Georgia, manifestanti anti-europeisti tolgono dal Parlamento la bandiera Ue e la incendiano
di Luna De Bartolo , di Luna De BartoloLe immagini dei militanti di estrema destra che tirano giù la bandiera europea dall'edificio del parlamento georgiano, nel centro di Tbilisi, e le danno fuoco, stridono violentemente con quelle, ormai celebri, di cittadini comuni pronti a difendere quel pezzo di stoffa blu persino dagli idranti della polizia. E la dissonanza non si ferma qui: da un lato qualche centinaio di individui, tutti uomini, e tutti appartenenti a una formazione radicale, quelli che hanno marciato stamattina su viale Rustaveli; mentre dall'altro erano decine di migliaia le persone, di ogni genere, età ed estrazione, scese in strada la scorsa settimana per reclamare il ritiro di una legge illiberale. Il popolo georgiano, da un lato, un drappello di fanatici rabbiosi, dall'altro.
Responsabili del rogo di oggi sono i membri del Movimento Conservatore, partito di ultradestra registratosi nel novembre del 2021 e affiliato al canale televisivo privato Alt-Info, il megafono della propa…
Le immagini dei militanti di estrema destra che tirano giù la bandiera europea dall'edificio del parlamento georgiano, nel centro di Tbilisi, e le danno fuoco, stridono violentemente con quelle, ormai celebri, di cittadini comuni pronti a difendere quel pezzo di stoffa blu persino dagli idranti della polizia. E la dissonanza non si ferma qui: da un lato qualche centinaio di individui, tutti uomini, e tutti appartenenti a una formazione radicale, quelli che hanno marciato stamattina su viale Rustaveli; mentre dall'altro erano decine di migliaia le persone, di ogni genere, età ed estrazione, scese in strada la scorsa settimana per reclamare il ritiro di una legge illiberale. Il popolo georgiano, da un lato, un drappello di fanatici rabbiosi, dall'altro.
Responsabili del rogo di oggi sono i membri del Movimento Conservatore, partito di ultradestra registratosi nel novembre del 2021 e affiliato al canale televisivo privato Alt-Info, il megafono della propaganda del Cremlino in Georgia. In un Paese in cui essere considerati filorussi equivale a un marchio d'infamia, loro rivendicano la vicinanza a Mosca con orgoglio. Secondo numerosi analisti, attivisti e rappresentanti dell'opposizione, il gruppo gode del favore del governo, che pur mantenendo pubblicamente le distanze, non fa nulla per arginarlo. Da qui, il senso di impunità che li accompagna. “Li conosciamo bene, hanno minacciato e cercato di intimorire diversi nostri attivisti”, afferma Tatusha Arveladze, 24 anni, tra i fondatori di Shame Movement, vasta rete di esponenti della società civile che si battono per rendere la società georgiana più aperta e democratica. “Sono pochi, non rappresentano nessuno, ma sono pericolosi perché lasciati liberi di fare ciò che vogliono. La loro narrativa è la stessa del governo, solo più muscolare”.
Alcune centinaia di persone hanno sfilato indisturbate per le vie di Tbilisi, intonando slogan virulenti e lanciando pietre contro le finestre che espongono le bandiere ucraine, onnipresenti nella capitale georgiana. Un dipendente di una Ong è stato ferito a una mano - con cui si era riparato la testa - da un sasso scagliato dalla strada. I militanti di Movimento Conservatore si sono infine riuniti di fronte al Parlamento, dove è stato loro permesso di rimuovere il drappo europeo dall'edificio simbolo della democrazia georgiana e dargli fuoco. Le forze dell'ordine, presenti, non sono intervenute. I partecipanti all'azione di protesta hanno chiesto di organizzare un referendum sulla normativa contro gli “agenti stranieri” appoggiata dal partito al governo, Sogno Georgiano, e revocata a seguito delle oceaniche manifestazioni di piazza che vi si sono opposte. Il presidente del parlamento georgiano, Shalva Papuashvili, è parso dare la responsabilità delle azioni violente dei militanti di estrema destra ai dimostranti europeisti, dichiarando che “il radicalismo si nutre di radicalismo”. Si tratta dello stesso uomo politico, esponente del partito di maggioranza, che nel sostenere il controverso disegno di legge accusava i donatori occidentali di Onge media di “finanziare l'estremismo” in Georgia.
Schierati vigorosamente dalla parte degli invasori nel conflitto in Ucraina, i componenti di Movimento Conservatore si presentano come strenui difensori del credo ortodosso e dei valori tradizionali, opponendosi con veemenza a tutto ciò che considerano di importazione occidentale, innanzitutto i movimenti per i diritti civili. Nel 2021, in occasione del Tbilisi Pride, la marcia che dal 2019 si tiene ogni anno nella capitale georgiana per chiedere la fine delle discriminazioni subite dalla comunità Lgbtq+, sono stati protagonisti di un brutale pestaggio di massa ai danni degli attivisti e dei giornalisti che coprivano la manifestazione. Decine di persone vennero ferite, e un operatore del canale televisivo locale Pirveli, Lekso Lashkarava, morì a causa delle percosse. Le forze dell'ordine vennero accusate di essere rimaste a guardare, e nessuno, tra gli organizzatori di quello che fu praticamente un pogrom, è stato incriminato. In particolare, l'allora ombudsman georgiano raccomandava di procedere nei confronti del leader della formazione, Zurab Makharadze, e del prete ortodosso Spiridon Tskipurishvili, entrambi in prima fila anche nella dimostrazione di stamani (il religioso si è persino esibito in una preghiera pubblica alla testa del corteo).
Il gruppo estremista è diventato decisamente più attivo dopo lo scoppio della guerra in Ucraina, e proprio la veloce espansione del movimento, fattosi partito mentre la Russia preparava l'invasione del suo vicino occidentale, ha portato numerosi analisti a credere che i finanziamenti gli arrivino dal Cremlino. Agli spettatori di Alt-Info - davvero pochi, in realtà - viene ripetuto che il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha svenduto il suo popolo alla Nato, mentre l'Occidente ha incitato Kiev a intraprendere un'azione militare contro Mosca. E nel contesto della situazione nelle due repubbliche autoproclamate indipendenti dell'Abkhazia e dell'Ossezia del Sud, riconosciute internazionalmente come parte della Georgia ma fin dagli anni Novanta di fatto autonome, i componenti di Movimento Conservatore/Alt-Info ritengono che solo attraverso il dialogo con la Russia sarà possibile riprenderne il controllo. I due Paesi hanno interrotto le relazioni diplomatiche nel 2008 dopo una guerra lampo persa da Tbilisi, che aveva tentato di riannettere i due territori sostenuti militarmente da Mosca.
La “questione russa” rappresenta il più rilevante rischio per la sicurezza del Paese caucasico, e il timore di una nuova guerra, diffuso e fondato, viene spesso usato dal governo in carica per giustificare il proprio operato. Ed è alla base di una retorica che dal 24 febbraio dell'anno scorso si è fatta sempre più antioccidentale. L'accusa fatta all'Europa e agli Stati Uniti di voler trascinare la Georgia in guerra è solo una delle argomentazioni che accomunano il partito di governo, i fuoriusciti di Potere del Popolo - promotori della proposta sugli “agenti stranieri” - e gli estremisti di Movimento Conservatore/Alt-Info.
L'azione di protesta andata in scena oggi è la prova che la revoca dell'impopolare progetto di legge liberticida rappresentava solo una ritirata tattica da parte del governo, come sostenuto da diversi attivisti. La società civile georgiana resta in stato di mobilitazione, decisa a difendere il proprio futuro europeo.