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Xi Jinping presenta l'iniziativa sulla "civilizzazione globale": la risposta cinese al modello occidentale per sedurre i Paesi in via di sviluppo

Il presidente cinese propone un modello di modernizzazione alternativo a quello degli Usa di Biden
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PECHINO - Mandare un messaggio ai Paesi in via di sviluppo del Sud del mondo e continuare a rimodellare un ordine internazionale provando a dargli una forma diversa da quella scolpita finora dagli Stati Uniti. Forte del terzo mandato presidenziale, di un Partito sempre più sotto il suo controllo, del successo diplomatico arrivato con la mediazione tra Iran e Arabia Saudita dopo sette anni di gelo e di un imminente viaggio a Mosca dall’amico Putin a cui dovrebbe seguire pure una telefonata con il presidente ucraino Zelensky (oggi il ministro degli esteri cinese ha parlato con il suo omologo a Kiev per ribadire la posizione di Pechino sull’importanza del dialogo, del negoziato e di una soluzione politica alla crisi), Xi Jinping aggiunge un altro tassello alla visione e al ruolo della sua Cina nell’arena internazionale. Dopo la Via della Seta partita dieci anni fa e dopo quelle iniziative su sviluppo e sicurezza globali lanciate lo scorso anno, il leader cinese s…

PECHINO - Mandare un messaggio ai Paesi in via di sviluppo del Sud del mondo e continuare a rimodellare un ordine internazionale provando a dargli una forma diversa da quella scolpita finora dagli Stati Uniti. Forte del terzo mandato presidenziale, di un Partito sempre più sotto il suo controllo, del successo diplomatico arrivato con la mediazione tra Iran e Arabia Saudita dopo sette anni di gelo e di un imminente viaggio a Mosca dall’amico Putin a cui dovrebbe seguire pure una telefonata con il presidente ucraino Zelensky (oggi il ministro degli esteri cinese ha parlato con il suo omologo a Kiev per ribadire la posizione di Pechino sull’importanza del dialogo, del negoziato e di una soluzione politica alla crisi), Xi Jinping aggiunge un altro tassello alla visione e al ruolo della sua Cina nell’arena internazionale. Dopo la Via della Seta partita dieci anni fa e dopo quelle iniziative su sviluppo e sicurezza globali lanciate lo scorso anno, il leader cinese svela ora un nuovo cardine della sua politica estera da contrapporre “all’unilateralismo” americano: una “iniziativa sulla civilizzazione globale”. Che si baserà sul rispetto reciproco, sulla tolleranza e sull’uguaglianza: un ordine mondiale migliore di cui la Cina si presenta come leader.

Dove centrale è quel concetto di modernizzazione in stile cinese da offrire a quella parte di mondo che da tempo prova a corteggiare. Sfatando il mito che "modernizzazione uguale occidentalizzazione” e che la modernizzazione non è "un brevetto esclusivo" di una piccola manciata di Paesi né tantomeno si può replicare con un semplice "copia e incolla”, ma ogni nazione deve perseguirla “considerando le proprie condizioni e le proprie caratteristiche uniche”. Insomma, diffidate di un unico modello - quello presentato da Washington: ce n’è un altro e noi ve lo stiamo offrendo. 

Rispettare la diversità delle civiltà, sostenere i valori comuni dell'umanità, dare valore alla tradizione e all’innovazione, promuovere congiuntamente solidi scambi e cooperazione internazionali tra i popoli: questi i concetti chiave della nuova iniziativa svelata da Xi in videocollegamento con i leader dei partiti politici di 150 Paesi come Sudafrica, Nicaragua, Russia.

“Nonostante le crescenti tensioni con gli Stati Uniti, le priorità e le direzioni di politica estera del terzo mandato di Xi appaiono più chiare e concrete: raggiungere il Sud globale per plasmare l'ordine internazionale. Attuare queste iniziative è un'altra storia, ma la volontà politica c’è”, commenta su Twitter Moritz Rudolf, analista di questioni cinesi alla Yale Law School. “Penso che molti Paesi possano trovare questa soluzione più attraente rispetto alla cornice ‘democrazia contro autoritarismo’ dell'amministrazione Biden”, sostiene Bill Bishop, autore di Sinocism. 

Dopo tre anni di isolamento da Covid, la Cina si sta riaprendo al mondo. Dal Sudest asiatico al Medio Oriente, dall’Asia Centrale all’Africa fino all’America Latina, Pechino vuole rafforzare la propria posizione sul palcoscenico globale. Lo fa attraverso ad esempio l'Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai (di cui fa parte anche Mosca) presentandosi come partner economico e di sicurezza della regione centro-asiatica, allargato a Paesi come l’Iran e con un’Arabia Saudita che preme per entrarci. Con gli altri Paesi dei Brics (Brasile, Russia, India e Sudafrica). Corteggia le nazioni insulari del Pacifico (vedi il patto sulla sicurezza con le Salomone). In Africa: tra il 2000 e il 2020, gli istituti di credito statali cinesi hanno concesso prestiti per 160 miliardi di dollari ai Paesi africani. In America Latina, dove negli ultimi anni ha sfilato a Taiwan diversi alleati diplomatici. Da ultimo l’Honduras che ha annunciato di voler allacciare relazioni ufficiali con Pechino. Presto potrebbe seguire il Paraguay se alle prossime elezioni vincesse l’opposizione. Sempre attenta a non immischiarsi nelle politiche interne altrui, chiedendo lo stesso in cambio: specialmente su questioni come i diritti umani.