Video del duello sul Mar Nero, le immagini sono la prova di un'azione russa deliberata e ostile
di Gianluca Di Feo , di Gianluca Di FeoQueste sono le vere immagini del duello che sta portando il mondo su un confine di tensione senza precedenti. Le ha diffuse il comando delle forze armate americane in Europa. E mostrano senza ombra di dubbi il comportamento ostile del caccia russo nei confronti del drone statunitense.
Il Sukhoi 27 infatti mentre si avvicina al MQ-9 Reaper comincia a scaricare carburante, creando una densa scia. Poi sorvola il drone. Si ha l’impressione che l’onda d’urto provocata dal caccia sia massiccia: è un bestione da oltre 23 tonnellate, lanciato a mille chilometri l’ora sopra una lenta preda che pesa cinque volte di meno. Dopo quattro minuti ripete l’operazione. E a quel punto la nuvola di idrocarburi ottiene l’effetto desiderato: una patina oleosa si deposita sul visore ottico e acceca il Reaper, letteralmente. Il velivolo infatti viene telecomandato dalla base di Creech, nel deserto del Nevada: l’ufficiale che lo guida si trova in un container …
Queste sono le vere immagini del duello che sta portando il mondo su un confine di tensione senza precedenti. Le ha diffuse il comando delle forze armate americane in Europa. E mostrano senza ombra di dubbi il comportamento ostile del caccia russo nei confronti del drone statunitense.
Il Sukhoi 27 infatti mentre si avvicina al MQ-9 Reaper comincia a scaricare carburante, creando una densa scia. Poi sorvola il drone. Si ha l’impressione che l’onda d’urto provocata dal caccia sia massiccia: è un bestione da oltre 23 tonnellate, lanciato a mille chilometri l’ora sopra una lenta preda che pesa cinque volte di meno. Dopo quattro minuti ripete l’operazione. E a quel punto la nuvola di idrocarburi ottiene l’effetto desiderato: una patina oleosa si deposita sul visore ottico e acceca il Reaper, letteralmente. Il velivolo infatti viene telecomandato dalla base di Creech, nel deserto del Nevada: l’ufficiale che lo guida si trova in un container nei pressi di Las Vegas e a quel punto non può rendersi conto di quello che sta accadendo intorno all’apparecchio. Dispone solo dei dati raccolti dai radar che vigilano sul volo.
La ricostruzione cronologica
La ricostruzione cronologica fornita dal comando Usa è molto dettagliata. Sostiene che due minuti dopo “l’oscuramento” il visore di bordo riprende a funzionare e filma l’elica del motore: nelle immagini appare intatta. Dieci minuti dopo, un jet russo ritorna in azione e si dirige verso il drone. Riprende a scaricare benzina, ricomponendo la nuvola dietro la coda. Poi sfiora il Reaper ancora più da vicino. Due minuti dopo le strumentazioni registrano la collisione. La telecamera smette di trasmettere, probabilmente per effetto della nebbia viscida o forse per la forza dell’impatto. Per un minuto sugli schermi della sala guida c’è il buio totale.
Un duello di 39 minuti
Ci vogliono quasi dieci minuti prima che l’ufficiale negli States riprenda il controllo del visore e riesca a inquadrare il motore, tentando di fare una stima dei danni. Probabilmente, i parametri del volo sono peggiorati, segnalando l’instabilità del Reaper. E si scopre quale è la causa: una delle pale dell’elica è stata danneggiata dall’impatto con il caccia.
Sono passati 39 minuti dal primo contatto con i Sukhoi. Il destino del drone è segnato: in quelle condizioni, non c’è speranza di condurlo verso un territorio “amico”. E viene deciso di farlo precipitare in mare, per evitare che le correnti lo spingano verso la Crimea.
Le ragioni della diffusione del video
Perché è stato diffuso il video? Ieri i colloqui diretti tra i due ministri della Difesa – Austin e Shoigu – a cui è seguita una telefonata tra i due capi di Stato maggiore – Milley e Gerasimov – avevano fatto ipotizzare che ci fosse stato un chiarimento sull’incidente, almeno tra i vertici militari di Stati Uniti e Russia. Martedì, poche ore dopo la caduta del Reaper, Mosca aveva sostenuto che i suoi caccia si erano comportati secondo le regole: il drone con il segnalatore spento puntava verso la Crimea, i jet lo avevano avvicinato per identificarlo – una procedura che prevede una serie di giri intorno all’aereo “sconosciuto” – e il velivolo americano era caduto in acqua. Ieri mattina l’ambasciata russa a Washington era andata oltre, intimando agli Stati Uniti di sospendere le missioni di ricognizione: un’attività che raccoglie informazioni di intelligence, consegnate all’Ucraina e fondamentali per la resistenza sul campo all’esercito invasore. Ma il fatto che i leader delle due forze armate si fossero parlati aveva dato la speranza che i contrasti fossero stati superati.
Il video invece sembra destinato a riaccendere lo scontro. Perché prova una sequenza di azioni deliberate e ripetute, con un intento inconfondibile: causare la distruzione del Reaper. Sono le stesse manovre eseguite spesso nelle sfide ravvicinate della Guerra Fredda, quando gli intercettori sovietici sorvolavano i grandi velivoli spia americani accelerando e virando all’improvviso: in questo modo, generavano un’onda d’urto devastante. Una tecnica che pare essere stata perfezionata con l’aggiunta della scia di carburante, ideata per impedire la gestione a distanza del drone. Insomma, martedì i russi hanno deciso di abbattere il ricognitore statunitense. E infrangere la linea rossa che finora ha sempre tenuto separati i mezzi militari delle due potenze.