movimenti di protesta, ha rivelato che oltre mezzo milio…
Netanyahu è in visita a Roma mentre Israele è attraversata da una spaccatura interna senza precedenti. Il Likud a sua guida, insieme ai partiti della coalizione, ha vinto le ultime elezioni di novembre con una netta maggioranza (64 seggi su 120) e da allora l'opposizione sta portando avanti una serie di manifestazioni e proteste con toni molto accesi, denunciando l'avvento di una dittatura. Sostengono che "la democrazia non è il governo della maggioranza". Per quanto assurda sia questa affermazione, viene pronunciata seriamente e sistematicamente. I leader della protesta chiedono ai cittadini israeliani perfino di rifiutare di prestare servizio militare come riservisti, affermando che è vietato obbedire a una dittatura.
Dan Halutz, ex pilota e già capo di Stato maggiore, attualmente è uno dei leader più in vista delle manifestazioni. In una riunione dei capi dei movimenti di protesta, ha rivelato che oltre mezzo milione di euro viene investito ogni settimana nelle manifestazioni, e che il denaro proviene da donatori in Israele e dall'estero. Si stima che siano stati investiti 5 milioni di euro nelle ultime dieci settimane. Tra i principali finanziatori ci sono figure di spicco dell'high-tech israeliano. La semplice verità è che ci sono alcuni gruppi di potere in Israele che non accettano i risultati delle elezioni e cercano di creare un sistema di governo in cui la maggioranza non possa esprimere i propri valori.
L'obiettivo dei manifestanti è rovesciare il governo Netanyahu. In questo momento, la lotta si concentra sulla decisione della maggioranza di apportare alcune modifiche al sistema giudiziario, che negli ultimi trent'anni ha acquisito in Israele un potere politico che non ha pari in nessun tribunale del mondo democratico. Questo spiega perché, secondo molti sondaggi, la maggior parte degli israeliani ha una fiducia molto bassa nel sistema giudiziario. Ciò è dovuto al fatto che la Corte Suprema ha compiuto negli ultimi trent'anni una sorta di rivoluzione, attribuendosi l'autorità di invalidare delle leggi, o di interpretare le leggi a proprio piacimento, o giudicando non sulla base della legge esistente, ma in virtù del principio di "ragionevolezza".
Pertanto, il nuovo governo vuole portare avanti delle modifiche al sistema giudiziario: non radicali, né rivoluzionarie ma legittime in quanto sostenute dalla maggior parte degli elettori.
È chiaro che chi si oppone è libero di manifestare. Le manifestazioni esistono in tutte le democrazie, ma oggi in Israele le cose sono più estreme, al punto che organizzazioni terroristiche come Hezbollah annunciano con gioia che Israele "è vicino al collasso", e alcuni giornali nel mondo arabo scrivono che Israele "sta combattendo contro se stesso".
La soluzione naturale sarebbe il dialogo tra le diverse fazioni politiche per arrivare a una riforma condivisa. Che non dovrebbe essere un'impresa così difficile, se consideriamo che quasi tutti i capi dei partiti di opposizione si sono pronunciati più volte in passato a favore di una riforma del sistema giudiziario israeliano, peraltro con proposte e contenuti molto simili a quelli portati dalla maggioranza.
Il governo invita tutti a dialogare, non chiudendo le porte a un accordo di compromesso ma l'opposizione rifiuta di trattare senza lo stop dell'iter legislativo. Itzhak Herzog, il presidente dello Stato, sta portando avanti trattative cercando di raggiungere una riconciliazione. Ha invitato le parti a dialogare alla sua residenza fino a che un compromesso non venga raggiunto, nonostante la sede legale per discussioni e compromessi sulle leggi già esista e sia la Knesset, il parlamento eletto degli israeliani. Molti israeliani pensano che i Paesi occidentali, Italia compresa, dovrebbero schierarsi dalla parte della democrazia in Israele, mentre molti altri israeliani sono preoccupati dall'ingerenza esterna che minaccia di rovesciare un governo democraticamente eletto. Israele ha saputo superare innumerevoli diatribe esistenziali in passato e senza dubbio supererà anche questa spaccatura. Ma rimarranno le cicatrici sulla società israeliana, che ne ha già troppe.
Traduzione di Sharon Nizza