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Mikheil Saakashvili, dalla Rivoluzione delle rose alla condanna per abuso di potere: la tumultuosa vita dell'ex presidente georgiano

Mikheil Saakashvili durante il processo a Tbilisi, 17 marzo 2022 
Arrestato nel 2021, sconta ora sei anni di carcere. Provato dalla detenzione e da due scioperi della fame, ha dichiarato di essere “vicino alla morte” e accusato i russi di averlo avvelenato. I fatti per cui sconta la pena però non sono le uniche ombre su una carriera politica controversa
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Era il primo ottobre del 2021, quando Mikheil Saakashvili veniva arrestato in Georgia dopo otto anni trascorsi all'estero. Nella notte tra il 28 e il 29 settembre, nascosto in un traghetto merci proveniente dall'Ucraina, all'interno di un camion che trasportava prodotti caseari, l'ex presidente approdava nel Paese che aveva lasciato nel 2013. Ad attenderlo, una condanna in contumacia a sei anni di carcere per abuso di potere. Tra i vari capi d'imputazione, la regia di un brutale pestaggio ai danni del parlamentare di opposizione Valeriy Gelashvili e la promessa di grazia presidenziale nei confronti dei funzionari del ministero degli Interni implicati nell'omicidio del ventottenne Sandro Girgvliani, morto nel 2006 per le percosse ricevute a seguito di una lite in un locale. Un caso, quest'ultimo, che aveva provocato una fortissima reazione civile nella società georgiana: l'uccisione e il tentativo di insabbiamento dell'accaduto da parte delle …

Era il primo ottobre del 2021, quando Mikheil Saakashvili veniva arrestato in Georgia dopo otto anni trascorsi all'estero. Nella notte tra il 28 e il 29 settembre, nascosto in un traghetto merci proveniente dall'Ucraina, all'interno di un camion che trasportava prodotti caseari, l'ex presidente approdava nel Paese che aveva lasciato nel 2013. Ad attenderlo, una condanna in contumacia a sei anni di carcere per abuso di potere. Tra i vari capi d'imputazione, la regia di un brutale pestaggio ai danni del parlamentare di opposizione Valeriy Gelashvili e la promessa di grazia presidenziale nei confronti dei funzionari del ministero degli Interni implicati nell'omicidio del ventottenne Sandro Girgvliani, morto nel 2006 per le percosse ricevute a seguito di una lite in un locale. Un caso, quest'ultimo, che aveva provocato una fortissima reazione civile nella società georgiana: l'uccisione e il tentativo di insabbiamento dell'accaduto da parte delle autorità erano risultate in un diffuso disincanto nei confronti degli ideali democratici della Rivoluzione delle rose, avvenuta tre anni prima, e di cui Saakashvili era stato il leader.

La presidente europeista Salomé Zourabichvili, che negli scorsi giorni si è schierata fermamente con i manifestanti che chiedevano il ritiro della legge sugli “agenti stranieri”, e che all'epoca dei fatti era ministra degli Esteri e decise di collaborare con l'opposizione per fare luce sull'omicidio, aveva dichiarato subito dopo l'arresto del due volte capo di Stato che non gli avrebbe in nessun caso concesso la grazia: “Non dimenticherò mai gli occhi di Irina Enukidze (la madre di Girgvliani, ndr) e di tutti gli altri che invano hanno aspettato che fosse fatta giustizia”.

Un proposito, quello di Zourabichvili, mantenuto saldo fino a oggi e ribadito anche lo scorso 6 febbraio, quando un tribunale ha rigettato l'istanza di libertà provvisoria presentata dal team legale di Saakashvili, che oggi versa in terribili condizioni di salute. Considerati i suoi crimini e le sue dichiarazioni, ha affermato la presidente, “appare prevedibile che se verrà rilasciato diventerà un attivo oppositore” non solo dell’attuale governo”, ma “della reputazione del Paese e, di conseguenza, delle sue possibilità di un futuro europeo”. Per il bene della Georgia, la via d'uscita, ha proseguito Zourabichvili, consisterebbe in “una soluzione umanitaria”, ma è necessario che Saakashvili, sempre proclamatosi innocente e vittima di persecuzione politica, “confessi i suoi crimini una volta per tutte e liberi il Paese e l’opposizione da una condizione di ostaggio, abbandonando la politica”.

Provato dalla lunga reclusione e da due scioperi della fame, Saakashvili, che si trova in ospedale in stato di detenzione, ha dichiarato ieri a Sky di essere “vicino alla morte”. L'ex leader sostiene di essere stato avvelenato, mentre il governo georgiano rigetta ogni responsabilità e afferma che le sue condizioni di salute sarebbero unicamente dovute alla denutrizione. In un'intervista pubblicata dal quotidiano francese Le Figaro, Saakashvili ha accusato “i russi attraverso i loro agenti in Georgia, numerosi tra le forze dell'ordine. Ricordo il giorno esatto in cui sono stato avvelenato, il giorno in cui improvvisamente ho iniziato ad avvertire i sintomi e a partire dal quale la mia salute è peggiorata terribilmente”. Un omone che pesava 120 chili, oggi non arriva a 65: “Se scendo sotto i 60, i medici prevedono insufficienze multiorgano”.

I due fatti per cui è stato condannato in contumacia non rappresentano tuttavia le uniche ombre nella carriera dell'uomo politico. Saakashvili è stato il fautore di un notevole rinnovamento nello Stato del Caucaso meridionale, che ha fatto parte dell'Unione sovietica e, fino al suo arrivo, era dominato da un presidente che rappresentava un prolungamento di quell'esperienza. Campione di un avvicinamento all'orbita euroatlantica, nel corso dei suoi due mandati (tra il 2004 e il 2013) la Georgia ha conosciuto un importante sviluppo economico e, in generale, la modernizzazione di ogni aspetto del funzionamento delle sue strutture. La lotta agli oligarchi, all'evasione fiscale e alla corruzione è stata il mantra delle sue presidenze.

Tuttavia, la democratizzazione non è andata di pari passo. Al contrario, con il passare degli anni si è osservato uno scivolamento verso metodi sempre più autoritari. Nel 2007, la repressione violenta di vaste proteste di piazza che chiedevano le dimissioni di Saakashvili ha provocato oltre 500 feriti. In tre hanno riportato ferite d'arma da fuoco, mentre un uomo è finito in coma a causa delle percosse ricevute dalla polizia. Era il 7 novembre, e quello stesso giorno, il governo ha ordinato un'irruzione negli studi del canale televisivo dell'opposizione Imedi. Le forze dell'ordine hanno distrutto le apparecchiature, fatto stendere a terra i giornalisti e il personale dell'azienda sotto la minaccia delle armi, e li hanno colpiti con i manganelli. Per questi fatti, e per altre accuse di appropriazione indebita di fondi pubblici, l'ex capo di Stato è al momento sotto processo, e rischia tra i cinque e gli otto anni di carcere.

La repressione del 2007, insieme a un grosso scandalo del 2012 che ha mostrato la grande diffusione di stupri e torture nelle carceri ai danni dei prigionieri, spiega l'assenza di supporto nei confronti del leader georgiano da parte della popolazione. “Saakashvili sapeva benissimo che se fosse tornato sarebbe stato arrestato. Credo confidasse in proteste di massa, ma questo non è accaduto”, spiega Mariam Nikuradze, direttrice dell'autorevole e indipendente OC Media, portale di news di base a Tbilisi. “Anche se le persone odiano Sogno Georgiano (il partito al potere, ndr), questo non vuol dire affatto che amino lui, tutt'altro. Una piccola parte della società spera nel suo ritorno, ma la maggioranza della popolazione è assolutamente contraria. La gente non dimentica quello che ha fatto, è un personaggio molto impopolare. Quando ha iniziato il primo sciopero della fame, i suoi sodali hanno immediatamente esagerato nel dire che versava in pessime condizioni di salute. E ora, che si trova davvero in uno stato terribile, la gente non ci crede. O più semplicemente, non lo trova rilevante”. Secondo i sondaggi più recenti, risalenti alla fine del 2022, in vista delle elezioni parlamentari che si terranno il prossimo anno, il Movimento Nazionale Unito (UNM) di Saakashvili, pur essendo il primo partito dell'opposizione, non supererebbe il 12%.

Un'altra ragione che spiega l'impopolarità di “Misha” è legata al conflitto che ha visto la Georgia perdere una guerra lampo con la Russia nel 2008. La miccia è stata il tentativo, da parte di Tbilisi, di riannettere le due repubbliche autoproclamate indipendenti dell’Abkhazia e dell'Ossezia del Sud, che si autogovernano dagli anni Novanta ma internazionalmente riconosciute come territori georgiani. Le forze russe sono venute in soccorso dei separatisti (mentre non si è visto il supporto americano, era l'epoca di George W. Bush, in cui sperava Saakashvili) e da allora stazionano nelle due regioni, minaccia costante alla sicurezza del Paese.

La tumultuosa vita politica di Mikheil Saakashvili si è svolta anche in Ucraina, Paese con cui ha un legame speciale e dove ha compiuto gli studi, insieme a un giovane Petro Poroshenko. Entusiasta sostenitore di Euromaidan, il suo vecchio compagno di università gli aveva donato la cittadinanza ucraina a seguito della rivoluzione che lo ha visto diventare presidente, e nel 2015 lo ha nominato Governatore della regione di Odessa. Ma l'anno successivo, Saakashvili accusò l'ormai ex amico di corruzione, e si dimise. Nel 2017, mentre viveva negli Stati Uniti, è stato privato della cittadinanza ucraina (lasciandolo apolide:aveva perso quella georgiana, poiché la legge vieta la doppia cittadinanza). Due anni dopo, il neoeletto Volodymyr Zelensky gliela restituì.

Proprio Zelensky rappresenta uno dei maggiori sostenitori della liberazione dell'ex presidente georgiano, cittadino ucraino. L'Occidente segue da vicino la questione, e in diverse occasioni ha affermato di considerare lo stato di salute di Mikheil Saakashvili estremamente rilevante per il futuro europeo della Georgia. Una risoluzione del Parlamento europeo lo scorso febbraio ha chiesto il suo rilascio e la concessione della grazia, avvertendo la Georgia di reputare il caso di Saakashvili alla stregua di una “cartina di tornasole” nel contesto dell'impegno del Paese nei confronti del rispetto dei valori europei. Se l'ex presidente dovesse morire in stato di detenzione, il rapporto con Bruxelles sarebbe di certo gravemente compromesso. Irrimediabilmente, con grande probabilità.