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La mancata gestione Ue dei flussi migratori ci costa 40 miliardi, secondo uno studio

(agf)
Il dossier si concentra sugli effetti di possibili azioni congiunte su confini, visti, asilo
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BRUXELLES - Quaranta miliardi l'anno. Tanto costa la "Non-Europa" nelle politiche migratorie. Per l'Italia significa circa 6 miliardi ogni anno. È uno dei risultati della ricerca svolta dall'Ufficio studi del Parlamento europeo e coordinato da Lauro Panella, che mette in evidenza quanti soldi si potrebbero risparmiare (o guadagnare) se nella gestione di alcuni settori-chiave l'Ue - sulla base dei Trattati vigenti - agisse davvero come soggetto unico e aggregante. E se, quindi, i governi nazionali accettassero di adottare decisioni conseguenti, ad esempio nei Consigli europei. 

Lo studio si concentra sugli effetti che sarebb…

BRUXELLES - Quaranta miliardi l'anno. Tanto costa la "Non-Europa" nelle politiche migratorie. Per l'Italia significa circa 6 miliardi ogni anno. È uno dei risultati della ricerca svolta dall'Ufficio studi del Parlamento europeo e coordinato da Lauro Panella, che mette in evidenza quanti soldi si potrebbero risparmiare (o guadagnare) se nella gestione di alcuni settori-chiave l'Ue - sulla base dei Trattati vigenti - agisse davvero come soggetto unico e aggregante. E se, quindi, i governi nazionali accettassero di adottare decisioni conseguenti, ad esempio nei Consigli europei. 

Lo studio si concentra sugli effetti che sarebbero determinati da azioni congiunte nel decennio 2022-2032 in relazione a materie che non hanno una obbligatoria gestione territoriale. La questione-migranti è una di queste.

Si comincia allora dal capitolo riguardante il controllo dei confini e l'assegnazione dei visti. Il beneficio in questo caso sarebbe almeno di 12,5 miliardi di euro. Un totale composto dalla sorveglianza dei confini (1,65 miliardi) e dai costi inferiori nelle procedure per i visti (10,7 miliardi). Non solo ci sarebbe un impatto anche sul controllo vero e proprio degli ingressi illegali. "Questa azione di rafforzamento  delle frontiere esterne - si legge - potrebbe ridurre il livello di migrazione irregolare e le reti della tratta di essere umani. E potrebbe ridurre del 20 per cento la migrazione irregolare e i suo costi associati".

A questi primi 12,5 miliardi se ne potrebbero aggiungere almeno altri 18,5. Come? Unificando le procedure per concedere l'Asilo. Ossia la protezione per quei migranti che scappano dai loro paesi perché in guerra o perseguitati. "Un ulteriore azione europea - spiega la ricerca - potrebbe essere presa a tutti i livelli della procedura, dalla fase precedente l'arrivo fino all'arrivo, dalla richiesta al periodo successivo" espandendo "il mandato dell'Euaa (l'Agenzia europea per l'asilo)". E "benefici significativi potrebbero essere raggiunti anche in termini di difesa dei diritti fondamentali". I risparmi si concentrerebbero proprio sull'Euaa (oltre 12 miliardi), sull'accesso al lavoro (2,5 miliardi) e nella cooperazione con paesi terzi (circa 2 miliardi). Infine altri dodici miliardi (secondo il rapporto si potrebbe arrivare fin quasi a 15) potrebbero essere ricavati da un miglior coordinamento dei fondi a favore dei Paesi in via di sviluppo. Nel 2020, ad esempio, l'Ue e i 27 Stati membri avevano speso per questa voce oltre 78 miliardi di euro (l'Italia aveva impiegato lo 0,22 per cento del pil, circa due miliardi) . Con una organizzazione "unitaria" ed efficiente si potrebbe risparmiare e anche ottenere maggiori risultati nei Paesi aiutati.

Insomma, secondo il dossier del Parlamento europeo la "non Europa" ha un costo considerevole per le tasche dei cittadini. Un po' più di Europa, invece, potrebbe portare a un risparmio e anche a qualche guadagno.