Drone Usa, la Russia evoca il mitico pilota sovietico Tsymbal
di Rosalba Castelletti , di Rosalba Castelletti"Vasja Tsymbal approverebbe", commenta l'esperto militare Ilja Kramnik sul suo canale Telegram. All'indomani dell'incidente che ha provocato lo schianto di un drone statunitense sul Mar Nero, sono in tanti in Russia a evocare le gesta del pilota sovietico Vasilij Tsymbal.
Il blogger militare Roman Saponkov è stato tra i primi a ricordare che l'esuberante pilota Tsymbal si era distinto per la prima volta mentre prestava servizio in Estremo Oriente. Cercando di cacciar via una nave pattuglia giapponese fuori dalle acque dell'Urss, aveva sorvolato il ponte a quota così bassa da far cadere dal ponte un elicottero giapponese che finì in mare.
Dopo questa impresa, ricorda Saponkov, Tsymbal fu trasferito nel Nord, lontano dai pericoli. Ma è lì invece che il 13 settembre 1987 diventò protagonista di un episodio passato alla storia. Tsymbal sorvolava acque neutre a bordo dell'esemplare numero 36 di un Sukh…
"Vasja Tsymbal approverebbe", commenta l'esperto militare Ilja Kramnik sul suo canale Telegram. All'indomani dell'incidente che ha provocato lo schianto di un drone statunitense sul Mar Nero, sono in tanti in Russia a evocare le gesta del pilota sovietico Vasilij Tsymbal.
Il blogger militare Roman Saponkov è stato tra i primi a ricordare che l'esuberante pilota Tsymbal si era distinto per la prima volta mentre prestava servizio in Estremo Oriente. Cercando di cacciar via una nave pattuglia giapponese fuori dalle acque dell'Urss, aveva sorvolato il ponte a quota così bassa da far cadere dal ponte un elicottero giapponese che finì in mare.
Dopo questa impresa, ricorda Saponkov, Tsymbal fu trasferito nel Nord, lontano dai pericoli. Ma è lì invece che il 13 settembre 1987 diventò protagonista di un episodio passato alla storia. Tsymbal sorvolava acque neutre a bordo dell'esemplare numero 36 di un Sukhoi Su-27, allora ultimissimo caccia sovietico, quando un aereo da ricognizione della Nato P-3B Orion pilotato dal tenente norvegese Jan Salvesen gli si avvicinò e iniziò a scattare fotografie del nuovo velivolo di fabbricazione sovietica.
Tsymbal si avvicinò all'Orion per tre volte, l'ultima così vicino da portargli via circa 11 cm dell'elica del motore destro. Alcuni frammenti si conficcarono nella fusoliera dell'Orion causando una decompressione interna e costringendolo Salvesen a scendere sotto i 10mila piedi di quota e poi a spegnere il motore che iniziava a vibrare per l’elica rotta e, infine, a tornare alla base scortato da due F-16. Il Su-27 invece se la cavò senza un graffio. E da allora il comandante Tsymbal volò con la sagoma di un P-3 dipinta sulla fiancata sinistra del suo aereo per ricordare l’impresa.
Gli autori del canale Telegram Fighterbomber hanno perciò proposto di istituire la "Medaglia Vasja Tsymbal" da assegnare "ai testimoni di ogni sorta di manovre brusche dei vari Reaper e altri velivoli". La versione russa, infatti, è questa. Il drone Usa non è stato abbattuto, si è schiantato.
L'esperto militare Vladislav Shurygin è andato persino oltre proponendo di premiare il pilota del Su-27 che ieri avrebbe provocato lo schianto del Reaper statunitense. "Corrispondenti militari e amministratori di canali Telegram quasi militari si sono uniti e hanno deciso di punire il pilota del Su-27. Per "mancanza di professionalità e rispetto per l'ambiente", a seguito della quale un drone americano MQ-9 Reaper è stato cosparso di carburante ed è precipitato in mare", scrive sul suo canale Telegram ironizzando sulle parole di Ned Price. E continua la boutade: "Il nostro pilota riceverà un milione di rubli e centomila in più da unità di velivoli senza pilota, una tuta, un paio di scarpe e un kit di emergenza. Si promettono anche nuovi buoni orologi".
Il canale Telegram Objasnjaet Readovka si accoda: "Tsymbal non c'è più, ma il suo lavoro continua. Oggi uno dei piloti dei Su-27 disegnerà sulla fusoliera la sagoma di un drone americano MQ-9 Reaper". Ma in un secondo post smorza gli entusiasmi: "Un 'ammaraggio' una tantum di un drone americano non significa nulla. Sì, questo rallegrerà i patrioti per un paio di giorni, ma cosa succederà se domani un altro MQ-9 si avvicinerà alla Crimea o a San Pietroburgo? L'unica via per costringere gli Stati Uniti a fare marcia indietro è comportarsi in modo sicuro e persistente come fanno loro. L'importante non è solo pronunciare l'esistenza di "linee rosse", ma anche difenderne l'osservanza. Sfortunatamente il coinvolgimento degli Stati Uniti nel conflitto in Ucraina è andato così lontano che non abbiamo altra scelta che rispondere alle provocazioni con altre provocazioni".
La versione russa
Se gli Stati Uniti accusano l'aeronautica russa di aver abbattuto un drone americano Reaper, Mosca nega e, anzi, chiede a Washington di fermare i voli "ostili" vicino ai suoi confini. "Presumiamo che gli Stati Uniti si asterranno da ulteriori speculazioni nello spazio mediatico e cesseranno i voli vicino ai confini russi", ha scritto l'ambasciatore russo negli Stati Uniti Anatolij Antonov su Telegram. "Consideriamo apertamente ostile qualsiasi azione con ricorso agli armamenti americani", ha sottolineato, assicurando che "la Russia non cerca lo scontro e rimane aperta a una cooperazione pragmatica nell'interesse dei popoli dei nostri Paesi".
Secondo il ministero della Difesa russo, il Repaer era stato individuato "nell'area della penisola di Crimea", che Mosca considera russa dal 2014, e stava avanzando "in direzione" dei confini della Federazione. Secondo il ministero, il drone stava volando "con i transponder spenti" e aveva violato "la zona del regime provvisorio per l'uso dello spazio aereo istituito per svolgere l'operazione militare speciale" in Ucraina.
È stato intercettato da due combattenti russi che non lo hanno colpito e non lo hanno fatto cadere, ha aggiunto. L'aereo "ha iniziato un volo incontrollato con perdita di quota e ha colpito la superficie dell'acqua", secondo il ministero russo. "I combattenti russi non hanno usato i loro armamenti, non sono entrati in contatto con il drone e sono tornati sani e salvi alla loro base".
Lo ribadisce anche l'esperto militare Aleksej Leonkov, direttore della rivista Arsenale della Patria, interpellato da Moskovskij Komsomolets: "Questo incidente - dice - non porterà a un terzo conflitto mondiale. Gli statunitensi dovrebbero prima presentare le prove dell'abbattimento".