“Italia inaffidabile”, sui migranti l’Ue non crede a Meloni
dal nostro corrispondente Claudio Tito , dal nostro corrispondente Claudio Tito“Fino a che punto ci possiamo fidare dell’Italia sulla questione migranti?”. L’interrogativo è sempre lo stesso. In quasi tutte le Cancellerie, almeno quelle che contano, si riparte sistematicamente da questo dubbio. Germania e Francia in primo luogo. Ma poi anche Austria, Olanda, Danimarca. Su questo terreno è piantata in maniera piuttosto profonda la bandiera della sfiducia nei confronti di Roma. Un sentimento che viene da lontano. Non nasce con questo governo ma che di certo ha avuto un momento di svolta nel 2018. Quando al ministero degli Interni sedeva Matteo Salvini. E quando il leader leghista iniziò ad affossare l’Operazione Sophia – gestita dall’Unione europea - che aveva come obiettivo fermare i trafficanti di esseri umani e trarre in salvo i migranti che rischiavano la morte. Per questo il ricordo di quegli eventi in misura sostanziale condiziona il giudizio anche sull’esecutivo Meloni.
“Fino a che punto ci possiamo fidare dell’Italia sulla questione migranti?”. L’interrogativo è sempre lo stesso. In quasi tutte le Cancellerie, almeno quelle che contano, si riparte sistematicamente da questo dubbio. Germania e Francia in primo luogo. Ma poi anche Austria, Olanda, Danimarca. Su questo terreno è piantata in maniera piuttosto profonda la bandiera della sfiducia nei confronti di Roma. Un sentimento che viene da lontano. Non nasce con questo governo ma che di certo ha avuto un momento di svolta nel 2018. Quando al ministero degli Interni sedeva Matteo Salvini. E quando il leader leghista iniziò ad affossare l’Operazione Sophia – gestita dall’Unione europea - che aveva come obiettivo fermare i trafficanti di esseri umani e trarre in salvo i migranti che rischiavano la morte. Per questo il ricordo di quegli eventi in misura sostanziale condiziona il giudizio anche sull’esecutivo Meloni.
Ed è soprattutto il motivo per cui provvedimenti concreti su questo versante al momento non se ne adotteranno. E nemmeno saranno presi al Consiglio europeo della prossima settimana. Basti pensare che nelle settimane scorse, nel corso di una riunione dei ministri degli Interni dell’Ue, la commissaria Johansson ha anche provato a chiedere al titolare italiano, Matteo Piantedosi, di farle pervenire delle proposte realistiche. Ma non c’è stato niente da fare. Lo stallo, quindi, è permanente. Esattamente come è ferma da oltre due anni nei corridoi del Parlamento europeo e del Consiglio il nuovo Patto sull’Asilo.
Insomma la lista dei “rimproveri” mossi all’Italia è piuttosto lungo. E nonostante la propaganda fatta in queste settimane da Palazzo Chigi, sono proprio quei rimproveri a costituire i veri ostacoli per una misura europea in grado di controllare la migrazione illegale.
Oltre alla “sfiducia”, allora, sulla direttrice Parigi-Berlino c’è un punto che ritorna con cadenza regolare. E rappresenta uno di quei baluardi che a Bruxelles, alla fine, viene considerato insormontabile. La “squadra” meloniana – è il ragionamento che i rappresentanti francesi e tedeschi ripetutamente svolgono – non può pensare di strizzare l’occhio alle politiche antieuropeiste e ai paesi che dentro l’Ue – come l’Ungheria – agiscono come avamposto critico del progetto comunitario e addirittura come quinta colonna della Russia, e poi chiedere il nostro aiuto. Sostanzialmente: non ci si può lamentare del ruolo della Wagner nelle partenze dalla Libia, riconoscere che Mosca utilizza il traffico di migranti come un rubinetto da aprire e chiudere a piacimento, e poi difendere Putin come spesso capita a due importanti partner della maggioranza quali sono lo stesso Salvini e Silvio Berlusconi. Oppure ruotare ogni discussione sul ruolo delle Ong. L’Ue è pronta, dunque, ad aiutare Roma se si accetta un “pacchetto complessivo”.
Cosa si intende? In primo luogo l’indice di molti Paesi è puntato sui cosiddetti movimenti secondari. Ossia il trasferimento di migranti dall’Italia al resto d’Europa. L’accusa è molto chiara: l’Italia non controlla i suoi confini e permette agli extracomunitari entrati illegalmente di raggiungere l’Austria, la Germania, la Francia etc. La risposta italiana è ufficiosamente speculare: se non ci aiutate, continueremo a farlo. Risultato: al momento è impossibile trovare una soluzione.
Anche dopo la tragedia di Cutro, del resto, l’unica misura annunciata dalla Commissione è stata quella di stanziare per il prossimo anno 500 mila euro. Quando ci fu la crisi dei profughi siriani che stava creando un vero e proprio caos in Germania, vennero erogati alla Turchia 6 miliardi. E anche l’altro ieri l’iniziativa della Commissione si è concentrata solo sulle modalità per i rimpatri. Sostanzialmente un intervento proprio per arginare i movimenti secondari. Non solo. I “tecnici” della Commissione che si occupano di politiche migratorie sottolineavano nei giorni scorsi quanto fosse inutile il provvedimento varato pochi giorni fa dal governo italiano centrato sull’aumento delle pene per gli scafisti. Una deterrenza che non avrà alcun risultato su quelle organizzazioni criminali.
E ieri, durante il dibattito al Parlamento sul recente dramma delle coste calabresi, la commissaria Johansson si è limitata a ripetere che è necessario approvare il nuovo Patto sull’immigrazione e ha annunciato che verranno messi a “disposizione percorsi legali per i rifugiati: viaggi sicuri per case sicure" con "ricollocamenti e corridoi umanitari per 50 mila persone nei prossimi due anni”. Cinquantamila in tutta l’Unione. Numeri che si scontrano palesemente con quelli che già raccolti sulle coste italiane.
Perché l’allarme che inizia a risuonare con più vigore, a Roma e a Bruxelles, riguarda proprio il numero di sbarchi che ci potrebbe essere nel nostro Paese durante il 2023. Le proiezioni avvertono che si potrebbe battere il record del 2016. Quando arrivarono 180 mila migranti illegali. Quella soglia, adesso, non è più tanto lontana. E il governo italiano deve scegliere quale politica assumere.