PECHINO - Inquadra i suoi sedici minuti di discorso davanti ai quasi tremila delegati nella Grande Sala del Popolo in questa sessione conclusiva dell'Assemblea Nazionale iniziando col ricordare la lotta del Partito comunista per cancellare il "secolo delle umiliazioni" causato dalla prepotenza delle potenze straniere. "Il grande ringiovanimento della Cina è ormai un processo storico irreversibile. La nazione si è rialzata". Xi Jinping chiede ai compagni di avere "fiducia in sé stessi" e nel Partito. Soprattutto segnala, ancora di più, la volontà di un maggior ruolo nell'arena internazionale: da protagonista.
Partecipando "allo sviluppo e alla governance globale". E promuovendo quella Iniziativa di sicurezza che è il nuovo cardine della politica estera, per cercare di spostare l'ordine mondiale verso una visione alternativa a quella americano-centrica. "Ci dedicheremo alla pace, st…
PECHINO - Inquadra i suoi sedici minuti di discorso davanti ai quasi tremila delegati nella Grande Sala del Popolo in questa sessione conclusiva dell'Assemblea Nazionale iniziando col ricordare la lotta del Partito comunista per cancellare il "secolo delle umiliazioni" causato dalla prepotenza delle potenze straniere. "Il grande ringiovanimento della Cina è ormai un processo storico irreversibile. La nazione si è rialzata". Xi Jinping chiede ai compagni di avere "fiducia in sé stessi" e nel Partito. Soprattutto segnala, ancora di più, la volontà di un maggior ruolo nell'arena internazionale: da protagonista.
Partecipando "allo sviluppo e alla governance globale". E promuovendo quella Iniziativa di sicurezza che è il nuovo cardine della politica estera, per cercare di spostare l'ordine mondiale verso una visione alternativa a quella americano-centrica. "Ci dedicheremo alla pace, staremo dalla parte giusta della storia, praticheremo un vero multilateralismo e sosterremo i valori condivisi dell'umanità", dice Xi. Presentando la sua Cina come un pacificatore. E sé stesso come uno statista globale.
Sull'onda del successo dei giorni scorsi per aver fatto sedere al tavolo Riad e Teheran dopo sette anni di gelo diplomatico e che segnala una rinnovata influenza cinese in quel Medio Oriente storicamente terreno americano, Xi vuole allora provare a capitalizzare questo slancio rafforzando le credenziali di Pechino come forza di stabilità globale affidabile, soprattutto agli occhi dei Paesi del Sud del mondo che continua a corteggiare. La prossima settimana, secondo Reuters, andrà infatti dall'amico Putin a Mosca a parlare della guerra in Ucraina: in anticipo rispetto a quanto si vociferava. E, dopo quell'incontro, sostiene il Wall Street Journal, dovrebbe parlare (virtualmente) anche con Zelensky: sarebbe la prima volta dall'inizio dell'invasione russa. In programma anche un viaggio in alcune capitali europee.
Far raggiungere un accordo alle due parti è questione complicata anche perché il documento in 12 punti presentato da Pechino il 24 febbraio è stato accolto con scetticismo dall'Occidente e in parte anche dagli stessi ucraini. E c'è la stretta vicinanza a Mosca che per molti osservatori non gli dà quell'imparzialità necessaria. Xi sa però che questa situazione non può più andare avanti perché lo sta costringendo a camminare su un filo sottilissimo: non mollare Putin ma non arrivare nemmeno alla rottura totale con l'Occidente e rischiare sanzioni.
È la prima volta che Pechino con l'accordo Iran-Arabia interviene così direttamente nelle questioni internazionali, riuscendoci. La Cina ha certamente il proprio tornaconto: quasi la metà del greggio che importa arriva dal Medio Oriente e stabilizzare la regione è cruciale. Inoltre, sia Iran che Arabia Saudita vorrebbero stare nei Brics e, come ha già fatto Teheran, anche Riad cerca di entrare nello Sco (di cui fa parte anche Mosca) sempre più allargato. Questo attivismo, a seconda anche di come andranno le prossime difficili mosse sull'Ucraina, lo aiuta a sostenere la tesi che Washington non deve necessariamente essere al centro delle questioni geostrategiche. E per rendere plastiche le ambizioni di creare un nuovo ordine mondiale alternativo a quello che la Cina definisce occidentale, secondo il Wsj Pechino starebbe pianificando di ospitare entro fine anno un vertice tra Iran e Paesi del Golfo, Arabia Saudita, Bahrein, Emirati, Kuwait, Oman e Qatar.
"La sicurezza è il fondamento dello sviluppo, la stabilità è il prerequisito della prosperità": uno dei passaggi centrali del discorso di Xi. Anche per questo chiede al proprio esercito di trasformarsi in una "Grande Muraglia d'Acciaio". Chiede di raggiungere l'autosufficienza, viste le restrizioni Usa. Su Taiwan, bisogna "opporsi alle attività pro-indipendenza e all'interferenza di forze esterne", ma "promuovere lo sviluppo pacifico delle relazioni", senza mai abbandonare gli sforzi per una "completa unificazione".