Economia, Taiwan e Russia: i nodi cinesi che inquietano gli Usa
dal nostro corrispondente Paolo Mastrolilli , dal nostro corrispondente Paolo MastrolilliNEW YORK - "Se l'accordo raggiunto da Arabia Saudita e Iran reggerà, portando alla fine della guerra nello Yemen, noi siamo favorevoli". Ha fatto buon viso a cattivo gioco, il portavoce del Consiglio per la sicurezza nazionale della Casa Bianca John Kirby, commentando il ristabilimento delle relazioni diplomatiche facilitato da Pechino. Non c'è dubbio però che rappresenta uno smacco per gli Usa, perché potrebbe interferire con i negoziati in corso per allargare gli Accordi di Abramo al regno saudita, e la normalizzazione dei rapporti con Israele. La comune minaccia iraniana è il collante per tenere insieme questa strategia, e l'irruzione cinese rischia di farla saltare.
Questo però è solo un esempio delle molte sfide strategiche che il terzo mandato di Xi Jinping pone a Washington. Per capirlo basta leggere l'"Annual Threat Assessment" dell'intelligence americana, e discusso mercoledì…
NEW YORK - "Se l'accordo raggiunto da Arabia Saudita e Iran reggerà, portando alla fine della guerra nello Yemen, noi siamo favorevoli". Ha fatto buon viso a cattivo gioco, il portavoce del Consiglio per la sicurezza nazionale della Casa Bianca John Kirby, commentando il ristabilimento delle relazioni diplomatiche facilitato da Pechino. Non c'è dubbio però che rappresenta uno smacco per gli Usa, perché potrebbe interferire con i negoziati in corso per allargare gli Accordi di Abramo al regno saudita, e la normalizzazione dei rapporti con Israele. La comune minaccia iraniana è il collante per tenere insieme questa strategia, e l'irruzione cinese rischia di farla saltare.
Questo però è solo un esempio delle molte sfide strategiche che il terzo mandato di Xi Jinping pone a Washington. Per capirlo basta leggere l'"Annual Threat Assessment" dell'intelligence americana, e discusso mercoledì al Congresso. "Il Partito comunista cinese - ha detto la direttrice Avril Haines - rappresenta la minaccia principale e più consequenziale alla sicurezza nazionale e la leadership degli Stati Uniti a livello globale. La sua intelligence, le sue ambizioni e le capacità specifiche lo rendono il nostro rivale più serio".
Quindi ha proseguito: "La Repubblica popolare, che sfida sempre più gli Usa economicamente, tecnologicamente, politicamente e militarmente in tutto il mondo, rimane la nostra priorità senza pari. Il Pcc, sotto Xi, continuerà gli sforzi per realizzare la sua visione di rendere la Cina la potenza preminente nell'Asia orientale e una grande potenza mondiale. Però è sempre più convinto di poterlo fare solo a spese del potere e dell'influenza degli Stati Uniti, comprese le rivendicazioni terrestri, marittime e aeree nella regione, e le sue affermazioni di sovranità su Taiwan".
Haines ritiene che "Pechino crede ancora di trarre i maggiori vantaggi prevenendo una spirale di tensioni e preservando la stabilità nelle relazioni con gli Usa", dando così ragione a chi suggerisce di seguire la strategia di un "decoupling" selettivo dalla Cina, riportando in patria la produzione dei beni strategici, ma conservando la leva degli interessi economici bilaterali per frenare gli atti irresponsabili, come fornire armi letali alla Russia da usare in Ucraina. Haines non definisce il rapporto tra Pechino e Mosca come una "storia d'amore", perché restano limiti: "Non li vediamo diventare alleati, come lo siamo con la Nato". Però Xi continuerà a sfruttare l'avventurismo di Putin fino a quando gli tornerà utile per dividere ed indebolire l'Occidente.
Nel rapporto si legge che "mentre Xi inizia il terzo mandato, il Pcc lavorerà per premere su Taiwan sull'unificazione, minare l'influenza Usa, creare cunei tra Washington e i suoi partner, e promuovere norme che favoriscono il suo sistema autoritario. Allo stesso tempo cercheranno opportunità per ridurre le tensioni con Washington, quando lo riterranno utile per i loro interessi". Il documento dice che Pechino potenzierà le forze armate, per impedire un intervento americano nello stretto entro il 2027. Allargherà l'arsenale nucleare e rifiuterà accordi sul disarmo, perché si ritiene inferiore e crede che gli Usa abbiano il vantaggio di scagliare il primo colpo. Nello spazio vuole superarli entro il 2045, e rafforzerà le capacità cyber per colpire militarmente. La Cina produce l'80% dei pannelli solari, il 65% delle batterie al litio, il 40% degli ingredienti base delle medicine, e vuole salire al 18% dei semiconduttori entro il 2025, usando la catena di approvvigionamento come arma. La crisi demografica e la frenata economica sono ostacoli, ma punta sempre sulla Nuova Via della Seta e l'economia per allargare il dominio globale, creare un sistema alternativo agli Usa e ricattare chi si oppone. Un messaggio anche per l'Italia, che ha aderito al progetto e deve decidere se rinnovarlo entro la fine dell'anno.