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Pressing sull'Occidente per revocare le sanzioni agli oligarchi anti-Putin

Il presidente russo Vladimir Putin (reuters)

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Appelli degli oppositori: "Senza una exit strategy, agli imprenditori non resta che compattarsi intorno al Cremlino". Il presidente russo incontra oggi l’élite economica del Paese. Ma alcuni magnati sono pronti a disertare l’appuntamento per prendere le distanze dal regime
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È il giorno della resa dei conti, in senso figurato e letterale. Il presidente russo Vladimir Putin oggi interverrà al Congresso dell'Unione russa degli industriali e imprenditori (Rspp), il cosiddetto "sindacato degli oligarchi" fondato nel giugno 1990, e incontrerà l'élite economica del Paese per la seconda volta dall'inizio del conflitto ucraino.

Il primo incontro, ripreso e mandato in onda da tutte le tv, era avvenuto proprio il 24 febbraio 2022 ad appena poche ore dall'annuncio dell'inizio della cosiddetta "operazione militare speciale" contro Kiev. Putin aveva convocato i più potenti uomini d'affari russi, visibilmente nervosi e colti alla sprovvista dal suo annuncio, ufficialmente per discuterne le possibili ripercussioni economiche.

L'obiettivo reale però era chiaramente un altro: legare a doppio filo il destino dell'élite economica del Paese al suo. Per gli imprenditori pres…

È il giorno della resa dei conti, in senso figurato e letterale. Il presidente russo Vladimir Putin oggi interverrà al Congresso dell'Unione russa degli industriali e imprenditori (Rspp), il cosiddetto "sindacato degli oligarchi" fondato nel giugno 1990, e incontrerà l'élite economica del Paese per la seconda volta dall'inizio del conflitto ucraino.

Il primo incontro, ripreso e mandato in onda da tutte le tv, era avvenuto proprio il 24 febbraio 2022 ad appena poche ore dall'annuncio dell'inizio della cosiddetta "operazione militare speciale" contro Kiev. Putin aveva convocato i più potenti uomini d'affari russi, visibilmente nervosi e colti alla sprovvista dal suo annuncio, ufficialmente per discuterne le possibili ripercussioni economiche.

L'obiettivo reale però era chiaramente un altro: legare a doppio filo il destino dell'élite economica del Paese al suo. Per gli imprenditori presenti quel giorno al Cremlino, l'incontro si rivelò fatale: oggi sono tutti sotto sanzioni. Neppure prendere le distanze dall'offensiva contro Kiev li ha salvati. È quello che è successo ai banchieri Mikhail Fridman e Oleg Tinkov: inclusi nelle liste dei sanzionati, benché tra i pochissimi ad aver condannato apertamente e sin da subito "l'operazione speciale".

Stando al Financial Times, Fridman avrebbe raccolto almeno una decina di lettere a suo sostegno siglate da diversi esponenti di spicco dell'opposizione che ne difendono la reputazione e chiedono la revoca delle sanzioni, tra cui il premio Nobel per la pace Dmitrij Muratov, direttore del giornale Novaja Gazeta. L'insolita mobilitazione a favore di un milionario vicino a Putin ha provocato divisioni all'interno dell'opposizione e costretto Leonid Volkov, braccio destro dell'attivista in carcere Aleksej Navalny, a "prendere una pausa" come capo della Fondazione anti-corruzione che si batte proprio per perseguire oligarchi e funzionari collusi col potere.

Tuttavia, in un intervento pubblicato martedì sull'Economist, Volkov ribadisce che le sanzioni "non dovrebbero punire alcune persone, per quanto sgradevoli e detestabili, ma indebolire il regime di Putin e privarlo di risorse" provocando fratture nell'élite. Per questo ci dovrebbe essere una "exit strategy". Potendo scegliere, sostiene Volkov, molti oligarchi sceglierebbero l'Occidente. In assenza di alternative, invece, "sentono di non avere altra scelta che rimanere a bordo della barca di Putin, anche se sta affondando".

Anche Ilja Jashin, condannato lo scorso dicembre a otto anni e mezzo di carcere, ha ribadito dalla cella la posizione espressa precedentemente in un'intervista con Repubblica: "Considero le sanzioni individuali una leva di pressione sul regime di Putin. "Il precedente di Fridman" potrebbe indicare alle imprese russe una via d'uscita dallo stallo in cui si trovano. Vuoi una possibilità di amnistia? Non aiutare Putin e cerca di fermare l'aggressione militare". E un team di ricercatori del Dartmouth College conferma: le sanzioni individuali, sebbene catartiche, sono state in gran parte inefficaci.

Finora però le obiezioni di oppositori ed esperti non hanno sortito alcun effetto. L'Occidente non ha stabilito un meccanismo per revocare le sanzioni individuali e proprio in questi giorni la Ue si appresta a prorogarle di sei mesi. Come sottolineano molti osservatori, essere inseriti nell'elenco dei sanzionati è attualmente "un biglietto di sola andata" e non offre alcun incentivo a dissociarsi dal regime.

Putin fa leva proprio su questo. Non a caso il 22 febbraio, nel suo discorso sullo stato della nazione, si è rivolto ai magnati che vivono all'estero invitandoli a rimpatriare: "Devono capire che in Occidente sono persone di serie B. Correre in giro con la mano tesa, strisciare, mendicare i vostri soldi, è inutile. Avete bisogno di ricostruire la vostra vita e il vostro lavoro in Russia. Tornate a investire in patria".

Alcuni lo hanno fatto. Altri, benché già sotto sanzioni, temono tuttora di apparire pubblicamente nella stessa stanza insieme al presidente russo. Se l'oligarca Alisher Usmanov si era congedato già a gennaio dal Consiglio dell'Rspp adducendo il suo desiderio di "ritirarsi dal lavoro attivo" e concentrarsi sulla filantropia, alla vigilia del Congresso e dell'incontro con Putin di oggi, oltre 15 imprenditori hanno annunciato le loro dimissioni. Tra loro, il comproprietario di Lukoil Leonid Fedun e l'ex direttore generale delle poste russe ed ex vicepremier Maksim Akimov.

Vogliono "la minor pubblicità possibile", ha spiegato una fonte al quotidiano economico Rbk. E secondo la newsletter russa The Bell guardano tutti con attenzione il dibattito che si è aperto su una possibile "exit strategy" dalle sanzioni. Come scrive Jashin, Fridman potrebbe davvero diventare un precedente per molti.