Nicaragua, Daniel Ortega ordina la chiusura di nunziatura e ambasciata in Vaticano
di Iacopo Scaramuzzi , di Iacopo ScaramuzziDaniel Ortega ha deciso di chiudere sia la nunziatura apostolica a Managua che l’ambasciata del Nicaragua presso la Santa Sede. La scelta del presidente del Nicaragua arriva dopo che papa Francesco ha commentato il recente arresto di un vescovo nicaraguense facendo un parallelo tra il governo Ortega e le dittature.
"Come la dittatura"
Protagonista del fallito tentativo di dialogo tra Governo e opposizioni nel 2018, con proteste di piazza represse nel sangue, monsignor Fernando Alvarez è stato bersagliato per mesi della repressione del regime sandinista. Accusato dalle autorità di “organizzare gruppi violenti, per destabilizzare lo Stato e attaccare le autorità costituzionali”, il 19 agosto era stato prelevato e messo agli arresti domiciliari. Il presule era nella lista dei 222 oppositori scarcerati a sorpresa da Daniel Ortega e dalla moglie Rosario Murillo, a febbraio, e destinati negli Stati Uniti. Monsignor Alvarez si &egr…
Daniel Ortega ha deciso di chiudere sia la nunziatura apostolica a Managua che l’ambasciata del Nicaragua presso la Santa Sede. La scelta del presidente del Nicaragua arriva dopo che papa Francesco ha commentato il recente arresto di un vescovo nicaraguense facendo un parallelo tra il governo Ortega e le dittature.
"Come la dittatura"
Protagonista del fallito tentativo di dialogo tra Governo e opposizioni nel 2018, con proteste di piazza represse nel sangue, monsignor Fernando Alvarez è stato bersagliato per mesi della repressione del regime sandinista. Accusato dalle autorità di “organizzare gruppi violenti, per destabilizzare lo Stato e attaccare le autorità costituzionali”, il 19 agosto era stato prelevato e messo agli arresti domiciliari. Il presule era nella lista dei 222 oppositori scarcerati a sorpresa da Daniel Ortega e dalla moglie Rosario Murillo, a febbraio, e destinati negli Stati Uniti. Monsignor Alvarez si è però rifiutato di salire sull’aereo, ed è stato condannato a 26 anni e 4 mesi di carcere, nonché privato della nazionalità: i suoi diritti di cittadino sono stati sospesi a vita.
Papa Francesco ha commentato una prima volta questi fatti esprimendo, all’Angelus del 12 febbraio scorso, la propria “preoccupazione” per il vescovo, “a cui voglio tanto bene”, come degli altri prigionieri politici “deportati” negli Stati Uniti. In una intervista concessa al quotidiano argentino La Nacion per i dieci anni di pontificato, pochi giorni fa, Bergoglio ha rincarato la dose: “Abbiamo un vescovo incarcerato. Un uomo molto serio, molto capace. Ha voluto dare la sua testimonianza e non ha accettato l'esilio. È qualcosa che non è in linea con quello che stiamo vivendo, è come portare la dittatura comunista del 1917 o hitleriana del 1935, portare quelle stesse qui, no? Sono una sorta di dittature rozze. O, per usare una bella definizione argentina, guarangas (grossolane)”.
La Chiesa nel mirino
Domenica sera, la decisione di Ortega di sospendere – non interrompere – i rapporti diplomatici con la Santa Sede, con la chiusura delle due rappresentanze diplomatiche. Uffici che, in realtà, erano già ridotti al lumicino: irreperibili da tempo i diplomatici nicaraguensi di stanza a Roma, il nunzio apostolico, monsignor Waldemar Stanislaw Sommertag, era stato espulso dal paese l’anno scorso, e a nulla sono valse le proteste del Palazzo apostolico. Insieme al nunzio anche 18 missionarie dell’ordine di Madre Teresa di Calcutta erano state espulse.
In gioventà rivoluzionario sandinista, Daniel Ortega, al quarto mandato, governa il paese con metodi autoritari ed ha messo da tempo la Chiesa cattolica nel mirino. Oltre alle espulsioni, ha confiscato beni eccelsiastici, ha chiuso emittenti radiofoniche e televisive cattoliche, ha disposto l’annullamento della personalità giuridica di 101 ong legate alla Chiesa ed ha arrestato diversi sacerdoti e religiosi. Ora, senza molte spiegazioni, la decisione di “sospendere” i rapporti diplomatici con il Palazzo apostolico.