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"Bibi ciao": a Roma fra i duecento che hanno protestato contro Netanyahu e la sua riforma della giustizia

(ansa)
A Piazza Santi Apostoli una manifestazione affollata da israeliani trapiantati nel nostro Paese ed ebrei italiani per condannare la visita del premier e la sua riforma della giustizia
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ROMA - Sventolando bandiere israeliane hanno gridato a lungo "Bushah", vergogna. E "demokrátya", democrazia. Passando poi dall'ebraico all'inglese: "Bibi Dictator", dittatore; e, con un gioco di parole "Crime Minister", ministro criminale. Senza abbandonare il pur sempre eloquentissimo italiano: "Vattene", "Dimettiti", "Ti licenziamo noi". E pure, sulle note di Bella Ciao, un sonoro "Bibi ciao, ciao, ciao". In Piazza Santi Apostoli a Roma, a due passi dall'incessante struscio di Via del Corso, ieri pomeriggio - e prima del tramonto che segna l'inizio dello Shabbat - almeno 200 persone hanno alternato per due ore slogan e canti. Protestando contro la visita ufficiale nella capitale del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu: che stamattina ha incontrato il ministro delle Imprese Adolfo Urso insieme a una nutrita delegazione di imprenditori italiani. E ha poi pranzato a Palazzo C…

ROMA - Sventolando bandiere israeliane hanno gridato a lungo "Bushah", vergogna. E "demokrátya", democrazia. Passando poi dall'ebraico all'inglese: "Bibi Dictator", dittatore; e, con un gioco di parole "Crime Minister", ministro criminale. Senza abbandonare il pur sempre eloquentissimo italiano: "Vattene", "Dimettiti", "Ti licenziamo noi". E pure, sulle note di Bella Ciao, un sonoro "Bibi ciao, ciao, ciao". In Piazza Santi Apostoli a Roma, a due passi dall'incessante struscio di Via del Corso, ieri pomeriggio - e prima del tramonto che segna l'inizio dello Shabbat - almeno 200 persone hanno alternato per due ore slogan e canti. Protestando contro la visita ufficiale nella capitale del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu: che stamattina ha incontrato il ministro delle Imprese Adolfo Urso insieme a una nutrita delegazione di imprenditori italiani. E ha poi pranzato a Palazzo Chigi con la premier Giorgia Meloni.

Una manifestazione organizzata dal gruppo indipendente "Liberi cittadini israeliani" nato spontaneamente su Facebook proprio in vista di questa specifica occasione: e per portare anche da noi la protesta contro la controversa riforma della Giustizia che già da due mesi scuote Israele. "Siamo in piazza in difesa di Israele e per dire anche da qui il nostro no a una pericolosa deriva antidemocratica", dice a Repubblica l'organizzatore Itamar Danieli, da tre anni in Italia dove ha messo in piedi un'attività di import export di prodotti ecologici dall'India. "La nostra è una manifestazione apartitica e laica per impedire che il nostro Paese si trasformi in una teocrazia. Un pericolo che dovrebbe allarmare tutti".

Gli fa eco Shira Brand, il maglione rosso coperto di adesivi con gli slogan della protesta, israeliana anche lei, arrivata da Firenze - dove gestisce un hotel - col marito e tre dei quattro figli: "Siamo preoccupati, in costante contatto coi nostri amici in Israele. Condividiamo totalmente la loro protesta e vogliamo far arrivare a Netanyahu il messaggio che anche gli israeliani all'estero sono contro questa riforma e glielo urleranno ovunque andrà. Siamo patrioti, questo nessuno può metterlo in dubbio. Ma loro stanno facendo implodere il Paese: e solo per sfuggire ai suoi guai giudiziari. Mio padre fu uno dei protagonisti della battaglia di Gerusalemme del 1948: credeva nella democrazia, non ha certo combattuto per arrivare a questo".

Non manca l'ala più progressista dell'ebraismo italiano: fra i tanti, in piazza c'è l'architetto Luca Zevi, la storica di cultura ebraica Laura Mincer, l'economista Giorgio Gomel, la traduttrice Marina Astrologo, E pure Pupa Garribba, classe 1935, autorevole testimone della Shoah che da vent'anni gira le scuole per raccontare la sua storia di bambina ebrea in fuga dalle leggi razziali: "Nessuno qui è contro Israele" ti dice. "Ma contestiamo questo governo conservatore che ne sta abbandonando lo spirito democratico".

Nel frattempo, dopo la stretta di mano a Giorgia Meloni, il resto del programma del premier Netanyahu (che non può ripartire fino alla fine dello Shabbat) è avvolto nel mistero. "L'altra volta a Parigi ha passato il sabato di riposo ebraico a far shopping", ti sussurra uno dei giornalisti del suo pool: "Ma non illudetevi di intercettarlo in strada. Per motivi di sicurezza, gli portano tutto in hotel"