Mariupol, parla il sindaco Boychenko: "La riconquisteremo e la ricostruiremo, come Varsavia dopo il nazismo"
dalla nostra inviata Brunella Giovara , dalla nostra inviata Brunella GiovaraKIEV - Mariupol verrà ricostruita, c’è già un gruppo di lavoro di ingegneri e architetti che sta preparando il masterplan. E succederà quindi “quello che è successo a Varsavia”, città distrutta all’85 per cento dai bombardamenti e dagli incendi durante l’occupazione nazista. Poi, a partire dal 1946, risorta dalla sua cenere, quasi più bella di prima. Chi parla? Il sindaco legittimo di Mariupol, Vadym Boychenko. Attualmente in esilio a Zaporizhzhia, perché Mariupol è completamente russa dal 20 maggio dello scorso anno, quando gli ultimi ucraini resistenti nell’acciaieria Azovstal deposero le armi su ordine di Zelensky. Quindi? “La riconquisteremo entro quest’anno. Lo ha detto il presidente. E noi dobbiamo essere pronti per quel giorno” che nessuno sa quando arriverà, ma quel giorno gli ucraini riprenderanno Mariupol, “la nostra ferita aperta”, e l…
KIEV - Mariupol verrà ricostruita, c’è già un gruppo di lavoro di ingegneri e architetti che sta preparando il masterplan. E succederà quindi “quello che è successo a Varsavia”, città distrutta all’85 per cento dai bombardamenti e dagli incendi durante l’occupazione nazista. Poi, a partire dal 1946, risorta dalla sua cenere, quasi più bella di prima. Chi parla? Il sindaco legittimo di Mariupol, Vadym Boychenko. Attualmente in esilio a Zaporizhzhia, perché Mariupol è completamente russa dal 20 maggio dello scorso anno, quando gli ultimi ucraini resistenti nell’acciaieria Azovstal deposero le armi su ordine di Zelensky. Quindi? “La riconquisteremo entro quest’anno. Lo ha detto il presidente. E noi dobbiamo essere pronti per quel giorno” che nessuno sa quando arriverà, ma quel giorno gli ucraini riprenderanno Mariupol, “la nostra ferita aperta”, e la ricuciranno, punto dopo punto.
I racconti dalla città occupata
Cosa è la città oggi, il sindaco lo sa attraverso i contatti che il suo pool mantiene con i circa 120mila rimasti. Prigionieri, o quasi. “Non possono andarsene, a meno di passare attraverso un campo di esfiltrazione”, processo che può durare mesi. “Non ricevono la pensione, non hanno lavoro. Ma potrebbero ricevere la pensione e trovare subito lavoro se chiedessero il passaporto russo”. Molti lo hanno fatto, stremati dalla vita tremenda che portano avanti. “L’acqua è un problema enorme. Le condutture sono rotte quasi ovunque, nei depositi resta acqua imbevibile, e basterà per soli 6 mesi. Ma stiamo andando verso la primavera e l’estate, come faranno?”. Molti non hanno elettricità né gas, le centrali termiche sono inutilizzabili e quindi il riscaldamento è saltato, sono migliaia di persone che hanno passato l’inverno arrangiandosi con fuochi e bracieri, l’assedio della città è finito ma è come se la città fosse ancora il fortino di aprile e maggio. Nessuno entrava, nessuno usciva, o quasi.
La ricostruzione dei russi
E sappiamo che i russi hanno cominciato la loro ricostruzione. Che stanno smantellando pezzo dopo pezzo il gigantesco impianto dell’acciaieria, e che stanno ripulendo i palazzi bombardati da ogni ferro e acciaio, le putrelle, i termosifoni, le tubature. Tutto va in Russia, caricato su treni che trasportano migliaia di tonnellate di rottami, di cui evidentemente hanno grande bisogno. Chi fa questo lavoro? Gli ucraini, in cambio di cibo. Loro hanno raccolto e sepolto centinaia di cadaveri di concittadini, abbandonati per settimana lì dove erano caduti. E hanno sgomberato le macerie, reso agibili le strade, nel tentativo di pulire gli orrori che hanno reso Mariupol famosa nel mondo. I bombardamenti a tappeto. I morti civili, un numero imprecisato, forse 20mila. La distruzione del Teatro, il 16 marzo 2022, dentro c’erano almeno 600 persone, per lo più donne e bambini, lo scenografo aveva dipinto sul tetto la parola “bambini” a lettere grandi, pensando che servisse a salvarli. È stato inutile, sono rimasti sepolti quasi tutti, l’enorme fossa comune è stata riaperta solo l’estate scorsa. Poi la struttura è stata abbattuta, a parte la facciata. Ricostruiranno il teatro com’era, sopra i resti di un cimitero.
A Mariupol mancano così tante cose, ma “soprattutto “la medicina, che è assente”, dice Boychenko. “Le strutture ospedaliere sono distrutte all’80 per cento. E i farmaci sono cari, 5 volte più di prima”. Ma di tutto questo sappiamo e vediamo poco. L’ultimo video ufficiale è di tre giorni fa, realizzato per la visita di Serghej Shojgu, ministro della Difesa russo. Atterrato in elicottero all’aeroporto, lo si vede osservare alcuni progetti, poi ispezionare un ospedale prefabbricato, si intravvedono alcuni letti di degenza nuovissimi, e vuoti. Poi è davanti alla sede della Repubblica di Donetsk, che è un capannone industriale.
Tutto è prefabbricato, basta guardare le nuove casette a schiera bianche e gialle che spiccano sullo sfondo dei condomini distrutti dalle bombe di mesi. Molto simili alle strutture provvisorie che si usano per ospitare gli operai nei grandi cantieri, e tanto per dire la cura con cui sono state costruite, dice il sindaco che “dalla Russia arrivano solo finestre di un’unica misura, e ogni volta adattano i muri per poterle montare”.
Chi pagherà domani
Ma quando Mariupol sarà riconquistata, le cose cambieranno, Boychenko è sicuro che i lavori andranno spediti, “abbiamo già il memorandum di una grande società costruttrice, e una road map a 3, 6, 9 e 12 mesi”. Come sarà la città “lo decideranno i cittadini. Molti dispersi in varie parti dell’Ucraina o nel mondo, vogliono sicuramente tornare a casa”. Almeno 1.400 condomini non esistono più, o sono da abbattere, il 40 per cento delle abitazioni private è andato distrutto. Chi pagherà la ricostruzione, stimata in 14 miliardi di dollari? “I russi. I loro beni confiscati andranno a coprire le spese, e a risarcire i privati. Chi farà domanda riceverà mille euro per ogni metro quadro”. Sindaco, lei è sicuro che la riconquisterete? Ma la domanda è superflua.