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Yury Ryzhenkov, l'intervista: “L'Azovstal è persa, ripartiamo dall’Italia"

Yury Ryzhenkov, amministratore delegato Metinvest  
Parla l’ad del colosso dell’acciaio ucraino. "Nel conflitto abbiamo perso 500 persone e 7000 dipendenti si sono arruolati. Il gruppo fornisce a Kiev mezzi per la difesa e il soccorso"
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MILANO - Yury Ryzhenkov, amministratore delegato del conglomerato ucraino Metinvest che controllava la mega acciaieria Azovstal di Mariupol, teatro del sanguinoso assedio russo di qualche mese fa, è venuto a Milano qualche giorno fa per promuovere l'evento "Saving lives charity event for Ukraine" e spiegare alle aziende italiane che hanno donato fondi fin dall'inizio della guerra a che punto è la situazione nel suo Paese. 

Dottor Ryzhenkov, dopo la drammatica battaglia per il controllo dell'acciaieria di Azovstal com'è la situazione a Mariupol in questo momento?
"Non abbiamo molte informazioni, essendo tutto in mano ai russi. La città di Mariupol è stata distrutta dall'assedio e la mega fabbrica di Azovstal fortemente danneggiata ma non credo che gli occupanti siano in grado di farla ripartire, dev'essere rasa al suolo e ricostruita. Sappiamo che nella zona di Mariupol ci sono problemi di approvvigiona…

MILANO - Yury Ryzhenkov, amministratore delegato del conglomerato ucraino Metinvest che controllava la mega acciaieria Azovstal di Mariupol, teatro del sanguinoso assedio russo di qualche mese fa, è venuto a Milano qualche giorno fa per promuovere l'evento "Saving lives charity event for Ukraine" e spiegare alle aziende italiane che hanno donato fondi fin dall'inizio della guerra a che punto è la situazione nel suo Paese. 

Dottor Ryzhenkov, dopo la drammatica battaglia per il controllo dell'acciaieria di Azovstal com'è la situazione a Mariupol in questo momento?
"Non abbiamo molte informazioni, essendo tutto in mano ai russi. La città di Mariupol è stata distrutta dall'assedio e la mega fabbrica di Azovstal fortemente danneggiata ma non credo che gli occupanti siano in grado di farla ripartire, dev'essere rasa al suolo e ricostruita. Sappiamo che nella zona di Mariupol ci sono problemi di approvvigionamento di cibo, di acqua, di elettricità, la situazione non è facile".
Come pensa che evolverà la situazione a breve?
"I nostri due obiettivi primari sono quelli di garantire la salute dei nostri dipendenti e aiutare la nostra nazione a vincere la guerra. Dall'inizio del conflitto abbiamo dovuto registrare circa 500 perdite tra i nostri 100 mila dipendenti, mentre 7000 di loro si sono arruolati nell'esercito. Il nostro azionista di maggioranza, Rinat Akhmetov, fin da subito mi ha detto "dobbiamo fare qualsiasi cosa sia necessaria per aiutare l'Ucraina a vincere" e Metinvest da quel momento si è impegnata nella fornitura di mezzi di difesa, ripari, ambulanze all'esercito ucraino. Spero che entro la fine della primavera prenda corpo una controffensiva ucraina che permetta di riconquistare quei territori, i russi sono in seria difficoltà". 

Con i vostri stabilimenti in Italia a San Giorgio di Nogaro e Verona avete continuato a lavorare?
"Prima della guerra i semilavorati bramme arrivavano dal nostro grande stabilimento di Azovstal. E le materie prime soprattutto confluivano sui due stabilimenti di San Giorgio di Nogaro e Oppeano vicino a Verona. Ora ci siamo riorganizzati inviando le materie prime dagli Stati Uniti e dall'Ucraina agli impianti di Acciaierie d'Italia a Taranto e loro poi mandano i semilavorati alle nostre fabbriche nel Nord Italia. In questo modo la produzione italiana ha potuto continuare a pieno regime".
E il resto delle lavorazioni come procedono? Metinvest aveva un output di 16 milioni di tonnellate d'acciaio prima della guerra. 
"Compriamo il semilavorato bramma anche da altri fornitori europei, come British Steel e ThyssenKrupp, e così i nostri impianti fuori dall'Ucraina funzionano al 100% della loro capacità. Le altre due fabbriche di acciaio in Ucraina sono attive al 50-70%, mentre per il minerale di ferro siamo al 30-40%. Prima della guerra la nostra produzione di acciaio era arrivata a 16 milioni di tonnellate all'anno, di cui 9 arrivavano da Mariupol e 2,5 milioni erano destinate all'Italia. Ora siamo a 7 milioni di tonnellate in totale e tutto quello che produciamo in Italia viene venduto sul mercato domestico. Oggi a livello di gruppo Metinvest fattura circa 500-600 milioni di euro al mese". 

I russi hanno bloccato i porti creandovi un grosso problema di trasporto, è così?
"Vero, ma ci siamo organizzati con il trasporto via terra, prevalentemente in treno. Tuttavia se si devono raggiungere i mercati del Sud Africa e del Sud est asiatico emerge un grosso problema di costi, praticamente diventano il doppio. Inoltre i russi hanno rubato i nostri prodotti e li stanno vendendo in Russia o in altri paesi". 
Quali altre iniziative potete mettere in campo per facilitare l'operatività del gruppo?
"Stiamo valutando, anche con le autorità locali, la possibilità di costruire un nuovo stabilimento in Italia, sempre vicino a San Giorgio di Nogaro dove abbiamo la sede. Siamo da 12 anni presenti in Italia, Metinvest aveva acquistato la Trametal dalla famiglia Malacalza, e la domanda non manca perché l'Italia è il nostro secondo mercato ed è ancora un importatore netto di acciaio, per circa 5 milioni di tonnellate". 
Non si può parlare di ricostruzione fintanto che la guerra non finisce
"Vero, ma speriamo che finisca presto e poi insieme ai nostri amici italiani ci impegneremo nella ricostruzione. La visita della vostra premier Meloni a Kiev pochi giorni fa è stata rassicurante in questo senso e ci dà molta fiducia".