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Honduras stabilirà relazioni diplomatiche con la Cina. Così Pechino cerca di sottrarre alleati diplomatici a Taiwan

La presidente dell'Honduras Xiomara Castro (afp)
Il Paese centro-americano è una delle appena quattordici nazioni che continua ad avere relazioni diplomatiche ufficiali con Taipei e non con la Cina comunista. Presto potrebbero diventare tredici
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PECHINO - "Ho incaricato il ministro degli Esteri di gestire l'apertura delle relazioni ufficiali con la Repubblica popolare cinese". Xiomara Castro, la presidente dell'Honduras, annuncia la svolta diplomatica con un tweet. La Cina sta per strappare un altro alleato a Taiwan: il Paese centro-americano è infatti una delle appena quattordici nazioni che continua ad avere relazioni diplomatiche ufficiali con Taipei e non con la Cina comunista. Presto potrebbero diventare soltanto tredici.

Già durante la sua campagna elettorale la presidente honduregna aveva accennato all'idea di avviare relazioni con la Cina e tagliare i legami con Taiwan, anche se nel gennaio scorso fece una mezza marcia indietro dichiarando di voler mantenere i rapporti con l'isola. Ma la Cina non permette agli altri Paesi di avere contemporaneamente relazioni diplomatiche ufficiali sia con Pechino che con Taipei, che considera parte del proprio territorio da "riunifica…

PECHINO - "Ho incaricato il ministro degli Esteri di gestire l'apertura delle relazioni ufficiali con la Repubblica popolare cinese". Xiomara Castro, la presidente dell'Honduras, annuncia la svolta diplomatica con un tweet. La Cina sta per strappare un altro alleato a Taiwan: il Paese centro-americano è infatti una delle appena quattordici nazioni che continua ad avere relazioni diplomatiche ufficiali con Taipei e non con la Cina comunista. Presto potrebbero diventare soltanto tredici.

Già durante la sua campagna elettorale la presidente honduregna aveva accennato all'idea di avviare relazioni con la Cina e tagliare i legami con Taiwan, anche se nel gennaio scorso fece una mezza marcia indietro dichiarando di voler mantenere i rapporti con l'isola. Ma la Cina non permette agli altri Paesi di avere contemporaneamente relazioni diplomatiche ufficiali sia con Pechino che con Taipei, che considera parte del proprio territorio da "riunificare" alla madrepatria.

"Congratulazioni all'Honduras per la giusta decisione. Speriamo si realizzi", risponde, con un altro tweet, l'ambasciatore cinese in Messico, Zhang Run, il primo a commentare l'annuncio. A seguire le lodi anche dal portavoce del ministero degli Esteri di Pechino. Se l'operazione dovesse andare in porto (e di certo Pechino non ha ragione di ostacolarla) sarebbe un'altra vittoria cinese che in questi ultimi anni si è spesa molto, diplomaticamente ed economicamente, per portare dalla propria parte varie nazioni e isolare Taipei: dal Pacifico al Centro e Sudamerica. Pechino offre quello che Taiwan non ha, o non ha abbastanza: soldi, tanti, per progetti infrastrutturali, investimenti e migliori relazioni commerciali.

Due e mesi e mezzo fa, a margine della cerimonia di insediamento del presidente brasiliano Lula, il viceministro degli Esteri cinese ha incontrato il capo della diplomazia honduregna: un mese più tardi, il 2 febbraio, il governo di Tegucigalpa ha annunciato l'avvio delle trattative proprio con la Cina per la costruzione di una gigantesca diga idroelettrica (Pechino aveva già finanziato con 300 milioni di dollari un'altra diga nel Paese centro-americano due anni fa). 

Il ministero degli Esteri di Taiwan esprime già preoccupazione e chiede all'esecutivo di Castro di considerare attentamente la sua decisione e di non "cadere nella trappola della Cina". L'isola da anni denuncia le azioni di Pechino nell'attirare i suoi alleati con promesse di prestiti massicci. 

Nel 2021 fu il Nicaragua - vicino di casa proprio dell'Honduras - a cambiare casacca e scegliere Pechino: annuncio arrivato nello stesso giorno in cui il Dipartimento di Stato americano imponeva sanzioni a Nestor Moncada Lau, consigliere per la sicurezza nazionale del presidente nicaraguense Daniel Ortega, per la sua presunta gestione di un sistema per far arricchire i membri del governo. Negli ultimi anni (specialmente da quando è salita al potere a Taiwan Tsai Ing-wen nel 2016, che Pechino considera una "separatista") la Cina è riuscita a far perdere vari alleati diplomatici all'isola. Paesi dell'America centrale e dei Caraibi come il Costa Rica, El Salvador (dove sono arrivati 500 milioni di dollari di investimenti), Panama e la Repubblica Dominicana. Operazioni replicate nel Pacifico con le Isole Salomone (con le quali Pechino l'anno scorso ha stretto un patto sulla sicurezza) e le Kiribati, storico "terreno americano". 

Taiwan potrebbe perdere presto anche un altro alleato latinoamericano, il Paraguay, se l'opposizione dovesse vincere le elezioni presidenziali di fine aprile. Il candidato, Efrain Alegre, ha già detto che non ci penserebbe due volte e aprirebbe le porte a Pechino, nella speranza di incrementare le importanti esportazioni di soia e carne bovina.

La mossa della presidente honduregna Castro arriva proprio mentre Tsai si appresta a visitare l'America centrale (con scalo in California per incontrare lo speaker della Camera Usa Kevin McCarthy) con tappe previste in Guatemala e Belize, due Paesi che ancora sostengono l'isola. "La tempistica dell'annuncio ha senso", dice al Financial Times Antonio Yang, esperto taiwanese di America Latina e professore onorario presso l'Università di Difesa Nazionale a Tegucigalpa. "Dal punto di vista di Pechino, è un buon momento per minare gli sforzi di politica estera della presidente taiwanese".